Bonvicini (Confagricoltura Emilia Romagna): «Legare le eccellenze al turismo per spingere la ripresa»

(Marcello Bonvicini, presidente Confagricoltora Emilia Romagna)
Il presidente: «Con il Pnrr volevamo cantierare invasi e dighe ma i tempi sono troppo stretti. Preoccupati anche dai rincari delle materie prime. Puntare sull’export»
Le politiche comunitarie e il tema delle risorse del Pnrr, soprattutto legate alla questione idrica.
Marcello Bonvicini, presidente Confagricoltora Emilia Romagna, ha parlato di ripartenza a CUOREECONOMICO?
«In Emilia-Romagna stiamo avendo ottimi risultati, soprattutto sul fronte cerealicolo, con prezzi notevolmente al rialzo. Meno performanti, invece, le produzioni di mais e soia che, a causa della siccità, sono medio-scarse.
Hanno raggiunto, però, prezzi importanti: un aumento del 50% per il mais e del 100% per la soia. Buone performance per i formaggi come il Parmigiano reggiano che mantengono prezzi interessanti, scontiamo però l’aumento dei costi delle materie prime.
Si ripercuote in modo negativo sul nostro comparto anche l’incremento dei costi energetici che penalizzano l’acquisto di carburanti, gasolio agricolo, concimi, agrofarmaci e plastiche».
Qual è il comparto che sta rimanendo indietro?
«C'è una buona ripartenza nel suo complesso ma è del tutto assente nel comparto frutticolo e ortofrutticolo, a causa dei problemi climatici, in particolare gelate e forti grandinate che hanno dimezzato e anche azzerato i raccolti.
Produzioni come quelle delle pere hanno avuto un calo anche dell'80%».
Internazionalizzazione, digitalizzazione, sostenibilità e territorio sono i temi portanti del Glocal Economic Forum di Esg89 che si terrà a Roma il 24 e 25 novembre. Partiamo dalla digitalizzazione, come si coniuga con l'agricoltura?
«C’è un fortissimo interesse per quest’ambito. La digitalizzazione è importantissima per il mondo dell’agricoltura che è sempre stato in difficoltà per il fatto di operare in luoghi di lavoro spesso isolati, in zone remote o aperta campagna.
Molte aziende si sono specializzate, negli ultimi anni, in piattaforme di e-commerce.
Confagricoltura ha creato 'Foodelizia' a cui possono accedere associazioni di categoria regionali e provinciali per poter vendere i loro prodotti: è una piattaforma in cui si incontrano domanda e offerta».
Qual è l'importanza dell'internazionalizzazione per l'agricoltura in questo particolare momento?
«È fondamentale per un Paese come il nostro - in forte calo demografico - che deve necessariamente puntare sull’export: per fare un esempio, negli anni '80, le esportazioni del parmigiano reggiano erano al 9%, oggi sono al 42-43% e ci poniamo il 50% come obiettivo.
Dobbiamo però valorizzare, allo stesso tempo, le nostre eccellenze per aumentare i consumi interni che sono calati in modo generalizzato.
Una strada da battere è quella della vendita diretta dei prodotti negli agriturismi e nelle aziende agricole».
Il legame con il territorio, dunque, si conferma un fattore importante?
«Il fattore territorio è fondamentale e deve andare di pari passo con la sostenibilità che, ormai, è un elemento imprescindibile della nostra azione. Il territorio emiliano romagnolo, in particolare, rappresenta un elemento vincente e strutturale per la ripartenza del Paese.
Dobbiamo cercare di legare in modo sempre più stretto le eccellenze enogastronomiche della nostra regione al turismo.
L'Emilia-Romagna è uno dei territori che vanta, in assoluto, più ingressi di stranieri ed è un asset che va valorizzato. Per questo motivo, è fondamentale la promozione del territorio».
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Nel supporto al territorio, qual è stato il ruolo delle istituzioni?
«La Regione Emilia-Romagna ci ha supportato molto in quest'ultimo anno e mezzo.
L’assessore all’Agricoltura, Alessio Mammi, ci è stato vicino e ci ha aiutato a superare i momenti più bui e a portare le nostre istanze sul tavolo ortofrutticolo nazionale e, attraverso il Psr, Piano di sviluppo regionale, ha intercettato le indicazioni delle associazioni di categoria agricole: dalle scelte governative regionali, perciò, derivano prospettive positive, di crescita e sviluppo.
Non vediamo prospettive di questo genere, invece, nella nuova politica agricola comunitaria Pac».
Quali sono le criticità della politica comunitaria?
«Come Confagricoltura l'abbiamo aspramente criticata perché ha prospettato una forte riduzione delle risorse erogate, necessarie, a volte, proprio per la sopravvivenza delle realtà agricole.
Oggi l'Ue riduce queste risorse e contemporaneamente ci chiede di rispettare regole ancora più stringenti. Ne risentiranno soprattutto le aziende medie e grandi che oggi devono guidare la ripartenza e sono altamente professionalizzate.
È una politica che rischia di minare, in parte, la tenuta del sistema agricolo, anche se una percentuale di risorse verrà recuperata attraverso il Pnrr a cui, però, non tutte le aziende agricole potranno accedere».
Parliamo di Pnrr, i fondi che stanzia come andranno utilizzati?
«I progetti del Pnrr finanziati sono solo quelli cantierabili entro 2026. Il mondo dell'agricoltura si aspettava un contributo alla realizzazione di invasi e dighe ma non potrà essere erogato perché per cantierare queste opere ci vogliono molti più anni: questo ci penalizza.
Il successo del Pnrr dipenderà dal fatto che siano presentati in tempo dei progetti credibili e finanziabili, la nostra paura è che ciò non avvenga e dunque molti fondi non vengano utilizzati».
Di Paola Benedetta Manca
(Riproduzione riservata)
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