Spedale (Assovini): «Vitivinicolo settore di eccellenza, ma il caro-prezzi rende difficile l’imbottigliamento»

(Salvo Spedale, presidente di Assovini)
Il presidente dell’associazione: «Materiali ed accessori per immettere sul mercato le bottiglie sempre più difficili da reperire. Manca anche manodopera, colpa del reddito di cittadinanza. Il nuovo Governo tuteli di più la filiera»
Nonostante le problematiche nazionali dovuta all’instabilità di governo e il conflitto in Ucraina, il mondo del wine italy vive un periodo florido.
La siccità ha inciso e inciderà sulle produzioni, ma il settore resta un’eccellenza. Salvo Spedale, presidente di Assovini, realtà che si occupa anche della promozione della cultura del vino, parla a CUOREECONOMICO di transizione ecologica, caro energia, Pnrr e difficoltà nel reperimento di lavoratori.
Come arriva il settore alla vigilia della vendemmia? Prevedete cali produttivi dovuti alla grande siccità oppure verrà prodotta la stessa quantità come negli anni precedenti?
«Il settore vinicolo rappresenta un fiore all’occhiello nel palcoscenico enologico italiano e guardando anche alla situazione all’estero gli stranieri conoscono molto bene il nostro vino, quasi meglio di noi, che magari beviamo senza conoscere il contenuto della bottiglia.
La siccità ovviamente comporta cali di produzione, dovuti alla precoce maturazione dell’uva, quindi il frutto raggiunge prima del dovuto lo sviluppo completo e gli acini rimangono poveri di liquido tendendo a seccarsi.
Purtroppo in alcune zone abbiamo registrato anche temperature molto alte, dove il ciclo produttivo per la carenza d’acqua viene compromesso».
Il conflitto tra Ucraina e Russia sta causando l’aumento dei prezzi e delle materie prime. Quali problemi avete riscontrato nelle vostre aziende?
«La guerra coinvolge tutti i reparti produttivi, soprattutto quei comparti che sono più soggetti al bisogno di materie prime e anche nel settore vinicolo l’impennata dei prezzi sta comportando grosse problematiche.
Questo arriva proprio dall’aumento dei prezzi perché occorre impiegare costi maggiori riguardo le risorse energetiche e anche l’acquisto di materie prime è diventato molto difficile.
Tutti gli accessori per l’imbottigliamento adesso sono merce rara e sono difficili da reperire al momento del bisogno per la produzione finale».
Riguardo alla manodopera, avete avuto problemi nel reperimento di personale sia per la vendemmia, sia per il lavoro che svolgete durante l’intera annata?
«Purtroppo sì, perché il settore vinicolo ha la peculiarità di svolgere la propria mansione in funzione dei cicli vegetativi, quindi nel periodo della potatura e soprattutto della vendemmia la manodopera resta una risorsa determinante e sono state diverse le aziende che hanno lamentato la carenza di personale.
Il motivo deriva anche dagli aiuti che offre lo stato come il reddito di cittadinanza perché molti ne approfittano per ovviare ad un’attività comportando di riflesso complicazioni nella ricerca di operai».
Il made in Italy è ancora sinonimo di grande eccellenza all’estero e nel mondo?
«Assolutamente sì, perché è un brand universalmente conosciuto a livello internazionale e sono più gli stranieri ad essere informati del nostro territorio e dei suoi prodotti, quindi oltre alla moda, al turismo e alla tecnologia, la sezione alimentare e soprattutto quella enogastronomica rappresenta un fiore all’occhiello della nostra cultura.
Nonostante il momento attuale, stiamo vivendo una situazione florida e l’Italia rimane in auge, perché tutti vogliono venire ad osservare le nostre bellezze».
Quali sono le misure che state adottando riguardo la transizione ecologica? Come si crea una filiera vinicola sostenibile? Il cambiamento climatico cambierà la filiera?
«Devo partire con una premessa, per confermare che le aziende vinicole hanno già una transizione ecologica nel proprio dna, quindi i suoi processi produttivi sono sempre all’ordine del giorno anche per stare al passo dei cambiamenti della società.
Il verde, la natura e l’agricoltura sono sempre grandi priorità per creare una filiera vinicola sostenibile, favorendo la produzione e rispettando l’ecosistema.
Tutto questo si traduce nei confronti degli imprenditori nel dover rispettare alcune rigide regole, perché chi utilizza prodotti chimici e agrofarmaci deve adoperare prassi austere.
Il cambiamento climatico invece è sempre stato al centro dell’attenzione, e dall’inizio della rivoluzione industriale ha innescato per colpa dell’uomo sempre più maggiori quantità di anidride carbonica generando l’effetto serra».
Recentemente, il commissario Ue Gentiloni ha parlato del Pnrr, dicendo che bisogna proseguire in quella direzione e non invece ripartire da zero. Qual è la sua opinione a riguardo e cosa chiedete al governo?
«Il Pnrr è una soluzione alla crisi: l’Italia partecipa in maniera molto importante e questo programma permette in maniera utile di realizzare grandi progetti di innovazione compresa anche la transizione ecologica.
Condivido la tesi del ministro perché sostiene delle decisioni con piani di lavoro all’avanguardia e chi ha intrapreso questo percorso deve continuare a perseguirlo.
Infine, chiediamo al mondo politico una maggiore attenzione nella sezione vinicola per rendere sempre più prestigioso il brand italiano nel mondo».
Di Andrea Rizzatello
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