Confindustria disegna la crescita del Paese: industria, trasporti, logistica e infrastrutture

(Carlo Bonomi, presidente Confindustria)
In un lungo dossier gli industriali mettono a punto quelle che a loro dire dovrebbero essere le linee guida per lo sviluppo dell'Italia. Grande attenzione alla transizione ecologica, alle rinnovabili, ma anche alla sburocratizzazione ed alla crescita e formazione del capitale umano. Ma prima di tutto, bisogna investire sulle infrastrutture e sulla logistica, anche nel segno dell'intermodalità, frenata dalle lacune ataviche del Paese
"Industria, trasporti, logistica e infrastrutture: insieme per la competitività del Paese". Confindustria mette a fuoco il tema con un dossier di sessantasei pagine e lancia le sue proposte per un "sistema logistico moderno" che sia "un fattore di competitività per il settore manifatturiero".
Per gli industriali "occorre uscire dall'ottica in cui logistica e trasporti sono considerati solo come un costo e non come un asset competitivo su cui far leva". Bisogna superare una situazione "frammentata", con "costi meno competitivi rispetto ai grandi operatori internazionali".
Tra le proposte per uno "sviluppo e ammodernamento" per gli industriali "è, innanzitutto, necessario un miglioramento della programmazione infrastrutturale e della qualità dei progetti e delle opere da realizzare.
Emerge la necessità di un'efficiente regolamentazione dei contratti pubblici, di un buon funzionamento del sistema portuale e della definizione di un efficace piano nazionale degli aeroporti. Le procedure burocratiche devono essere semplificate e digitalizzate e rimossi i vincoli obsoleti e i colli di bottiglia".
Il rapporto è stato presentato con un convegno alla presenza, anche, del ministro Matteo Salvini. E' stato elaborato con la collaborazione di tutte le principali associazioni confindustriali del settore dei trasporti, della logistica e delle infrastrutture, ma anche le territoriali e le associazioni di settori industriali interessati al tema come chimica e acciaio e con Ferrovie dello Stato.
Le sfide da affrontare ed i nodi da sciogliere
Il valore totale delle attività logistiche in Italia - indica Confindustria - nel 2023 è di 135,4 miliardi, l'8,2% del Pil, e occupa circa 1,4 milioni di addetti.
Il dossier si sofferma su specifiche aree di intervento: "il primo step riguarda la gestione dei valichi alpini. Manca una visione nazionale, un ruolo più pregnante dell'Ue e un'analisi dello scenario di sviluppo del traffico dei valichi".
Poi, "l'intermodalità, ambito in cui le inefficienze infrastrutturali e di servizio determinano uno sfavorevole rapporto qualità/prezzo dell'offerta. Svolgono un utile contrappeso il Ferrobonus ed il Marebonus che, però, devono ricevere una maggiore dotazione finanziaria. Servono interventi "sulle infrastrutture logistiche, come ad esempio gli interporti".
Per il trasporto marittimo "occorre una rinnovata strategia industriale che miri soprattutto alla semplificazione dei processi burocratici tramite la digitalizzazione, all'investimento mirato di nuove risorse, a garantire l'indipendenza della catena di approvvigionamento nazionale".
Per quanto concerne il trasporto aereo delle merci, la strategia nazionale dovrebbe puntare "a garantire livelli competitivi con i principali aeroporti europei, tramite semplificazione delle procedure doganali, digitalizzazione dei sistemi logistici aeroportuali e l'efficace integrazione degli aeroporti con le altre reti di trasporto (sviluppo di cargo city aeroportuali)".
Digitalizzazione, big data e blockchain
Confindustria chiede anche di puntare sulla digitalizzazione nel settore dei trasporti, anche con big data, blockchain, cybersecurity, intelligenza artificiale. Servono "politiche pubbliche" anche per "favorire l'automazione dei magazzini logistici e dei centri distributivi e la digitalizzazione delle imprese di trasporto e di tutta la filiera logistica".
Per la circolazione delle merci bisogna "coniugare efficienza, sicurezza e continuità produttiva e logistica. Serve un ammodernamento del calendario nazionale dei divieti, la sua armonizzazione a livello Ue, la revisione della normativa relativa ai trasporti eccezionali e, per quanto riguarda le merci pericolose, una definizione più chiara della cosiddetta sosta tecnica".
Mobilità green e sostenibile
C'è anche il tema del "rinnovo del parco circolante in un'ottica green, con una riforma del 'fondo investimenti autotrasporti', con una congrua dotazione finanziaria per il periodo 2023-2026".
"Per i vettori energetici - indica ancora il dossier - l'infrastruttura logistica è chiamata a garantire alti livelli di flessibilità e di adattabilità per assicurare la continuità dell'approvvigionamento, anche dei combustibili più innovativi. Devono essere semplificate ed accelerate le procedure autorizzative".
Focus anche sul fabbisogno energetico degli immobili logistici e la loro localizzazione: "Si deve puntare sulla capacità di autoproduzione ed autoconsumo di energia da parte delle aziende della logistica, sostenendo i loro investimenti per l'acquisto di sistemi di accumulo e per la messa in opera di colonnine di ricarica per i mezzi elettrici".
Lo sviluppo e la crescita del capitale umano
Ha poi "particolare importanza" per Confindustria "la questione del capitale umano: la sua formazione e il suo reperimento costituiscono un ostacolo allo sviluppo del settore logistico.
Per superarlo, bisognerebbe integrare i percorsi formativi degli istituti tecnici con indirizzi specifici, rivedere i programmi formativi d'intesa con le aziende del settore e spingere sull'impiego della forza lavoro immigrata".
Infine "è necessaria un'attenta revisione del ruolo dell'Autorità di regolazione dei trasporti, soprattutto per quanto riguarda il suo ambito di competenza ed il suo finanziamento che coinvolge eccessivamente le imprese del settore logistico e trasportistico".
Redazione Cuoreeconomico
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