Trivelle, scontro Zaia-Gava: "Danni a territorio e turismo". "No, sono sicure"

(Luca Zaia e Vannia Gava)
Il presidente della Regione Veneto si schiera contro l'ipotesi di riaprire i giacimenti in Adriatico: "Zone fragili già danneggiate dalle azioni degli anni 50". La sottosegretaria alla sicurezza energetica: "Basta con la sindrome Nimby: sono necessarie"
Il Governo, per bocca della presidente del Consiglio Giorgia Meloni riapre alla possibilità di nuove trivellazioni nelle acque italiane per sfruttare i giacimenti di gas nel sottosuolo, ma è già scontro.
Il primo esponente politico a schierarsi contro è Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. Intervistato dal Corriere della Sera, l’esponente leghista parla di “coerenza” visto che si era opposto già in occasione del referendum del 2016.
A suo giudizio c'è un'osservazione oggettiva: "Gli esiti della subsidenza in seguito alle trivellazioni degli anni'50 sono stati imponenti e devastanti".
Nessuno può verificare i rischi
Zaia, ha sottolineato come la gente del Veneto sia “inquieta”, ha argomentato il no, spiegando che “la mia non è una posizione ambientalista né ideologica”, ricordando di essere favorevole ai rigassificatori, invitando ad approfittarne e a sfruttarne al massimo le potenzialità.
Relativamente alle trivellazioni, il timore del leghista è che i risultati delle nuove perforazioni non siano evidenti prima di tre o quattro anni. Non solo: sostiene che bisogna fare i conti con la verifica dei danni.
"Il problema però è che noi di prove ne abbiamo già fatte, e il combinato disposto tra morfologia e fragilità del territorio ha dato esiti pessimi", ha dichiarato.
Zaia sottolinea che occorrerebbe una commissione che certifichi i rischi con sicurezza. Il presidente del Veneto si è detto “assolutamente consapevole della crisi energetica in corso", ma ha voluto sottolineare che "non si può passare sopra a questioni assolutamente serie in nome della ragion di Stato".
In tal senso ha ricordato che nel Polesine "è stato un disastro colossale", rimarcando che sarà complicato "dipanare le perplessità di una comunità che ha già pagato un conto salato per quello che è stato".
Turismo a rischio
Zaia ha poi sottolineato come le trivellazioni potrebbero penalizzare l’industria del turismo veneta, il cui fatturato è per metà portato dalle spiagge e porterebbe effetti ambientali “devastanti per il turismo e balneazione in un raggio amplissimo".
Gava: trivelle necessarie e sicure
Il “no” di Zaia apre uno scontro interno alla Lega, visto che il sottosegretario all’Ambiente e sicurezza energetica, Vannia Gava, è del suo stesso partito ed invece spinge per riavviare le trivelle.
In una intervista a Libero, Gava spiega che le trivelle sono necessarie e sicure: “È necessario diversificare gli approvvigionamenti ed è assurdo vietare per motivi ideologici di estrarre il nostro gas - spiega - Teniamo presente che, a poche miglia di distanza, la Croazia si approvvigiona dello stesso gas. Il beneficio in questa situazione di crisi energetica mondiale è massimo. Si tratta di garantire forniture certe al tessuto industriale. E di garantirle a prezzi calmierati e ragionevoli”.
No a sindrome “NIMBY”
Per Gava il governo assicurerà “massima trasparenza nelle procedure e massima attenzione alla tutela ambientale. Ma diciamo no alla sindrome NIMBY (l’acronimo inglese che sta per “Not in my back yard”, ossia: non nel mio cortile, ad indicare l’opposizione ad un’operazione di grande impatto su un territorio vicino agli interessi quotidiani ndr)”.
E aggiunge: “La subsidenza nella costa adriatica è monitorata dagli anni ’70. Continueremo a farlo e chiederemo agli operatori una grandissima attenzione alla protezione dell’ambiente”.
Si preannuncia battaglia sul tema in seno al Governo visto che si è detto contrario anche Roberto Calderoli, altro leghista, ministro per gli Affari Regionali e le autonomie.
Redazione Cuoreeconomico
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