Scende l'occupazione e l'Inail avverte: "Resta allarme sicurezza"

Ancora dati negativi a gennaio soprattutto per Under 34, autonomi e contratti a termine. Il dato sugli infortuni segnala una diminuzione a livello generale ma un aumento in specifici settori, agricoltura e servizi su tutti, con particolare focus sulle donne. Nota della Cei: "Un lavoro dignitoso esige anche un giusto salario e un adeguato sistema previdenziale, che sono i concreti segnali di giustizia di tutto il sistema socioeconomico: si creino le condizioni perché tutti i territori nazionali godano delle medesime possibilità di sviluppo, soprattutto le aree dove persistono elevati tassi di disoccupazione e di emigrazione"
Calano gli occupati in rapporto a dicembre, anche se su base tendenziale si registra ancora un aumento.
L'Istat indica una riduzione di 34.000 unità (-0,1) su dicembre e una crescita di 362.000 unità (+1,6%) su gennaio 2023.
L'occupazione su base congiunturale cala tra gli uomini, gli under 34, i dipendenti a termine, gli autonomi; cresce invece tra le donne e chi ha almeno 50 anni. Il tasso di occupazione scende al 61,8 per (-0,1 punti).
Confrontando il trimestre novembre 2023-gennaio 2024 con quello precedente (agosto-ottobre 2023), si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,4 perce, per un totale di 90mila occupati.
La situazione degli infortuni
Ma a che tipo di lavoro si va incontro? Il tema della sicurezza, dopo i fatti di Firenze è tornato prepotentemente in auge. L'Inail segnala una diminuzione degli infortuni sul lavoro, ma questo non è un dato che consente di abbassare la guardia. Il dato segnala infatti una diminuzione del 26,8 percento sul 2022, ma un aumento del 7,6 sul 2021.
I dati rilevati al 31 gennaio di ciascun anno evidenziano a livello nazionale per il primo mese di quest'anno un incremento rispetto a gennaio 2023 sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati dai 34.248 del 2023 ai 36.414 del 2024 (+6,3 percento) sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l'abitazione e il posto di lavoro, passati da 5.245 a 5.752 (+9,7).
Aumento nel settore agricolo e dei servizi
A gennaio 2024 il numero degli infortuni sul lavoro denunciati ha segnato un aumento del 4,2 percento nella gestione Industria e servizi (dai 30.925 casi del 2023 ai 32.215 del 2024), del 9,1 in Agricoltura (da 1.545 a 1.685) e del 17,7 nel Conto Stato (da 7.023 a 8.266).
L'aumento che emerge dal confronto di mese tra il 2023 e il 2024 è legato sia alla componente femminile, che registra un +3,3 (da 15.131 a 15.631 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +8,9 (da 24.362 a 26.535).
L'incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+6,3) sia quelli extracomunitari (+11,9), mentre i comunitari registrano un calo del 3 percento.
Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all'Istituto nel mese di gennaio 2024 sono state 45, due in più di quelle registrate nel primo mese del 2023, una in meno sul 2022, quattro in più sul 2021, sette in meno sul 2020 e una in più sul 2019.
A livello nazionale i dati rilevati al 31 gennaio di ciascun anno evidenziano per il primo mese di quest'anno, pur nella provvisorietà dei numeri, un incremento rispetto a gennaio 2023 solo dei casi in itinere, passati da nove a 12, mentre quelli in occasione di lavoro sono scesi da 34 a 33.
L'aumento ha riguardato l'Industria e servizi (da 37 a 39 denunce) e il Conto Stato (da 0 a 1), mentre l'Agricoltura passa da sei a cinque decessi. Oltre la metà dei casi mortali (27 su 45) è avvenuto nel Nord con un aumento di 5 casi sullo stesso periodo del 2023.
L'aumento rilevato nel confronto tra gennaio 2023 e gennaio 2024 è legato solo alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da tre a cinque, mentre quella maschile è stabile con 40 decessi in entrambi i periodi.
In aumento le denunce dei lavoratori italiani (da 31 a 32) e comunitari (da 2 a 4), mentre diminuiscono quelle degli extracomunitari (da 10 a 9).
Dall'analisi per classi di età emergono aumenti degli incidenti mortali in particolare tra i 45-54enni (da 9 a 21 casi) e tra i 60-69enni (da 7 a 9) mentre si registrano diminuzioni tra gli under 35 (da 11 a 4) e tra i 55-59enni (da 11 a 7).
"Lavoro sia sicuro per tutti"
Sulla questione interviene anche la Conferenza Episcopale Italiana che anticipa i dettagli del suo discorso per il 1. Maggio.
"Le istituzioni devono assicurare condizioni di lavoro dignitoso per tutti, affinché sia riconosciuta la dignità di ogni persona, si permetta alle famiglie di formarsi e di vivere serenamente, si creino le condizioni perché tutti i territori nazionali godano delle medesime possibilità di sviluppo, soprattutto le aree dove persistono elevati tassi di disoccupazione e di emigrazione", scrivono i vescovi.
"Tra le condizioni di lavoro quelle che prevengono situazioni di insicurezza si rivelano ancora le più urgenti da attenzionare, dato l'elevato numero di incidenti - sottolineano i vescovi - che non accenna a diminuire".
Inoltre, "quando la persona perde il suo lavoro o ha bisogno di riqualificare le sue competenze, occorre attivare tutte le risorse affinché sia scongiurato ogni rischio di esclusione sociale, soprattutto di chi appartiene ai nuclei familiari economicamente più fragili, perché non dipenda esclusivamente dai pur necessari sussidi statali".
Per la Cei "un lavoro dignitoso esige anche un giusto salario e un adeguato sistema previdenziale, che sono i concreti segnali di giustizia di tutto il sistema socioeconomico".
Inoltre "bisogna colmare i divari economici fra le generazioni e i generi, senza dimenticare le gravi questioni del precariato e dello sfruttamento dei lavoratori immigrati. Fino a quando non saranno riconosciuti i diritti di tutti i lavoratori, non si potrà parlare di una democrazia compiuta nel nostro Paese".
La Conferenza episcopale italiana sottolinea ancora che "a questo compito di giustizia sono chiamati anche gli imprenditori, che hanno la specifica responsabilità di generare occupazione e di assicurare contratti equi e condizioni di impiego sicuro e dignitoso".
Ma anche "i lavoratori, consapevoli dei propri doveri, si sentano corresponsabili del buon andamento dell'attività produttiva e della crescita del Paese, partecipando con tutti gli strumenti propri della democrazia ad assicurare, non solo per sé ma anche per la collettività e per le future generazioni, migliori condizioni di vita".
Redazione Cuoreeconomico
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com











