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21/03/2021

Scanavino (Cia): ’Declinare il PNRR a progetti di ammodernamento del territorio italiano’

(Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia – Agricoltori Italiani)

Alla vigilia del GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 del prossimo 24 marzo a partire dalle ore 16,15 in diretta streaming sui canali Fb e Youtube di ESG89 e sulla home di CUOREECONOMICO, dedicato al tema: CREDITO, FINANZA & SVILUPPO, abbiamo ascoltato il parere del presidente nazionale di Cia – Agricoltori Italiani, Dino Scanavino.

Il sistema bancario, i vincoli europei, il credito per le pmi del mondo agricolo e agroalimentare, l’equity, il fintech: su tutti questi temi Scanavino, uomo abituato anche a sedere nei Cda di Istituti di Credito nazionali e regionali, ci delinea un quadro abbastanza rassicurante.

La pandemia ha segnato negativamente i fondamentali dell’economia del 2020 e ha compromesso anche il 2021.

I prossimi anni saranno, comunque, determinanti per ridisegnare il Paese e il suo nuovo modello di sviluppo.

Scanavino, il sistema bancario come si è comportato durante questo anno pandemico?

‘In un quadro economico caratterizzato dagli effetti della pandemia, il sistema bancario ha risposto utilizzando in massima parte gli strumenti messi a disposizione dagli interventi emergenziali del Governo, in termini di moratoria dei pagamenti delle rate di mutuo e delle garanzie statali a supporto dei finanziamenti.

Tenuto conto che l’Italia ha registrato nel 2020 una caduta del Pil dell’8,9%, doppia rispetto a quella media del Pil mondiale (-4,4%) e che sono andati perduti 150 miliardi di Pil, 108 mld di consumi, 16 mld di investimenti, 78 mld di esportazioni; si attestano a oltre 2,7 miliardi, per un valore di circa 293 mld, le domande di adesione alle moratorie sui prestiti e superano quota 145 mld le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI.

Le evidenze della Banca d’Italia mostrano che circa i due terzi degli importi delle moratorie richieste e approvate dalle banche da marzo 2020 sono ancora in essere.

Tale percentuale è più elevata per le moratorie di legge rispetto a quelle promosse dagli intermediari o loro associazioni (in ordine 82% e 46%).

Più in dettaglio, le domande provenienti da società non finanziarie rappresentano il 43% del totale, a fronte di prestiti per 188 miliardi.

Per quanto riguarda le PMI le richieste ai sensi del Dl ‘Cura Italia’ (quasi 1,3 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per 153 mld. Le 60 mila adesioni alla moratoria promossa dall’ABI, 17 mld di finanziamenti alle imprese.

Le domande delle famiglie, prestiti per 95 mld di euro. Le banche hanno ricevuto oltre 200 mila domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio pari a circa 94 mila euro.

Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin rivolte alle famiglie hanno raccolto 576 mila adesioni, per circa 27 mld di prestiti.

Sulla base della rilevazione settimanale della Banca d'Italia, si stima che le richieste pervenute agli intermediari per l’accesso al Fondo di Garanzia per le PMI abbiano continuato a crescere, nella seconda metà di febbraio, a 1,62 milioni, per un importo di finanziamenti di quasi 136 miliardi.

Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono complessivamente 1.793.947 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo 2020 al 9 marzo 2021 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 145,3 miliardi di euro’.

PMI e agricoltori, quali scenari si possono prevedere per il 2021 riguardo il rapporto con le banche?

‘Le previsioni non possono prescindere dalla situazione sanitaria nazionale e internazionale e, quindi, dalla capacità di portare a termine la campagna delle vaccinazioni nei termini dichiarati dal nuovo Governo.

L’attività delle banche, in questa fase, continuerà a essere centrata sulle misure emergenziali e, in tal senso, si evidenzia l’iniziativa promossa dall’ABI nell’ambito del Tavolo CIRI che si è concretizzata recentemente in una proposta indirizzata alle istituzioni italiane ed europee sulla disciplina del Temporary Framework.

Scopo di queste iniziative, rispondere alle esigenze di famiglie e imprese e, nello stesso tempo, mantenere alta l’attenzione sulla qualità degli asset delle banche: nel quarto trimestre 2020, le perdite suI crediti sono ritornate ai livelli pre-Covid.

La quota di sofferenze delle banche non ha visto, finora, un impatto significativo, addirittura si registra un calo modesto da settembre 2020, con un minimo del 2,8% secondo il quadro operativo dei rischi del III trimestre dell’European Banking Authority’.

Crede che il Fintech potrà essere un nuovo protagonista del mercato del credito?

‘Nel 2020 le fintech italiane hanno concesso nuovo credito alle piccole e medie imprese per 1,65 mld di euro, con un incremento del 450% rispetto ai 372 mln di nuovo erogato nel 2019.

In aumento anche il numero di nuove imprese italiane clienti del fintech, salite dalle 1.092 del 2019 alle 5.464 del 2020.

La ragione per cui l’Italia segue a fatica l’esempio atlantico e quello di alcuni suoi vicini europei, è senz’altro legato a due questioni: innanzitutto vige una certa sfiducia nei nuovi mezzi e gli istituti tradizionali sono ancora considerati gli unici intermediari di questo tipo di attività.

Tuttavia, il grande limite del mercato del credito fintech, in Italia, è quello delle normative vigenti, che ancora non permettono un sistema contrattuale agevole e che coinvolgono un numero di attori tale da impedire lo sviluppo di piattaforme di erogazione di prestiti’.

Il mercato dei capitali, gli investimenti corporate: secondo la sua esperienza l’Italia è ancora indietro?

‘L'afflusso di capitali sul sistema agroalimentare è una realtà sufficientemente diffusa. In alcuni casi si tratta di fondi di investimento privati, in altre fattispecie, di società di stato che fanno affluire capitali verso aziende in espansione e, in alcuni casi, in difficoltà.

Per l'impresa agricola, l'accesso a capitali corporate o equity, non rappresenta ancora una realtà diffusa, anche se diversi fondi di investimento si stanno avvicinando alle aziende zootecniche della pianura padana e anche alle imprese vitivinicole, in particolare a quelle insediate nelle aree dei grandi vini d'Italia.

Sicuramente, si tratta di un’opportunità da non sottovalutare, soprattutto per le aziende con potenzialità importanti, guidate da giovani e con necessità di capitali pronti per investire’.

Il mondo agricolo è pronto per fare sistema e quindi far crescere dimensionalmente le aziende?

‘Sono anni che lavoriamo e ci confrontiamo all’interno del settore e anche in sedi istituzionali, da quelle più periferiche a quelle centrali, per innescare un cambio di passo nell’approccio al tema della crescita.

Come sosteniamo dal 2019 attraverso il progetto Cia “Il Paese che Vogliamo” il futuro non solo delle aziende agricole, ma del tessuto socio-economico in cui sono inserite, passa per lo sviluppo del territorio.

Quindi, al netto della crisi scaturita dalla pandemia i cui effetti sono chiaramente rilevanti e assai determinanti, non si potrà parlare di crescita del settore senza avere declinato il PNRR a progetti di ammodernamento del territorio e di tutta Italia, che è per lo più fatta di aree interne e rurali.

Parlo di infrastrutture fisiche e digitali, ma anche di servizi alla persona, perché strettamente legati alle potenzialità del mondo agricolo di fare impresa.

A ciò va affiancato un approccio diverso all’imprenditorialità. Fare sistema, lavorare sull’aggregazione di prodotti e processi, oggi più che mai, è cruciale alla tenuta e alla ripresa economica delle attività.

La dimensione non attiene più al singolo, ma al contesto e alla filiera con responsabilità e riconoscimenti. La garanzia di reddito per gli agricoltori resta una priorità e dà prova della validità della formula applicata.

Del resto, come possiamo ragionare in ottica di sostenibilità ambientale, sociale ed economica se non vengono condivisi e ridefiniti obiettivi e impegni.

La singola azienda può davvero poco. E’ il settore, la rappresentanza che deve costruire nel dialogo con le istituzioni e le imprese, soluzioni più adeguate ai tempi che stiamo vivendo.

Cia non si sottrae al lavoro di squadra e ribadisce il ruolo da protagonista che l’agricoltura ha e dovrà avere nella transizione da qui ai prossimi 30 anni’.  

Dalla Redazione di CUREECONOMICO

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