Confrasporto, le sfide per la crescita: “Svolta sostenibile ed accelerare su Pnrr, ma pesano rincari e burocrazia”

Al convegno organizzato da Conftrasporto-Confcommercio sono state analizzate le prospettive del settore. Il presidente Uggè ha ribadito la necessità di intervenire contro le limitazioni del traffico al Brennero: “Danneggiano tutta l’economia perché dà lì passa un terzo delle nostre merci”. Il ministro Salvini annuncia la richiesta di procedura d’infrazione contro l’Austria. Il presidente di Confcommercio Sangalli: “Allargare l’orizzonte delle rotte e puntare sulla mobilità sostenibile”
Le nuove sfide della logistica, ma anche gli irrisolti problemi con l’Austria per il passaggio dei camion al valico del Brennero con pesanti limitazioni al traffico imposte dall’Austria sono state al centro del convegno “Le sfide per la crescita: il futuro dei trasporti e della logistica tra la svolta sostenibile e nuove tasse all’orizzonte”, organizzato da Conftrasporto-Confcommercio. Presenti il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini e il numero uno di Confcommercio Carlo Sangalli.
I dati del settore: pesano rincari e burocrazia
L’80% delle merci in Italia viaggia su gomma, mentre attraverso il trasporto marittimo passano il 60% delle nostre importazioni e il 50% delle esportazioni (per quantità).
Sui valori della merce trasportata dominano i valichi alpini, con una quota di oltre il 50% delle importazioni e del 60% delle esportazioni (ma le limitazioni dell’Austria al Brennero procurano un danno all’Italia di 370 milioni di euro all’anno per ogni ora di ritardo nell’attraversamento).
Nel 2021 il trasporto merci ferroviario ha superato i livelli del 2019, con una movimentazione di 52 milioni di treni per chilometro e un traffico complessivo di 24 miliardi di tonnellate a chilometro, con i traffici nazionali a +17,6% sul 2019 e quelli in esportazione a +23,7%.
Il potenziale c’è, le risorse anche (almeno quelle essenziali), ma la burocrazia e l’alta tassazione presente e futura frenano lo sviluppo e la competitività del settore.
Dal convegno è emersa infatti alta l’insoddisfazione anche per la situazione relativa al Pnrr: la spesa effettuata dall’Italia nel 2022 sulle risorse è stata inferiore alle attese: 15 miliardi di euro in meno rispetto a una previsione di 33,7 miliardi
A schiacciare il settore ci sono la tassazione e la burocrazia. Sono 285 i milioni gli euro stanziati per mitigare l’aumento dei costi nell’autotrasporto e ‘congelati’ da un sistema burocratico che ne rende tortuoso l’accesso; 330 i milioni di euro non assegnati al settore marittimo, su un totale di 500 milioni stanziati nel bando complementare al Pnrr per adeguare le flotte agli obiettivi ‘green’: troppo stretti i vincoli per usufruirne, ed è per questo che lo shipping chiede un nuovo bando con criteri più aperti.
Inoltre, la legge Bilancio non ha rifinanziato il ‘marebonus’, che negli ultimi 20 anni ha contribuito allo sviluppo intermodale.
Anche il trasporto ferroviario chiede la conferma del ‘ferrobonus’, e di varare criteri di sostenibilità per le imprese: le variabili economiche, con l’energia da trazione alle stelle (+517% nei primi 3 mesi del 2022 sul 2020), hanno già decretato il fallimento di importanti realtà del settore.
La guerra in Ucraina ha visto aumentare fino al 200% i costi delle imprese terminalistiche per l’approvvigionamento energetico, senza possibilità di ristoro, e sugli operatori pesa anche il contributo obbligatorio per il funzionamento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti.
“Per la transizione green - sottolinea Conftrasporto - l’Ue chiede al settore della logistica energetica investimenti considerevoli, mentre i depositi fiscali costieri, per ogni modifica di impianto verso prodotti rinnovabili o a basso contenuto di carbonio, sono soggetti a iter burocratici ancora troppo complessi.
Occorre un intervento che consenta al settore di esprimere il proprio potenziale e di avvalersi dei combustibili alternativi (Gnl e biocarburanti), finché l’orizzonte del full electric non sarà più vicino”.
Un quadro come si vede complesso, reso sicuramente più difficile dalle conseguenze di pandemia e guerra.
La tassazione è un peso ulteriore
A questo si aggiunge il carico fiscale che grava sulle imprese. L’autotrasporto, che dal 1991 al 2017 ha ridotto le emissioni del 30% (contro il -20% dell’intera economia), è assoggettato a una carbon tax 5 volte superiore a quella dei settori agricolo e industriale.
Secondo le prime stime di Conftrasporto, l’estensione al trasporto stradale dell’Ets (meccanismo di contrattazione delle emissioni), con l’aumento dei prezzi dei carburanti, vedrà impennarsi i costi per le imprese: +1.500 euro all’anno per un furgone diesel, +6.000 euro per un Tir a Gnl (Gas Naturale Liquefatto), +10.000 per un Tir a gasolio di ultima generazione. Con le accise sul gasolio, un Tir Euro6 paga 8.500 euro in più rispetto ai costi ambientali che genera.
Fra gli altri problemi del settore anche l’avvio del Carbon Intensity Indicator, che assegna alle navi un rating per classificare le unità in base alle emissioni di anidride carbonica sulle miglia percorse e che mette fuori norma oltre il 70 percento dei traghetti italiani. Inoltre, il 2023 si è aperto sul fronte porti con l’aumento dei canoni concessori.
La battaglia al Brennero e le nuove sfide del settore
Il tema del Brennero è stato al centro di molti degli interventi. Il ministro Salvini aveva già ribadito la vicinanza del Governo a Conftrasporto in questa battaglia e nuovamente si è espresso in occasione del convegno contro le limitazioni al traffico che, come sottolinea il presidente di Conftrasporto Paolo Uggè sono “misure reiterate che danneggiano tutta la nostra economia. Attraverso i valichi alpini transitano merci per quasi 500 milioni di tonnellate e un terzo utilizza il corridoio del Brennero, dove se fosse garantita la libera circolazione delle merci assicurerebbe 390 miliardi di euro in più per l’economia europea”.
Carlo Sangalli, numero uno di Confcommercio, ha invece ricordato tre sfide che attendono il settore dei trasporti: “Intanto valorizzare e rafforzare lo stretto collegamento tra trasporti e logistica con il terziario di mercato, dal commercio al turismo; poi allargare l'orizzonte comune tra terziario e mezzi di trasporto, nell'ambito delle strategie delle grandi rotte, nella ridefinizione degli spazi geopolitici e i tracciati economici. Inoltre, la mobilità sostenibile, degli spazi e dei tempi di vita, che crea quelle relazioni che fanno poi la comunità”.
Il ministro dal canto suo ha sottolineato di aver chiesto al commissario ai trasporti Ue una procedura di infrazione nei confronti dell’Austria: “non può danneggiare imprese e autotrasportatori italiani perché questa è concorrenza sleale", sottolinea. “L’Austria impedisce la libera circolazione di uomini e mezzi: i trattati non possono valere per alcuni sì e per altri no”.
Le proposte di Conftrasporto
Dal convegno di Conftrasporto-Confcommercio sono inoltre emerse un pacchetto di proposte da presentare al Governo e attraverso questo alla Ue.
Fra queste, oltre allo stop delle limitazioni unilaterali dell’Austria: intervenire in Ue perché il beneficio del gasolio commerciale non venga soppresso; ridurre il cuneo fiscale per contrastare la carenza di autisti; rivedere i divieti di circolazione; attrezzare i porti contro il climate change; collegare i terminal ferroviari alla rete nazionale; varare la Piattaforma Logistica Nazionale; risolvere le criticità del nuovo regolamento sulle concessioni portuali; sostenere l’efficientamento energetico e ambientale degli operatori; cancellare l’obbligo di contributo all’Art delle imprese terminaliste; assegnare al settore le risorse non conferite tra quelle stanziate dal fondo complementare al Pnrr; rifinanziare il Marebonus; snellire la burocrazia per evitare che le nostre compagnie lascino la bandiera italiana a vantaggio di Paesi europei; sostenere la cybersicurezza; potenziare il supporto per gli armatori che si rivolgono per commesse ai cantieri navali nazionali; rendere strutturale il Ferrobonus; varare strumenti per lenire la speculazione energetica; incentivare l’intermodalità e completare i corridoi europei; favorire il reshoring della costruzione dei carri; semplificare gli iter verso il ‘green’ nei depositi fiscali costieri; anticipare al 2023 i criteri della proposta di revisione della Direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici (‘bio’ e alternativi); rivedere la disciplina dei contributi di solidarietà straordinari contro gli extraprofitti, evitando la doppia imposizione e scorporando il valore delle accise dalla base imponibile.
Redazione Cuoreeconomico
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