Asmel: «Stop all'attuale Codice dei Contratti pubblici, applichiamo le Direttive europee per ripartire»

Il segretario generale dell’associazione per la modernizzazione degli enti locali, Francesco Pinto: «Un terzo della spesa se ne va in burocrazia: semplificare le procedure per spendere i fondi che arriveranno. Dare la possibilità ai Comuni di lavorare, invece di soffocarli»
C’è un dato che restituisce la dimensione della burocrazia italiana. Nel 2019 le spese dei Comuni impiegate per i servizi generali, amministrazione e gestione hanno toccato i 15,9 miliardi di euro.
Soldi utilizzati per ottemperare agli adempimenti burocratici. Se calcoliamo l’incidenza di questo importo sulla spesa corrente totale in capo ai Comuni (al netto del servizio rifiuti), essa ammonta mediamente al 35,3 per cento.
Questo il risultato dello studio della Cgia di Mestre commissionato da Asmel, l’associazione nazionale per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali.
Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Francesco Pinto Segretario generale Asmel.
«Il Paese, e non solo oggi per affrontare la crisi post pandemia, ha necessità di utilizzare le risorse nel migliore dei modi evitando inutili sprechi che, come dimostra lo studio che abbiamo commissionato, flagellano la spesa pubblica.
Inoltre, maggiore burocrazia non corrisponde solo a maggiori spese e sprechi, ma anche a servizi meno efficienti per i cittadini rallentando inesorabilmente le attività.
ASMEL promuove da anni la gestione associata dei servizi comunali per salvaguardare l'autonomia degli Enti e permettere loro di affrontare anche le situazioni emergenziali più critiche, come l'emergenza sanitaria in atto.
Abbiamo reso disponibile una piattaforma per procedure concorsuali telematiche che ha consentito assunzioni in soli quattro mesi in piena pandemia.
Questo dimostra che quando i Comuni agiscono in autonomia, auto-organizzandosi, riescono ad adempiere al meglio ai propri obiettivi».
(Francesco Pinto, Segretario generale Asmel)
Ci sono passi avanti nel Pnrr e cosa chiedete per la semplificazione?
«Per semplificare occorre innanzitutto tagliare le troppe leggi e non aggiungerne altre, eliminare gli innumerevoli vincoli, lacci e lacciuoli che costringono a inutili lungaggini le procedure amministrative. I ripetuti tentativi portati avanti in questi anni per semplificare, in realtà non hanno fatto altro, come ASMEL ha sempre puntualmente denunciato, che complicare ulteriormente le cose.
Nel corso dell'audizione in Senato sul PNRR di marzo scorso, abbiamo ribadito quanto sia fondamentale semplificare le procedure per dare credibilità alla nostra capacità di spendere i fondi che arriveranno.
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Come ripetiamo da anni oramai, l'Italia deve dire stop all'attuale Codice dei Contratti pubblici, applicando direttamente le Direttive europee, pur sempre norme di rango superiore rispetto all'attuale Codice da tutti descritto come un autentico manuale di enigmistica giuridica.
C'è bisogno dell'applicazione diretta delle direttive europee, scritte in modo semplice e immediatamente attuabili, eliminando qualsiasi ipotesi di gold plating e di procedura di infrazione per violazione dei provvedimenti comunitari. Tra le misure di semplificazione, molto utile risulterebbe anche il superamento degli obblighi di acquisto attraverso le regole Consip.
Sempre più frequenti, emergono prezzi e condizioni molto più favorevoli nel mercato libero. Un esempio su tutti: ASMEL ha acquistato per alcuni Comuni soci dei nuovi Pc su Amazon, il risultato?
Un risparmio di oltre il 37% rispetto a quello imposto dalla convenzione Consip. Un monopolio, quello di Consip, tutt'altro che invidiabile, i risultati sono sotto gli occhi di tutti».
Quanto sono importanti i comuni per avviare opere pubbliche e rimettere in moto gli investimenti?
«I Comuni, sia ben chiaro, sono vittime di questo processo che porta a sprechi finanziari e lungaggini burocratiche. Gli enti locali sono gli enti più prossimi ai cittadini, quelli che meglio conoscono le difficoltà e che meglio sanno rispondere ai loro bisogni e alle reali esigenze dei territori.
Invece, il Governo, ancora insiste nel percorso per imporre l'accorpamento coatto dei Comuni limitrofi. Ad esempio, nel decreto mille proroghe qualcuno ha inserito lo slittamento dei termini della norma che impone l'obbligo di accorpamento degli Enti con meno di 5.000 abitanti.
Una norma, varata all'unanimità nel lontano 2010 e contrastata da ASMEL, ormai dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Poi si troverà un compromesso. Invece di accorpamento coatto di parlerà di accorpamento "spintaneo": Diamo soldi a chi si associa volontariamente.
Chi non si adegua ha meno soldi. Ecco qual è il problema: invece di dare la possibilità ai Comuni di lavorare, si cerca sempre più di soffocarli dando maggiore potere agli organi centrali dello Stato. Questa modalità non porta e non potrà portare a nulla di buono».
Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)
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