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27/05/2024

Unione europea e Pmi, alle prossime elezioni tra fiducia e incertezza

Nell’Unione europea, esistono circa 25 milioni di PMI che fino ad oggi hanno prodotto 100 milioni di posti di lavoro (due terzi del settore privato) e generano circa il 56% del PIL comunitario e, come tutti i cittadini europei, anche gli imprenditori di piccole e medie realtà il prossimo 8 e 9 giugno voteranno per il rinnovo del Parlamento europeo

Ma con quale sentimento guardano alle politiche di Bruxelles? Secondo un’indagine di I-AER, Institute of Applied Economic Research, il 70% dei titolari di PMI italiane avverte che l'Unione Europea sia distante dalle loro realtà quotidiane, indicando una mancanza di connessione tra le politiche europee e i bisogni imprese locali.

Se le attività legate alla manifattura e alla tecnologia mostrano fiducia nell’Ue, il settore dell’agricoltura resta uno dei più scontenti, nonostante il 31% del bilancio comunitario venga destinato alla Politica Agricola Comune (PAC).

Anche in continuità con i progetti legati al Pnrr, solo il 24% degli imprenditori vede la trasformazione digitale come una priorità, e solamente il 26% delle imprese ha in programma di investire in data analytics per supportare decisioni strategiche, mentre il divario con la media Ue per l'intelligenza artificiale e l'e-commerce è rispettivamente del 2% e del 5%.

Sul fronte della sostenibilità, solo il 39% delle imprese italiane ha adottato misure concrete per ridurre il proprio impatto ambientale e solo il 23% degli imprenditori lo considera una priorità.

Dall’indagine emerge che oltre alla difficoltà a adottare nuove tecnologie, le barriere normative e burocratiche mettono in difficoltà le imprese e tanti intervistati auspicano maggiore armonia fra le norme statali e europee.

Comunque il 66% degli imprenditori si dichiara favorevole all'Unione Europea, evidenziando una sottostante volontà di collaborazione e partecipazione e il 57% degli imprenditori auspica un ruolo più ampio per il Parlamento europeo, segno che prevale il desiderio di maggiore coinvolgimento nel contesto istituzionale.

Redazione Cuoreeconomico
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