mer 25 feb 2026

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Carenini (Cia Piemonte): «Non possiamo essere paladini della transizione senza essere agricoltori»

(Gabriele Carenini, presidente Cia Piemonte)

Il presidente degli agricoltori: «Bene le agroenergie, ma dobbiamo salvaguardare i terreni e il reddito. Siamo sentinelle del territorio anche per la tutela del suolo: giocare la partita della gestione idrica»

Gli agricoltori pronti a essere protagonisti del rilancio economico. Ma non solo sul tema dei prodotti e delle eccellenze, ma anche quello della tutela del suolo e dell’acqua.

CUOREECONOMICO ne ha parlato con Gabriele Carenini, presidente Cia Piemonte.

Internazionalizzazione, sostenibilità, digitalizzazione e territorio saranno i temi del prossimo Glocal Economic Forum ESG89 di fine novembre a Roma. Abbiamo volutamente inserito il territorio come fattore vincente e strutturale per la ripartenza del Paese. Cosa ne pensa?

«Vogliamo valorizzare l’agricoltura come motore dell’economia, un dato che parte inevitabilmente dai territori, dalle attività locali e dalle persone che popolano le aree rurali.

Il progetto di Cia è volto a promuovere le aree più marginali, perché siamo convinti che la ripartenza avrà un forte impulso dalla spina dorsale di queste realtà.

Fino ad oggi sono rimaste ai margini rispetto a una visione più centralistica degli agglomerati urbani, ma si riparte da qui.

Tutti durante il lockdown si sono accorti come l’agricoltura abbia prodotto sostentamento di qualità e permesso agli imprenditori di mantenere reddito e mantenere vive le aree che altrimenti si sarebbero spopolate.

L’epicentro dell’economia del paese è nelle pmi dell’agricoltura».

Come sta reagendo l’agricoltura in questo momento di ripartenza economica?

«C’è stato un rimbalzo molto forte con la ripartenza del settore Horeca, comparto che era stato penalizzato dalle chiusure.

Ma viviamo un momento di grande preoccupazione per i prezzi dell’energia, dei concimi chimici, delle plastiche: elemento che può penalizzare la ripresa del mondo agricolo. In molti settori non riusciamo a pagare le spese di produzione.

Basti pensare al latte e alla zootecnia. Dobbiamo registrare come l’accoglienza rurale, gli agriturismi, la somministrazione del made in Italy stia andando a gonfie vele.

Agricoltura non è solo prodotto, ma anche sostenibilità ed energia, come conciliare tutto visti i paletti dell’Europa?

«Gli agricoltori devono fare gli agricoltori, tutelare l’impresa agricola ed essere sentinelle del territorio. Siamo assolutamente d’accordo con la transizione ecologica, ma senza mettere a repentaglio le aziende agricole.

Bioenergie e agroenergie devono essere un’opportunità pulita e seria, no una speculazione.

Quindi occorre trovare gli strumenti adatti affinché si possa lavorare nei terreni marginali per la produzione di energia senza togliere terreni fertili agli imprenditori.

L’agrovoltaico non si sposa con tutte le colture. Per questo bisogna salvaguardare il reddito, non possiamo essere paladini dell’ecologia senza essere agricoltori».

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    Qual è allora il ruolo degli agricoltori?

    «Deve essere bipolare: l’agricoltura non è solo produzione ma custodia del territorio. In questo senso dobbiamo ragionare sulla prevenzione di alluvioni e problemi strutturali legati ai cambiamenti climatici.

    E servono fondi per la tutela dei territori».

    In questo senso cosa chiedere al governo della Regione?

    «C’è un confronto costante, si ragiona su ecoschemi, nuova Pac, Psr, bandi per i territori. Vogliamo spingere sulla salvaguardia dell’acqua.

    Il cambiamento climatico ci penalizza da un punto di vista dell’irrigazione. Servono canali e scoli irrigui, chiediamo di poter giocare la partita della tutela e gestione delle acque.

    Proponiamo macro e mini invasi per trattenerla nell’inverno e restituirla in estate. Possiamo utilizzare la tecnologia per il risparmio idrico e la prevenzione delle alluvioni.

    Il 29 novembre avremo un incontro con il presidente Cirio per essere protagonisti assieme ai cittadini del risparmio dell’acqua».

    Agricoltura e innovazione, a che punto siamo in Piemonte?

    «L’agricoltura 4.0 è una realtà, tante aziende stanno lavorando sempre di più con metodi satellitari per avere risparmi importanti, una guida di precisione per la fertilizzazione dei terreni.

    In questo senso ricerca e università devono essere fianco a fianco. Più ci sarà meccanizzazione specializzata e più avremo produzioni di qualità».

    Di Luigi Benelli
    (Riproduzione riservata)

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