mer 29 apr 2026

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Silenzi (CNA Marche): “Il nostro tessuto imprenditoriale mostra un cambiamento in chiaro-scuro. La desertificazione bancaria è particolarmente sentita”

(Paolo Silenzi, Presidente CNA Marche)

Numerosi i cambiamenti e le sfide che la regione Marche si ritrova ad affrontare nell’attuale contesto di riferimento. Il cambiamento del sistema produttivo, la problematica della desertificazione bancaria e l’impegno di CNA Marche per sostenere l’occupazione giovanile ed evitare lo spopolamento delle aree interne. A parlarne è Paolo Silenzi, Presidente CNA Marche.

Calo delle imprese individuali, cosa dicono i dati del Centro Studi Can Marche e in che modo il sistema produttivo marchigiano sta cambiando pelle?

"I dati sulle imprese attive nelle Marche dicono come da anni, ormai, il tessuto delle imprese realmente in attività stia rarefacendosi sistematicamente.

Calano soprattutto le imprese di alcuni settori: in primo luogo del commercio (4milasettecento imprese in meno tra 2019 e 2023) e dell’agricoltura (3mila e cinquecento in meno nello stesso periodo), ma anche delle manifatture (1.865 imprese in meno) e delle costruzioni (1717 in meno).

E sono soprattutto le imprese individuali a diminuire (12.274 imprese attive in meno tra 2019 e 2023) seguite dalle società di persone (2.346 in meno), diminuzioni non certo compensate dall’aumento delle imprese costituite in società di capitali (3.033 in più).

Nello stesso periodo il numero degli occupati nella regione cresce (+1,5%) ma solo per la componente alle dipendenze (+5,7%). Gli occupati indipendenti calano (-11,0% tra 2019 e 2023).

Se si considera che il numero delle imprese di alcune attività di servizio cresce, e si tratta spesso di servizi avanzati, cosiddetti “ad alto contenuto di conoscenza”, si profila per il nostro tessuto di imprese un cambiamento in atto che mostra notevoli chiaro-scuri: in positivo il rafforzamento dimensionale e organizzativo delle nostre imprese, specie di quelle di piccole dimensioni, e l’affermarsi di attività di servizio avanzate (servizi di informazione e comunicazione, attività finanziarie e assicurative, attività immobiliari, attività professionali scientifiche e tecniche, servizi di noleggio e a supporto delle imprese, istruzione, attività artistiche sportive di intrattenimento e divertimento).

Dall’altro lato, in negativo, il venir meno di un tessuto di imprese nel commercio e nell’agricoltura che nei piccoli centri delle aree interne significa ulteriore motivo di spopolamento e caduta dell’attrattività, oltre che venir meno del presidio sul territorio".

Un’altra questione spinosa riguarda la desertificazione bancaria, quali sono le maggiori conseguenze per i cittadini dei comuni coinvolti? Quali soluzioni proponete?

"La progressiva e costante chiusura degli sportelli bancari nei Comuni montani e delle aree interne è un problema di qualità della vita per la popolazione anziana di quei territori ed anche per i commercianti e gli esercenti rimasti in attività. In Italia negli ultimi dodici mesi gli sportelli bancari sono scesi da 19.928 a 11.668 con 3.200 Comuni privi del servizio.

Nelle Marche il problema è particolarmente sentito, con 66 Comuni su 225 senza una banca. Non si può liquidare la cosa, come fa qualcuno, come una questione di costi, diventati insostenibili per tenerle aperte, perché, il volume dei ricavi rende le filiali antieconomiche.

Tralasciando gli extraprofitti incamerati dal sistema del credito negli ultimi anni, significa che bisogna assistere alla desertificazione ed allo spopolamento di interi territori montani, senza fare niente per provare ad invertire la tendenza? Assistendo in silenzio al loro abbandono da parte non solo degli istituti di credito, ma anche alla chiusura di ospedali, uffici postali, sedi delle società di luce e gas? La SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) è solo una sigla o deve prevedere interventi concreti? Noi pensiamo che le aree interne e montane vadano rivitalizzate con impegni precisi da parte delle istituzioni in sinergia con i privati.

Per quanto riguarda le banche sarebbe sufficiente mantenere nei piccoli centri montani, almeno uno sportello ‘leggero’ con un addetto uno o due giorni alla settimana o comunque una cassa continua e uno sportello bancomat.

Per quanto riguarda il 32 per cento delle famiglie che non ha l’home banking, è indispensabile una adeguata alfabetizzazione digitale e finanziaria. Molte di queste famiglie sono formate da anziani, spesso soli, che diffidano dell’home banking perché temono, a ragione, di diventare facili vittime delle truffe on line.

La Cna è d’accordo con quello che sostiene l’UNCEM (Unione Nazionale Comunità Enti Montani): “la chiusura delle banche nei piccoli Comuni è un fatto politico ed un problema istituzionale. Ha effetti sul tessuto economico e sociale dei nostri territori. Non accettiamo risposte sulla bontà dell’home banking.

Ne sappiamo la rilevanza. Ma peraltro, anche dove il digital divide è ancora forte, come nelle Alpi e negli Appennini, non è la risposta vera. E’ una distrazione rispetto al problema.

Le banche che se ne vanno abbandonano pezzi di territori sbattendo le porte in faccia alle comunità, ai correntisti, ai Sindaci e alle imprese. La politica, i partiti tutti, le istituzioni agiscano per frenare la spoliazione d’intesa con i lavoratori, i sindacati, gli amministratori locali”.

Sostegno all’occupazione giovanile, come si impegnano la Regione e Cna a mantenere attivo il tessuto economico del territorio?

"La Regione Marche ha diversi programmi per sostenere l’occupazione giovanile: borse tematiche presso le Botteghe Scuola per facilitare l’ingresso dei giovani nell’artigianato artistico e tipico regionale, borse di ricerca per i giovani laureati disoccupati, promozione dei processi di autoimpiego e autoimprenditorialità con interventi formativi mirati per aiutare i giovani a sviluppare le competenze necessarie per avviare il proprio progetto d’impresa, contributi per l’assunzione.

Sono tutte iniziative che mirano a contrastare l’allontanamento dei giovani dal territorio regionale e a promuovere l’innovazione nelle imprese locali.

Ma tanti contributi da soli non sono sufficienti se non vi sono le condizioni economiche per aumentare l’occupazione giovanile e per incrementare le iscrizioni di nuove imprese dirette da giovani neo-imprenditori.

E qui agisce un’associazione come la CNA che ha tra i propri obiettivi la diffusione dell’imprenditorialità tra le giovani leve, che supporta con una serie di servizi di consulenza che vanno dalla facilitazione nella creazione d’impresa attraverso la redazione di business-plan alla formazione di conoscenze adeguate in materia di finanza e credito, marketing e innovazione.

Ma la CNA delle Marche è impegnata anche sul piano dei rapporti con le istituzioni e i media per sollecitare politiche a sostegno dei settori in difficoltà e delle piccole imprese.

I recenti dati positivi sull’occupazione in ulteriore crescita nonostante la fase di rallentamento dell’economia, dimostrano la capacità del sistema imprenditoriale di piccole imprese di reagire con forza e tenacia a prospettive sempre più incerte.

Ma rimane forte la preoccupazione per le dinamiche dei lavoratori indipendenti, come per alcuni settori fondamentali del nostro tessuto produttivo, come quelli del Sistema MODA, che negli ultimi dieci anni ha perso oltre il 30% di imprese e addetti e che continua a vivere un periodo di grande incertezza".

Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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