Terzulli (Sace): “Rialzo dei tassi si fa sentire, ma imprese italiane sono forti ed a grande vocazione export”

(Alessandro Terzulli, capo economista di Sace)
Il capo economista di Sace a CUOREECONOMICO: “L’export tiene perché l’industria italiana è ben posizionata lungo le catene del valore e fornisce prodotti a forte valore aggiunto, ma occorre guardare sempre avanti e diversificare i mercati. Cresce il numero delle imprese che investono sul green perché hanno capito quanto è fondamentale per restare competitivi”
L’export è da sempre il motore economico delle imprese italiane e ogni anno fa segnare numeri da record. Soprattutto in questa delicata fase della messa a terra dei progetti del Pnrr e in un momento in cui l’Italia deve fare i conti con rincari ed inflazione, sapere come internazionalizzare nel modo giusto è fondamentale.
Oltre a figure come quella dell’export manager, è fondamentale per le imprese avere al fianco realtà che le sostengono sul piano delle coperture economiche ed assicurative. A questo pensa Sace, società controllata dal ministero dell’Economia e che si occupa della protezione degli investimenti.
Con il capo economista di Sace Alessandro Terzulli, CUOREECONOMICO fa il punto sullo stato di salute delle imprese, con un grandangolo puntato verso l’internazionalizzazione e l’export
L'export è il maggior punto di forza dell'economia italiana, soprattutto in questa fase. Cosa può cambiare in questo momento col rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce? C'è il rischio che si abbassi la propensione all'internazionalizzazione ed in generale all'investimento?
“Il rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce si sta riflettendo in un restringimento delle condizioni finanziarie, con implicazioni negative sulla dinamica dei prestiti bancari alle imprese, che iniziano peraltro a essere visibili, come dimostrano i recenti dati di Banca d’Italia e sugli standard creditizi applicati.
Questo inevitabilmente potrà causare un rallentamento della domanda di investimenti privati, che però potrà essere compensato in parte dal Pnrr, inclusi quelli per finanziare progetti di internazionalizzazione.
Inoltre, l’euro sta riguadagnando terreno nei confronti del dollaro a fronte di una convergenza di politica monetaria tra le due sponde dell’Atlantico, per cui è ragionevole attendersi un relativo peggioramento della competitività di costo delle nostre esportazioni.
Ciò non deve però allarmare: le imprese italiane possono contare su fattori di forza strutturali, che hanno consentito al nostro export di registrare un’ottima performance nonostante i recenti shock di portata straordinaria, ovvero: il forte posizionamento lungo le catene globali del valore; l’aumento del numero di imprese medio-grandi, caratterizzate da una maggiore vocazione esportatrice e resilienza a shock; e la ricomposizione dell’export su segmenti di prodotto di qualità e a maggiore valore aggiunto”.
La guerra in corso sta cambiando anche gli scenari economici e i riferimenti commerciali. Un imprenditore italiano che decidesse oggi di investire, dove può farlo con meno rischi? Avete un quadro della situazione relativamente alle perdite che le imprese italiane che investivano in Russia ed Ucraina stanno avendo a seguito dell’inizio del conflitto?
“Il conflitto e le sanzioni internazionali hanno da un lato indebolito l’economia russa, dall’altro, come è stato evidenziato più volte durante l’ultimo anno, hanno impattato anche su quelle economie che avevano relazioni strette con Mosca: dalle forniture di materie prime, energetiche e non, alle vendite oltreconfine, gli scambi commerciali hanno risentito del contesto geopolitico.
Sebbene la Russia prima del conflitto accogliesse solamente l’1,5% dell’export italiano, questo mercato ha rappresentato negli anni una importante destinazione per i beni Made in Italy, in particolare di alcuni settori.
Nel 2022 infatti si è registrata una flessione del 23,7%, pari a 1,8 miliardi di euro in meno rispetto al 2021. In particolare settori come la meccanica strumentale o il tessile e abbigliamento hanno riportato una forte contrazione delle vendite.
Anche il nostro export verso Kiev è inevitabilmente crollato: -40,9%, equivalente a circa 790 milioni in meno. La dinamica futura dipenderà fortemente dal proseguo del conflitto e dal successivo piano di ricostruzione.
La diversificazione dei mercati è la scelta sempre più appropriata per poter cogliere le opportunità che geografie diverse possono offrire: dall’India al Vietnam, ai Paesi del Golfo, ma anche Brasile e Messico, Paesi che mostrano non solo resilienza, ma soprattutto dinamicità, con domanda in crescita e contesto geopolitico stabile”.
Il Governo, con il Dl Semplificazioni di luglio 2020, ha identificato Sace come attuatore del Green New Deal italiano e avete già sostenuto centinaia di progetti per oltre 8 miliardi a sostegno della transizione green del Paese. Quali sono i trend che riscontrate?
“La sostenibilità ambientale non è solo una questione etica: è sempre più una leva per la competitività delle imprese.
In questo contesto Sace, nel suo ruolo di attuatore in Italia del Green New Deal Europeo dal 2020, supporta le imprese italiane, soprattutto Pmi, con garanzie green a finanziamenti di progetti domestici che hanno la finalità di agevolare il passaggio verso un’economia a minor impatto ambientale, integrare i cicli produttivi con tecnologie a basse emissioni e promuovere una mobilità sostenibile.
Dall’inizio dell’operatività ad oggi abbiamo sostenuto circa 350 progetti dal valore totale di oltre 8 miliardi di euro.
Il trend che riscontriamo è che le imprese italiane stanno già facendo il salto di qualità in termini di investimenti in sostenibilità. Eravamo abituati a parlare di transizione ecologica al futuro, oggi è un percorso in atto e ne parliamo al presente.
E notiamo che le imprese stanno intraprendendo questo percorso per costruire resilienza, essere più solide e restare competitive. In questo contesto è necessario continuare sempre a innovare e innovarsi e valutare anche fattori come il rischio climatico e la transizione energetica.
Sace, in collaborazione con Fondazione Enel, ormai da alcuni anni realizza un indicatore di rischio riguardante il cambiamento climatico e alcuni score collegati al contesto di benessere sociale e alla transizione energetica all’interno della Mappa dei Rischi e delle Opportunità, un mappamondo interattivo online aggiornato ogni anno per le imprese che esportano e investono nel mondo in circa 200 mercati esteri”.
Sul fronte costruzioni-investimenti green, come stanno andando e qual è il trend? Anche alla luce del superbonus e del supporto che Sace sta dando a supporto di queste imprese
“Lo scorso anno l’indice del volume della produzione delle costruzioni in Italia ha segnato un aumento significativo del 12,7% rispetto al 2021, e ben superiore a quello della media dell’Area dell’euro che si è fermato a +2,3%.
In aggiunta, Istat ha rilevato che il valore aggiunto in volume delle costruzioni è stato di +20,7% nel 2021 e +10,2% nel 2022.
Gli incentivi fiscali in ottica di efficientamento energetico hanno sostenuto la ripresa della domanda per le costruzioni, estesa a tutti i comparti.
In questo contesto con Garanzia SupportItalia Sace ha ampliato gli strumenti per le esigenze di liquidità delle imprese italiane del settore edile che operano nell’ambito.
A ciò si aggiungono anche i progetti varati nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che sostengono gli investimenti pubblici e tramite le riforme, anche quelli privati, in infrastrutture green e digitali.
Anche il 2023 si è aperto con un buon andamento, grazie alla crescita tendenziale del volume della produzione delle costruzioni pari a +5,9% registrata a gennaio”.
Di Emanuele Lombardini
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