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23/06/2022

Uniti (Figisc Confcommercio): «Carburanti, il petrolio c’è ma il prezzo sale: i correttivi non siano sulle spalle dei gestori»

(Paolo Uniti, Segretario Generale Nazionale Figisc)

Il segretario dei benzinai: «Le dinamiche internazionali fanno il prezzo, ma la guerra non c’entra. Il cambio di accisa è stato un prelievo ai distributori. Costo non sostenibile per le famiglie e i gestori, anche chi ha grandi macchine fa 10 euro di benzina»

Caro-Carburanti, l’analisi dei gestori di impianti. CUOREECONOMICO ne ha parlato con Paolo Uniti, Segretario Generale Nazionale della Figisc (Federazione italiana gestori di impianti stradali carburanti) aderente a Confcommercio.

Segretario, i prezzi tornano a salire: che sta succedendo?

«La Verde è passata da 1,80 a cifre sopra i 2 euro. Questo è un costo non sostenibile per le famiglie, ci si muove meno e la categoria va in sofferenza.

Nessuno riesce a capire fino in fondo le dinamiche, in Europa si dà la colpa alla guerra per qualsiasi cosa. Non c’è una guerra nel Golfo, paese dove ci sono i pozzi.

Il petrolio russo aveva una incidenza residuale prima della guerra e tuttora non sposta gli equilibri. Del resto lo importiamo da altri paesi come la Libia o Kazakistan.

Se parliamo di gas capisco, ma l’ascesa del prezzo dei carburanti è difficile da comprendere. Ci sono dinamiche di mercato internazionale che portano al rialzo.

Va chiarito che non c’è carenza di materia prima. Ci sono però forti tensioni e un contesto in cui India e Cina chiedono più petrolio».

Il Governo aveva calmierato i prezzi, quali correttivi ora?

«Il cambio dell’accisa ha penalizzato i distributori. Ogni operatore ha perso circa 7-8000 euro nel momento del cambio. Hanno acquistato il prodotto prima, con i valori della vecchia accisa e un bene che da un giorno all'altro valeva meno.

Al Governo chiediamo aiuti perché le stazioni svolgono un'attività necessaria e importante. Siamo anche in un momento in cui i tassi di interesse sono saliti e non è facile avere liquidità.

Non dobbiamo stupirci se a Milano centro sono rimasti pochi distributori, una situazione che si replicherà in altri contesti. E i costi energetici sono elevati anche per noi».

Inflazione e consumi, cosa notate?

«Aumentato le persone che vengono in stazione carburanti, ma è diminuita la spesa media del cittadino italiano. C’è chi viene per mettere 5 euro, oggi vediamo anche conducenti di macchine importanti fare 10 o 15 euro».

Come uscirne?

«Speriamo che ci siano correttivi a livello centrale e che per i cittadini diminuisca la spesa per il carburante, ma non sulle spalle dei gestori. Non c’è stata compensazione con la riduzione dell’accisa: è stato come un prelievo agli impianti.

Noi siamo l’ultimo anello della catena e a chi parla di “furbetti della pompa” diciamo che sono pochissimi casi tra 12 mila impianti italiani».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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