Alai, il mercato del libro antico cresce, ma serve meno burocrazia per vendere all’estero

Gabriele Maspero, presidente dell’associazione librai antiquari d’Italia: «Vendite on line hanno limitato i danni delle restrizioni, ora dobbiamo tornare alle fiere. Sull’esportazione, esasperare chi vuole rispettare le regole è inutile allo Stato e alla cultura»
Il libro antico è un segmento di mercato in crescita. I due record d’asta del 2021 fanno registrare un interesse collezionistico e di investimento rinnovato.
Ad aprile la prima edizione originale a stampa delle opere di Platone, impressa a Firenze nel 1484-85, ha stabilito il nuovo record mondiale da Christie’s a New York per 1.026.000 dollari. Ci sono aste in cui la rivalutazione supera il 150%.
Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Gabriele Maspero, presidente Alai, associazione librai antiquari d’Italia, che spinge per il ritorno alle fiere.
(Gabriele Maspero, presidente Alai)
Presidente, come sta andando il comparto alla luce delle ultime aste e della pandemia?
«Le chiusure anti-covid hanno spinto i librai antiquari ad inventarsi le fiere virtuali, e i collezionisti ad acquisire una maggiore dimestichezza telematica.
C’è stato così un incremento delle compravendite on-line, che ha limitato i danni economici causati dalle restrizioni. Ora però è necessario tornare alle fiere in presenza, agli incontri coi bibliofili, alla ricerca di volumi rari nelle collezioni private.
Il mercato del libro raro è soprattutto una comunità di persone, e senza ricostruire gli ambienti non si può andare lontano».
Che tipo di libro viene ricercato? Sono perlopiù investitori o collezionisti? Qual è il loro profilo? C'è un cambio generazionale o al contrario c'è preoccupazione su questo?
«Non ho una risposta in senso assoluto, ma certamente più che per l’antichità, la stravaganza o la notorietà, il libro raro è ricercato per il suo significato culturale: se testimonia un’epoca, un passaggio cruciale, oppure se comunica qualcosa all’uomo di oggi, allora è un oggetto ambito.
Mi aspetto che il collezionista ragioni solo secondariamente in termini d’investimento, quasi fosse solo una conseguenza.
Nascono sempre nuovi appassionati, il timore semmai è di vederne alcuni che si disamorano per colpa di un primo approccio sbagliato. Il bravo libraio può evitarlo».
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Il mercato pare essersi spostato on line, anche pensando alle piccole aste. Cosa chiede Alai per potenziare fiere, mercati e "botteghe" in presenza?
«La nostra Associazione tutela la figura del libraio antiquario, un mestiere nobile che sbocciò nel primo Novecento con le botteghe di Leo Olschki e Tammaro De Marinis.
Le istituzioni pubbliche, se vogliono assecondare un business sano e chiaro, fatto di mostre espositive e di cataloghi bibliografici, devono riconoscere anche oggigiorno questa professione come pedina fondamentale per la promozione della cultura.
In un contesto nuovo il libraio ALAI dà molte garanzie, anche umane e relazionali. E vanno poi benissimo le misure come la Tax-credit librerie, che agevolano le sedi fisse».
La legge sul permesso di esportazione "libero" sotto i 13,500 euro appare incompleta, come viene penalizzato il mercato italiano verso l'estero e come fare per accelerare?
«In tutta l’UE si vende oltre confine con agilità, in Italia in effetti no. La politica ha tentato di semplificare il rilascio dei permessi di esportazione introducendo le soglie di valore.
Adesso dobbiamo evitare che lo spirito delle nuove norme venga snaturato da incomprensibili complicazioni burocratiche.
Ne verremo a capo solo con la convinzione di tutti che gli stessi librai ALAI, con alle spalle una tradizione e un codice etico, sono utili alla tutela del patrimonio, e che possono essere i migliori alleati delle Sovrintendenze. Esasperare chi vuole rispettare le regole è inutile allo Stato e alla cultura».
Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)
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