Vogrig (Legacoop FVG): “Cooperative in difficoltà col credito dopo aumento dei tassi”

(Michela Vogrig, presidente di Legacoop Friuli Venezia Giulia)
La presidente di Legacoop Friuli Venezia Giulia a CUOREECONOMICO: “Abbiamo registrato forti riduzioni della capacità di investimento, anche per il fatto che le Pmi del settore sono a bassa patrimonializzazione. Sulle comunità energetiche impegno forte ma navighiamo a vista. Il Pnrr manca di misure in alcuni settori chiave, che adesso soffrono. Non abbassare la guardia sulla qualità dei servizi offerti”
Il settore cooperativo, che si basa su un modello di economia sociale non speculativa, può dare un contributo fondamentale alla crescita dell’Italia.
Questo paradigma operativo - incentrato sulla valorizzazione del territorio e sulla coprogettazione - rappresenta” infatti una carta vincente per affrontare al meglio le sfide della sostenibilità, integrando la dimensione economica, ambientale e sociale.
A sottolinearlo è Michela Vogrig, presidente di Legacoop Friuli Venezia Giulia, che ha spiegato a CUOREECONOMICO come le imprese del territorio abbiano da tempo intrapreso percorsi virtuosi di transizione ecologica e digitale, puntando sulle comunità energetiche rinnovabili e su un approccio globale all’innovazione tecnologica.
Vogrig ha inoltre sottolineato come la pandemia, la crisi energetica e ora l’aumento del costo del denaro abbiano avuto un impatto importante sul mondo cooperativo del Friuli Venezia Giulia, che si è mostrato estremamente resiliente in questa fase economica particolarmente complessa.
Veniamo da una fase complessa che ha visto prima la pandemia, la crisi energetica, l’aumento del costo delle materie prime e ora un aumento dei tassi dei mutui. Come questo scenario ha impattato sulle imprese del settore cooperativo del territorio?
“Questo scenario ha aggravato una situazione che era già molto pesante per le aziende del territorio. Nella nostra regione abbiamo prevalentemente piccole e medie imprese e anche le cooperative, fatta eccezione per alcune realtà più grandi e strutturate, ovviamente hanno subìto i contraccolpi di questa situazione complessa.
In particolare, se ci focalizziamo sul tema dell’aumento del costo del denaro, emergono forti difficoltà in termini di accesso al credito, una situazione legata anche al fatto che le cooperative sono imprese a bassa patrimonializzazione.
Nello specifico, l’aumento dei tassi di interesse è andato a incidere sulla capacità delle imprese di fare investimenti. Ciò rappresenta un grosso problema in una fase, come quella attuale, in cui la competitività si gioca proprio su questi aspetti.
Tuttavia, a livello generale, possiamo affermare che la situazione del nostro settore non è particolarmente negativa e che il mondo cooperativo si è mostrato estremamente resiliente”.
Questa situazione quali effetti sta avendo sui percorsi di transizione ecologica e digitale delle imprese cooperative del territorio? In generale a che punto siamo da questo punto di vista? E’ stata compresa l’importanza di affrontare in modo mirato le sfide legate alla sostenibilità e alla digitalizzazione?
“Il sistema cooperativo rappresenta già per sua natura un soggetto che riserva particolare attenzione alla sostenibilità e all’importanza di declinare in modo integrato le tre dimensioni legate a questo tema: quella ambientale, quella economica e quella sociale.
Questi temi sono inscritti nel Dna del nostro settore, che ha iniziato ad affrontare queste questioni molti anni fa, ben prima che diventassero una moda. C’è una sensibilità importante da parte delle imprese, siamo molto avanti in quest’ambito.
Ovviamente, man mano che si alza l’asticella e si presentano nuove sfide da affrontare, è necessario accelerare i percorsi di transizione ecologica. Noi lo stiamo facendo, stiamo investendo moltissimo ad esempio sulle comunità energetiche rinnovabili.
Recentemente, ha aperto a Udine il primo sportello di tutto il Friuli Venezia Giulia per il pubblico dedicato alle Comunità energetiche rinnovabili. A realizzarlo è stata la società cooperativa Benefit Part-Energy di Udine, cooperativa Benefit associata a Legacoop Fvg.
Si tratta di una realtà che ha fatto da apripista a livello nazionale e che vuole rivestire il ruolo di aggregatore per diverse realtà impegnate nella realizzazione delle comunità energetiche.
Un elemento d’orgoglio per la cooperativa è poi la recente delibera della Corte dei Conti che ha dato il suo primo storico “sì” in Italia alla costituzione di una Comunità Energetica in forma cooperativa a partecipazione pubblica proprio a Part-Energy e al Comune di Fontanafredda (Pordenone).
Oltre a questo progetto si può citare anche quello di Lignano Sabbiadoro (Udine) che vedrà la collaborazione di durata triennale tra Enea e Part-Energy per la costituzione della prima comunità energetica rinnovabile “balneare” d’Italia.
In generale quello delle comunità energetiche è un ambito in cui stiamo navigando a vista, anche a causa delle criticità legate allo sblocco dei decreti attuativi.
Per noi dare un supporto tecnico alle nostre imprese associate su questo tipo di iniziative ha un valore particolare, in quanto è un’iniziativa in linea con quella che è la nostra mission, ovvero la promozione di modelli produttivi e di consumo sostenibili, basati sulla creazione di reti comunitarie.
In questo senso le comunità energetiche rappresentano anche un’importante opportunità per affrontare tematiche legate alla povertà energetica e intervenire sulle diseguaglianze”.
Se invece passiamo alla transizione digitale qual è la situazione?
“Anche in questo caso, si tratta di un percorso avviato già da diversi anni, che ha portato alla costituzione della Fondazione Pico, un progetto di Legacoop realizzato con il contributo di Coopfond che ha l'obiettivo di favorire e sostenere i processi di digitalizzazione dell’imprese cooperative.
E’ infatti un dato oggettivo che le realtà medio piccole abbiano dei gap importanti da colmare in quest’ambito. Nello specifico accompagniamo le imprese con percorsi di innovazione mirati, che vanno dall’acquisizione di competenze digitali, alla prima valutazione di partenza delle soluzioni da adottare in azienda, fino ad arrivare a definire un progetto vero e proprio di transizione digitale e a intercettare i finanziamenti per poterlo concretizzare.
La Fondazione opera da diversi anni e noi abbiamo attivato a livello regionale, a partire dall’anno scorso, quello che viene denominato “un nodo”, ovvero un punto che si raccorda con l’associazione nazionale attivando a livello locale le iniziative a favore delle cooperative della regione. La nostra intenzione è quella di rafforzare ulteriormente le risorse dedicate a questo tipo di progetti”.
Cambiando argomento, qual è invece la vostra posizione sulla tassazione degli extraprofitti delle banche, attualmente al centro del dibattito politico?
“Negli ultimi 25 anni la ricchezza estrema e la povertà estrema sono cresciute in modo importante. Mai come in questo ultimo periodo abbiamo avuto dei picchi così alti e una forbice così ampia.
Fatta questa premessa, che fotografa una situazione eticamente inaccettabile, ritengo che qualsiasi iniziativa ben calibrata che possa servire a riequilibrare alcuni elementi di disuguaglianza mi vede favorevole”.
Passiamo al Pnrr. Quale opportunità rappresenta il piano per il settore cooperativo?
“Il piano rappresenta un’importante opportunità per il settore cooperativo e per l’intero Paese. Tuttavia nelle prime fasi avremmo voluto più momenti di condivisione propedeutici all’attuazione del piano.
Se da un lato il Pnrr rappresenta una risposta di primaria importanza al bisogno di innovazione del Paese, dall’altra le misure del piano non si focalizzano abbastanza su questioni chiave come la mancanza di personale in ambito socio-assistenziale ed educativo.
Molte risorse consentono ad esempio di realizzare strutture come case di comunità, case della salute, scuole. Questi progetti sono fondamentali, ma è altrettanto importante pensare agli operatori che andranno a lavorare in queste strutture.
In particolare, c'è una crisi vocazionale importante per professioni come gli infermieri o gli educatori. Questo è un problema importante, perché le professioni socio sanitarie rivestono un ruolo chiave in un Paese come il nostro, caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione.
Un altro problema da non trascurare è poi quello della difficoltà nel reperimento della manodopera specializzata. Ciò porta, ad esempio, nel settore socio-assistenziale, a scegliere quello che il mercato offre.
Un altro ambito in cui il piano potrebbe avere ricadute positive è quello dello spopolamento delle aree interne montane. In sostanza si potrebbero mettere a disposizione risorse per rendere più attrattive queste zone, soprattutto per i giovani.
In generale, nella nostra visione, un aspetto chiave da affrontare in tema di Pnrr è quello di promuovere progetti che abbiano ricadute positive concrete sul territorio”.
In generale, qual è il contributo che il settore cooperativo può dare alla crescita economica del Paese?
“Il principale contributo che noi possiamo dare alla crescita economica del Paese consiste nella promozione della cultura della cooperazione.
Sembra un concetto scontato, ma in un momento in cui è fondamentale parlare di partenariato pubblico privato, di coprogettazione, di un’economia sociale che investe sul territorio e non delocalizza, il modello cooperativo rappresenta lo strumento principe per promuovere una crescita capace di coniugare sviluppo, tutela sociale e attenzione all’ambiente.
La pandemia ci ha mostrato infatti come i modelli legati all’economia tradizionale abbiano fallito e debbano lasciare il posto a un paradigma economico basato su una logica non speculativa.
Un tema caldo per il settore cooperativo è in particolare quello del lavoro, sul quale abbiamo raggiunto risultati importanti in termini di valorizzazione e tutela sociale dei lavoratori.
Un’altra questione centrale di cui ci stiamo occupando è inoltre quella delle centrali di committenza. Noi siamo un comparto che lavora molto con la pubblica amministrazione attraverso procedure di gara in forma aggregata.
Negli anni la Regione Friuli Venezia Giulia ha realizzato un percorso virtuoso promuovendo un confronto con le imprese per costruire dei criteri anche di tipo qualitativo. L’obiettivo era in particolare quello di introdurre delle premialità per chi lavora bene e tratta correttamente i lavoratori offrendo giuste retribuzioni.
In questa fase credo che ci sia un po’ il rischio di fare passi indietro da questo punto di vista, nonostante a livello formale ci siano delle garanzie. Ad esempio, per quanto riguarda il nuovo codice degli appalti, abbiamo segnalato la nostra contrarietà alla reintroduzione dei subappalti a cascata.
A nostro avviso si tratta di un vero e proprio bagno di sangue, perché potenzialmente si presta a creare delle condizioni che non tutelano i lavoratori e che molto probabilmente rappresentano anche delle criticità per le imprese”.
Di Monica Giambersio
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