Schneider (Federalberghi FVG): «Estate ok, ma ora i costi sono triplicati. Accesso al credito, problema irrisolto»

(Paola Schneider, presidente di Federalberghi FVG)
La presidente regionale dell’associazione degli albergatori: «Ci aspettiamo un inverno duro, con vacanze più brevi e grandi problemi per far fronte ai rincari. Pagheranno un conto salato le strutture più piccole»
Il settore alberghiero e della ristorazione in Friuli Venezia Giulia e la congiuntura economica. CUOREECONOMICO ne parla con Paola Schneider, presidente di Federalberghi FVG.
Come è andata la stagione estiva e cosa vi aspettate per quella invernale, quali sono le prospettive per l’inverno?
«L’estate è andata abbastanza bene anche se non abbiamo avuto il grande boom per la montagna come l’anno scorso ma comunque i numeri hanno retto bene e per quanto riguarda il mare si sono fatti vivi di nuovo tutti i turisti del Nord Europa.
Le città d’arte sono state molto visitate e le piste ciclabili sono state molto frequentate, infatti la bici è un trend che avanza sempre di più e regala molte soddisfazioni».
«Quanto alle previsioni per l’inverno abbiamo il problema del caro bollette, quindi stiamo ragionando per attuare un piano di lavoro.
Sicuramente ci saranno delle chiusure, aperture ad intermittenza o sospensioni, perché è assurdo pagare l’energia elettrica con costi triplicati.
Stiamo cercando di organizzare un incontro tra gli alberghi per risolvere queste problematiche. La stagione sarà molto faticosa perché questi aumenti mettono nell’incertezza le famiglie che sono molto preoccupate.
L’energia è un bene primario, quindi passano in secondo piano le altre cose, ma dobbiamo capire come sostenere il rincaro dei prezzi».
Il turismo fa da traino alla regione e quindi anche al settore dell’ospitalità. Basta a far fronte ai rincari? Teme che l’inflazione, che toglie potere di acquisto ai cittadini possa penalizzare il settore sul fronte della clientela?
«Purtroppo, nella situazione attuale, il settore del turismo non riesce a fronteggiare tutti i rincari e la politica deve attuare dei politiche per calmierare i prezzi.
Questa è stata la nostra prima richiesta e successivamente abbiamo chiesto di aumentare gli aiuti alle persone per gli alti costi che il mercato presenta».
«Riguardo l’inflazione, i cittadini “taglieranno” quindi tutto ciò in più non verrà considerato dalle persone. Le vacanze ci saranno ma saranno dispendiose e molto più corte, anche se credo che la gente comunque si muoverà perché in tanti cercheranno un momento di evasione.
Le grosse compagnie non avranno molti problemi, ma i piccoli alberghi in montagna dovranno vedere i propri conti in tasca per non sopperire troppe spese».
Il rialzo dei tassi da parte della BCE ha riaperto il problema dell’accesso al credito. Qual è la situazione in quest’ambito?
«Le associazioni degli alberghi hanno avuto sempre problemi di accesso al credito, da molti anni. I conti non quadrano perché purtroppo i bilanci risultano negativi sia per la pandemia da Covid, sia per il conflitto in Ucraina.
Sono cinque anni che abbiamo questi problemi e le banche danno soldi a chi li ha già, mentre restano senza liquidità quelli più svantaggiati ed è un problema che si sta riscontrando sempre maggiormente.
Abbiamo un grosso bisogno di ristrutturare il nostro settore da anni e nonostante la regione operi dei buoni decreti l’accesso al credito rimane sempre un problema.
La situazione coi tassi di interesse aumentati quindi diventa ancora meno positiva, soprattutto per le strutture che hanno svolto lavori dei rifacimenti e hanno dovuto utilizzare i tassi variabili».
La transizione ecologica riguarda anche il vostro comparto: come vi state muovendo?
«Attualmente sul fronte della transizione ecologica abbiamo ottenuto pochi risultati. Quando abbiamo cercato di operare per trovare un modo sostenibile per condurre tutte le nostre attività è scoppiata la pandemia.
Quindi si è fermato tutto e adesso stiamo cercando di recuperare, e per ridurre le spese stiamo utilizzando pannelli solari, invece dei fotovoltaici.
Altri invece operano con l’agricoltura a chilometro zero per ridurre le emissioni di anidride carbonica e coltivano nelle proprie serre questi prodotti per ridurre le spese».
Di Andrea Rizzatello
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