Visco a Nagel: "L'aumento della volatilità richiede un approccio cauto sui tassi"

(Ignazio Visco, governatore Banca d’Italia)
Monito del presidente di Bankitalia che risponde a quello della Bundesbank sulle decisioni Bce: "Bisogna trovare il giusto equilibrio fra il rischio di fare troppo e troppo poco"
Data l’accresciuta volatilità dei mercati finanziari, dopo le crisi innescate dalla Silicon Valley Bank e dal Credit Suisse “le future decisioni di politica monetaria della Bce dovranno essere guidate da un approccio basato sulla cautela, anche nella prospettiva della stabilità finanziaria”.
Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco nel suo intervento per la 95.edizione dell'International Atlantic Economic Conference.
“Questo non significa che la politica monetaria sarà sottoposta alla dominanza di bilancio, piuttosto il contrario”, ha aggiunto.
Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, nei giorni scorsi aveva invece espresso posizioni allarmistiche sul rischio di “fiscal dominance”, cioè sul fatto che la politica di bilancio della banca centrale subisca una crescente pressione dai rischi legati agli eccessivi debiti pubblici, finendo per abbassare la guardia sulla lotta inflazionistica.
Interconnessione fra prezzi e stabilità finanziaria
Secondo Visco, al contrario, un approccio improntato alla cautela “riflette semplicemente il fatto che la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria sono strettamente interconnesse, come indica chiaramente anche il recente calo delle aspettative di mercato”.
E questo spiega anche perché sulle banche servano “regole e vigilanza efficaci: sono salvaguardie dalle crisi”, ha detto.
Visco ha ripetuto che dopo i rialzi già operati ai tassi ora il Consiglio direttivo Bce ha rafforzato la dipendenza dai dati sulle future decisioni.
E che bisognerà trovare “il giusto equilibrio” tra due rischi opposti: “quello di fermarsi troppo presto” sui tassi di interesse, che rischierebbe di rendere l’inflazione persistentemente alta e, così, di influenzare i processi di fissazione dei salari, e invece il rischio opposto, di “inasprire eccessivamente le condizioni monetarie”, che avrebbe ripercussioni rilevanti per attività economica, stabilità finanziaria e, in definitiva, per gli sviluppi di medio termine dei prezzi.
Redazione Cuoreeconomico
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