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13/12/2022

Sorani (Confartigianato Firenze): “Su Pnrr manca informazione. Incentivi per sostenibilità e gender gap”

(Alessandro Vittorio Sorani, presidente di Confartigianato Firenze)

Il presidente della sezione fiorentina della confederazione: “Non solo per noi, ma in tutta Italia, fiscalità e burocrazia sono ostacolo alla crescita dell’impresa. E bisogna investire fortemente sulla formazione per le giovani generazioni”

Burocrazia non fa rima con impresa, di conseguenza il settore artigiani lamenta le difficoltà per l’accesso ai fondi del Pnnr. Ne soffrono di più le imprese edili.

La ricaduta qui analizzata volge in intero sulla città metropolitana di Firenze, che rallenta a causa di un precorso emergenziale-sanitario complicato fonte di chiusure come altrove e che, come altrove, si vede la strada sbarrata dal freno statale dell’amministrazione.

Si evince la divisione concettuale di fattori contrastanti al centro del dibattito pubblico: il lavoro c’è ma non ci sono i lavoratori, la disoccupazione e la povertà ci sono altrettanto, ma il reddito di cittadinanza non funziona come dovrebbe funzionare.

Con Alessandro Vittorio Sorani, presidente di Confartigianato Firenze, scopriamo il parametro a cui le imprese delle altre grandi città d’Italia possono fare riferimento, riflettendo su un contesto economico florido, seppur in difficoltà.

Come intendete relazionarvi a livello regionale e centrale per favorire l’attività dei confederati, anche in termini di indennizzi a fronte del caro bollette?

Il dialogo con la Regione e con il Governo è costante attraverso i nostri livelli regionali e nazionali. È chiaro che le iniziative principali partono dal nazionale, che dialoga direttamente con il Governo, unica vera realtà in grado di contribuire in maniera significativa al caro bollette.

Il nostro supporto è continuativo e si sostanzia nel fornire dati e informazioni reali sulle crescenti difficoltà dei nostri iscritti”.

C’è l’idea di attuare dei corsi per la formazione delle professionalità più ricercate? E c’è un’intenzione di favorire l’occupazione in questo senso e in vista dei cambiamenti che attengono al reddito di cittadinanza?

La nostra agenzia formativa propone costantemente percorsi di formazione tesi all’inserimento lavorativo e non solo alla creazione di impresa.

Purtroppo, dal 2020 in poi, causa Covid, l’attenzione verso percorsi di formazione è fortemente calata. A fronte di percorsi altamente professionalizzanti si riscontra un calo di interesse che si concretizza in minori iscrizioni rispetto al passato.

Il territorio fiorentino è una realtà in cui il lavoro non manca, anzi, è la forza lavoro in molti settori a venire meno: si pensi alla pelletteria, gli accessori per la moda, alla logistica, come ai settori della filiera del turismo.

Il territorio si è distinto negli anni per essere un bacino di eccellenza in questi settori per la capacità della sua manodopera, elemento che vediamo a rischio a medio termine”.

Come accogliete la flat tax, condono fiscale e sgravi vari, inseriti nel disegno di legge della legge di bilancio 2023 per i possessori di partita Iva e Pmi? Sono sufficienti o si poteva fare di più?

“È indubbio che flat tax, abbassamento del cuneo fiscale e tutto ciò che serve per rendere più facile il fare impresa è per noi positivo. Oltre la questione fiscale, rimane però aperta nel nostro territorio la questione burocratica.

Gli adempimenti costituiscono oggi uno dei veri limiti allo sviluppo dell’impresa. È chiaro, non è che non ci debbano essere, ma l’auspicio è che siano meno, più semplici e veloci.

Fiscalità e burocrazia sono un limite alla crescita dell’impresa, ma sono anche un freno al mantenimento dell’impresa al suo stato attuale in termini operativi e dimensionali”.

Cosa lamentano in particolare i vostri confederati? Quali sono i settori che vanno meglio a Firenze e quali quelli che necessitano di maggiore osservazione?

“È chiaro che la lamentela più grande verte sui due temi sopra citati: fisco e burocrazia. A livello territoriale c’è poco altro da segnalare, data la fortuna in un territorio che tutto sommato tiene da un punto di vista economico, grazie anche all’importante apporto del turismo.

Per quanto riguarda i settori che vanno meglio, preme evidenziare quel mondo dell’alto artigianato artistico che si rivolge principalmente ad una clientela straniera ed è quindi favorito dall’alto impatto turistico post Covid.

I settori che invece lamentano una maggiore difficoltà sono quelli legati al settore dell’edilizia, dato che la questione bonus costantemente in ridefinizione rischia di far saltare un settore che si è trovato negli ultimi anni a vivere letteralmente una bolla economica”.

Quante imprese vi hanno lasciato a causa di inflazione, caro bollette e pandemia? E quale è il numero totale degli iscritti all’oggi su Firenze? Può commentare anche un eventuale risentimento degli associati inerente alle suddette contingenze?

“Fortunatamente le imprese che hanno lasciato Confartigianato negli ultimi due anni sono poche. Non ci hanno lasciato per situazioni di crisi, visto che alla fine il numero di imprese che ha deciso o dovuto chiudere è molto inferiore rispetto a quanto diffuso dai tanti media.

Quei pochi che ci hanno lasciato lo hanno fatto per questioni legate a prese di posizione da parte della nostra associazione sulla questione green pass.

Confartigianato nelle sue varie declinazioni ha sempre avuto un atteggiamento governativo, fatto di ferma adesione alle leggi dello Stato e alla loro applicazione.

Alcuni, pochi, avrebbero gradito un comportamento più sfidante nei confronti del Governo, non comprendendo però che determinate questioni fanno parte dello scenario politico e non della normale dialettica tra Governo e Rappresentanza.

Al momento attuale Confartigianato conta circa seimila imprese iscritte sul territorio fiorentino, con una percentuale pari circa al 50% proveniente dal settore edilizia e impiantistica”.

Cosa deve fare Firenze per aumentare la sua competitività con le altre città europee?

“Firenze deve fare dei grandi passi in avanti verso la contemporaneità, cercando al tempo stesso di avere ben chiaro le proprie radici e la propria storia. L’ossessiva narrativa legata al Rinascimento è obsoleta, deviante e anacronistica.

Firenze ha bisogno di diventare una città moderna sotto il profilo delle infrastrutture, dell’offerta turistica e al tempo stesso deve comprendere che è una meta per turisti e investitori perché ancora percepita di dimensioni umane.

È per questo che a nostro avviso il concetto di Firenze artigiana deve guidare il ripensamento di un centro storico ormai svuotato di persone e funzioni.

Chi amministra la città deve comprendere che Firenze ha molti competitor, città di dimensioni analoghe in Europa, che stanno sempre di più diventando attrattive, sia sotto il profilo turistico che di investimenti. Se in Italia fare impresa è difficile ed il dialogo con la Pubblica Amministrazione complesso, qui lo è ancora di più”.

Cosa chiedete alla Regione e al Governo?

“In merito a quanto detto precedentemente chiediamo principalmente un’accelerazione dell’attivazione di infrastrutture utili per far si che il territorio sia connesso e raggiungibile.

Chiediamo aiuti concreti per i giovani che vogliano attivare attività di impresa e un taglio netto alle procedure burocratiche che bloccano la nascita dell’impresa e affossano le imprese esistenti”.

Le imprese si sono organizzate molto per far fronte all’aumentata richiesta grazie ai Bonus edilizi, come hanno reagito le vostre Pmi ai cambiamenti imposti dal governo?

“I vari cambiamenti che si sono susseguiti sulla questione bonus hanno portato un grande caos soprattutto nelle piccole imprese.

Una Pmi ha difficoltà a monitorare cambiamenti normativi e legislativi e ha difficoltà a adeguarsi ad essi; la stabilità e la chiarezza normativa sono sempre d’aiuto.

In questo senso dobbiamo dire che l’operato nei nostri uffici preposti è stato fondamentale per la sopravvivenza delle imprese del settore”.

Sostenibilità ambientale e inclusione di genere nell’impresa, pensate che queste due tematiche siano abbastanza implementate fra i vostri confederati? Come pensate di sostenerli in questo tipo di progresso?

“Sostenibilità e inclusione sono due temi cruciali in questa fase, ma estremamente difficili da scaricare a terra e rendere concreti in imprese che hanno uno/due dipendenti, come la maggior parte delle imprese sul territorio fiorentino.

È curioso come in un’epoca in cui ci sono bonus per ogni acquisto o azione manchino incentivi proprio su due elementi verso i quali si spinge di più.

Attualmente vediamo il rischio che queste tematiche rimangano riflessioni alte senza ricaduta concreta. A medio termine vediamo il rischio dell’entrata in vigore di leggi e normative che troveranno le nostre imprese non pronte nella comprensione”.

Ci sono più di 157 milioni di euro disponibili da fondi europei per la Città metropolitana. I vostri associati si sentono pronti a sfruttare gli aiuti del Pnnr?

“Purtroppo, in questa fase le informazioni riguardanti i fondi del Pnnr sono nebulose ed estremamente poco chiare, anche per l’associazione stessa. Manca assolutamente chiarezza sulle possibilità di intervento.

Più volte abbiamo chiesto chiarezza in merito e vedere che l’Italia è il fanalino di coda nell’utilizzo di questi fondi è elemento di rabbia, perché sono mancanze che non sono dovute alla mancanza di capacità progettuale, ma alla mancanza di informazione”.

Come vivono l’accesso al credito le Pmi di Firenze?

“Penso che la situazione dell’accesso al credito sia comune a tutto il territorio italiano. Ovvero di un’estrema difficoltà anche in questo caso legata ad elementi burocratici.

Da anni ormai il sistema creditizio ha smesso di rivolgersi alle piccole imprese, avendo come interlocutore solo classi dimensionali molto più grandi.

Il nostro ufficio credito affronta il tema con difficoltà, vista la poca vicinanza del settore bancario all’interesse verso il mondo della piccola impresa”.

Di Andrea G. Cammarata
(Riproduzione riservata)

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