mer 29 apr 2026

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Silenzi (Cna Marche): “Ogni anno perdiamo 5mila imprese attive. Investire per stare al passo con la trasformazione”

(Paolo Silenzi, Presidente Cna Marche)

L’impresa marchigiana annaspa da tre anni in un delicato scenario economico che subisce la perdita di circa 5mila attività all’anno. Tra fasi difficili e periodi di trasformazione, investire in tecnologie, formazione, internazionalizzazione e infrastrutture sembra essere la via per continuare a portare in alto la bandiera del Made in Italy

Di seguito l’intervista a Paolo Silenzi, Presidente Cna Marche.

Qual è lo stato attuale del tessuto imprenditoriale delle Marche e come la crisi di alcuni settori tradizionali sta influenzando l'economia regionale?

"Il tessuto delle imprese della nostra regione attraversa una fase difficile, caratterizzata dalla sistematica diminuzione del numero delle imprese in attività. Da tre anni ad oggi, perdiamo circa 5mila imprese attive ogni anno. Lo stock delle imprese in attività nel 2014, dieci anni fa, era pari a oltre154mila imprese; ora siamo a poco più di 131mila.

In dieci anni abbiamo perso più di 22mila imprese, quasi il 15% del totale. In Italia, nello stesso periodo le imprese attive sono calate dell’1,4%, un ritmo di diminuzione dieci volte inferiore a quello delle Marche.  In dieci anni abbiamo perso un quarto delle imprese agricole (da 29,3mila a 21,7mila), un quinto delle imprese manifatturiere (da 20mila a 16mila) e delle imprese di costruzioni (da 22mila a 17,7mila), circa un quarto delle imprese del commercio (da 37,4mila a 28,7mila) e dei trasporti (da 4mila a 3mila).

La crescita del numero di imprese registrata in alcuni settori dei servizi come quelli di informazione e comunicazione, immobiliari, professionali scientifici e tecnici, a supporto delle imprese, dell’istruzione, della sanità e assistenza sociale, delle attività artistiche sportive e di intrattenimento, non è risultata sufficiente a compensare la diminuzione dei settori in difficoltà.

Nell’ambito del manifatturiero la diminuzione delle imprese del sistema MODA (tessile abbigliamento e calzature: oltre 2mila imprese in meno tra il 2014 e il 2024 pari al -33%) e della meccanica nel suo complesso (meccanica, elettronica, veicoli: -15%) ha trainato la diminuzione delle imprese di produzione, calate di quasi 3.900 unità.Tutto questo significa perdita di esperienze imprenditoriali, perdita di occupati e di maestranze qualificate, perdita di tradizioni produttive e competenze sedimentate negli anni.

Se si considera che il numero delle imprese di alcune attività di servizio cresce, e si tratta spesso di servizi avanzati, cosiddetti “ad alto contenuto di conoscenza”, si profila per il nostro tessuto di imprese un cambiamento in atto con aspetti controversi: in positivo l’affermarsi di attività di servizio adeguate ai tempi, in negativo il venir meno di un tessuto di imprese (penso soprattutto, ma non solo, a quelle del commercio e dell’agricoltura) che nei piccoli centri delle aree interne significa ulteriore motivo di spopolamento e caduta dell’attrattività, e nelle aree montane della regione coincide con il venir meno del presidio sul territorio, caratterizzato spesso da equilibri ambientali assai delicati".

Quali strategie la CNA Marche ritiene essenziali per sostenere le piccole e medie imprese del territorio nel contesto delle trasformazioni globali, come la transizione ecologica e digitale?

"Quella delle Marche è un’economia di trasformazione, che trae ricchezza soprattutto dalla capacità di offerta manifatturiera, variegata e orientata su più fronti, dal made in Italy alle produzioni ad alto valore aggiunto della nautica di lusso e delle fasce premium dell’automotive.

Se queste capacità si attenuano, ciò significa perdere competitività sui mercati interni ed esteri, e ridurre la capacità della regione di produrre ricchezza. In un periodo come l’attuale riteniamo necessario investire nelle tecnologie e nella formazione, nell’internazionalizzazione e nelle infrastrutture: sono queste le linee di recupero per fronteggiare una trasformazione che da ecologica e digitale, si configura come culturale e sociale".

Come vede il futuro del mercato del lavoro nelle Marche, e quali misure considera necessarie per creare occupazione stabile e frenare la perdita di competenze causata dalla fuga di giovani?

"La CNA delle Marche valuta con attenzione i programmi regionali per sostenere l’occupazione giovanile: borse tematiche presso le Botteghe Scuola per facilitare l’ingresso dei giovani nell’artigianato artistico e tipico regionale, borse di ricerca per i giovani laureati disoccupati, promozione dei processi di autoimpiego e autoimprenditorialità con interventi formativi mirati per aiutare i giovani a sviluppare le competenze necessarie per avviare il proprio progetto d’impresa, contributi per l’assunzione.

Tutte iniziative che mirano a contrastare l’allontanamento dei giovani dal territorio regionale e a promuovere l’innovazione nelle imprese locali. Ma le politiche regionali e i contributi da soli non sono sufficienti se non vi sono le condizioni economiche per aumentare l’occupazione giovanile e per incrementare le iscrizioni di nuove imprese dirette da giovani neo-imprenditori: per questo la CNA ha tra i propri obiettivi la diffusione dell’imprenditorialità tra le giovani leve, supportata da una serie di servizi di consulenza che vanno dalla facilitazione nella creazione d’impresa attraverso la redazione di business-plan alla formazione di conoscenze adeguatein materia di finanza e credito, marketing e innovazione.

La CNA delle Marche è impegnata anche sul piano dei rapporti con le istituzioni e i media per sollecitare politiche a sostegno dei settori in difficoltà e delle piccole imprese".

Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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