Serafini (Parco 3A): «No a casi come il Prosek, certificazioni digitali per la crescita dell’agroalimentare»

(Marcello Serafini, AD Parco 3A)
L’amministratore delegato della struttura umbra: «C’è voglia di ripartenza: il boom dell’export deve essere uno stimolo per migliorarsi ancora. Blockchain per la tracciabilità del made in Italy»
L’agricoltura italiana è al punto di svolta. Dopo un 2020 straordinario sul fronte della domanda interna ma anche estera, anche per via del lockdown che ha costretto molti in casa, ora c’è da affrontare con slancio la fase di ripartenza.
CUOREECONOMICO ne ha parlato con Marcello Serafini, amministratore delegato del 3A, Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria, di Pantalla, nel comune di Todi.
Siete reduci da Agriumbria, anch’essa ripartita dopo il Covid. Cosa è emerso?
«Soprattutto tanta voglia di tornare a mostrarsi, dopo il periodo difficile della pandemia. C’erano tantissimi espositori, ma soprattutto non era scontato che venisse organizzata visto che in realtà non siamo ancora fuori dal problema.
La Regione ci ha creduto ed è stato un successo, oltre ogni aspettativa. Soprattutto se si tiene conto che veniva indicata come “anteprima”, rispetto all’edizione originale che viene fatta ad Aprile.
Come Parco3A abbiamo aiutato la Regione a gestire lo stand ed abbiamo visto che c’è tanta voglia di ripartire».
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Nel 2020 l’agroalimentare ha fatto segnare 50 miliardi di export. Adesso si sposta il mirino?
«Prima di tutto bisogna lottare per mantenere quote di mercato ed affrontare la concorrenza di altri Paesi che si stanno facendo avanti in maniera importante.
Dobbiamo assolutamente puntare sulla qualità, sulle certificazioni e sulla tutela del made in Italy, il caso Prosek, arrivato dalla Croazia ad imitazione di un nostro prodotto è emblematico.
Noi ci occupiamo di certificazioni agroalimentari Dop, Igp, che garantiscono davvero per esempio che quell’olio è davvero umbro, che quella lenticchia è di Castelluccio di Norcia, che quel farro di Monteleone e così via.
E poi garantiamo il rispetto del disciplinare sul fronte della produzione: questi per noi sono elementi imprescindibili per il futuro».
I soldi che arriveranno dal Pnrr sono legati all’investimento sull’innovazione e sulla digitalizzazione. Come si concilia tutto questo con la tradizione del mondo agricolo?
«Siamo soggetto attuatore delle misure regionali sulla biodiversità del 2001 e proprio dentro Agriumbria abbiamo tenuto un workshop parlando del registro regionale che ormai conta 70 voci fra varietà vegetali e razze animali, presentando l’Atlante delle Diversità, una pubblicazione specifica da noi realizzata.
La biodiversità va assolutamente tutelata e difesa. Quanto all’innovazione tecnologica, in Umbria si sta sviluppando molto.
I trattori col Gps ormai non sono più una novità, mentre è in grande espansione la catena del blockchain per il rafforzamento della tracciabilità dei prodotti. Quelli che già la fanno sono pochi, ma l’interesse è in costante crescita e credo che sarà una delle chiavi del futuro».
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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