mar 28 apr 2026

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TURISMO. Il "rootista", una nuova risorsa per il turismo italiano. Chi è e perchè rappresenta un'opportunità

Discendenti di emigrati, zaino in spalla e tanta curiosità di scoprire e riscoprire i luoghi della propria storia familiare. È l'identikit del "turista delle radici", abbreviato con l'espressione più internazionale di "rootista". L'espressione coniata dall’indagine condotta da SWG per Confcommercio-Imprese per l'Italia e presentata nel convegno organizzato da Confcommercio Toscana e Italea Toscana, il programma lanciato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale all’interno del progetto PNRR e finanziato da NextGenerationEU

Le degustazioni dei cibi tradizionali accompagnano gli incontri con i parenti lontani alternati alle visite ai luoghi significativi della famiglia. Qualche ricerca preliminare negli archivi online e così il viaggio nella storia dei propri antenati diventa un'opportunità preziosa per il turismo italiano. 

"Non si pensa spesso alla Toscana come terra di emigrazione – ha detto il presidente della Toscana Eugenio Giani, presente al convegno insieme all'assessore al Turismo Leonardo Marras - Altre regioni hanno certo numeri maggiori". A metà Ottocento si stimano circa 230mila toscani che lasciarono la regione in cerca di opportunità migliori. "I figli, nipoti e bisnipoti di quei migranti, con la Toscana nel cuore, potrebbero oggi tornare a visitare la Toscana diffusa dei loro avi, i suoi borghi pittoreschi, le dolci colline, le isole e le montagne. Una scommessa ed un’opportunità. Un viaggio del cuore a ritroso – ha proseguito Giani – Dalla Scozia alla Francia, dalla Lunigiana, alla California, Argentina e Brasile dove tanti sono i lucchesi, dall’Australia che fu scelta da numerosi elbani. Li aspettiamo”.

Un turismo piuttosto romantico ma in grado di generare un'ingente ricchezza economica ai nostri territori. Il "rootista" infatti resta in media 12-15 giorni nel nostro Paese, con un budget fra i 3.000 e i 5.000 euro comprensivo di volo, soggiorno, pasti, trasporti e attività. Viaggia in coppia o in famiglia e privilegia soggiorni in piccoli hotel, B&B o case vacanza nei borghi di origine. 

Secondo Giovanni Maria De Vita, responsabile del progetto per la Direzione Generale Italiani all’Estero – MAECI, Il turismo delle radici "è una risposta all’overtourism: chi viene è interessato a vivere un’esperienza diversa. Viene per visitare i nostri piccoli borghi ma anche per vivere le tradizioni di quei luoghi di cui tanto ha sentito parlare".

"I turisti delle radici sono mossi dall’amore e dal rispetto per l’Italia - aggiunge il presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano, che è anche vicepresidente vicario nazionale dei pubblici esercizi Fipe Confcommercio - nulla di più desiderabile come antidoto a quel turismo di massa che è diventato ormai insostenibile in tante grandi città italiane”. 

Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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