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31/10/2022

Cucinelli: “Lo stato sociale ha salvato le imprese italiane, ora abbiamo due anni di vantaggio”

(Brunello Cucinelli, presidente Brunello Cucinelli SpA)

L’imprenditore a CUOREECONOMICO: “Non abbiamo licenziato nessuno, mentre negli altri Paesi ora dovranno ricostruire le filiere produttive. Proviamo a trasmettere ai nostri figli la speranza invece della paura. Ho fiducia nel nuovo Governo”

Brunello Cucinelli, eccellenza italiana del settore del cachemire nel mondo, è stato fra i relatori dell’incontro delle camere di commercio italiane all’estero che si è svolto a Perugia.

E’ in quella occasione che lo abbiamo incontrato, per ascoltare il suo punto di vista sulla congiuntura economica attuale. Ed è un grandangolo molto differente dal mainstream.

Lei ha una visione diversa di questo momento complesso dell’Italia ed invita all’ottimismo…

Tutti quanti vedono grigio o nero, invece secondo me è un momento buono per l’Italia. Secondo me alla fine il 2022 andrà meglio di quanto dicono le previsioni, che vedono sempre tutto nero e ci mettono paura perché ci dicono “chissà che cosa ci attenderà adesso”.

Cosa volete che ci attenda? Perché dobbiamo pensare che ci attenda per forza il caos? Noi non abbiamo licenziato nessuno, mentre gli altri Paesi in alcune filiere sono stati fatti grandi tagli e ora dovranno ricostruire le linee produttive: ci vorranno degli anni.

La richiesta di merce c’è, siamo i più grandi manifatturieri e le nostre famiglie hanno grandi propensioni al risparmio. Allora siamo positivi: torniamo a trasmettere ai nostri figli la speranza, invece della paura.

Tutti dicono che ci attende un inverno nero, ma io dico che non dobbiamo essere pessimisti. Rimettiamo al centro l’uomo: se mentre lavori hai la possibilità di guardare il cielo, la creatività sarà più alta”.

Quindi a salvare l’Italia è lo stato sociale?

Esattamente. Noi non abbiamo interrotto la filiera produttiva, né commerciale,  a differenza di altri Paesi. L’Euro è debole e noi siamo un paese esportatore.

Adesso mancano prodotti e per noi italiani c’è una grande possibilità di crescita. Lo vediamo dal Pil che doveva essere al 3, invece sarà 3,4 e secondo me può arrivare al 4.

Abbiamo davanti  due anni molto interessanti, un vantaggio rispetto agli altri che dovranno ricostruire. Quindi cerchiamo di essere meno disastrosi”.

Qual è quindi la nuova sfida del il mondo del lavoro per guardare con fiducia al futuro?

Come dicevo, non credo che questa sia una crisi economica per noi. Le nostre strutture e commerciali sono forti: nel 2019 avevamo un tasso di disoccupazione all’11 percento, ora siamo all’8.

E se a queste aggiungiamo quel 2 percento di persone che non vogliono andare a lavorare perché non trovano stipendi dignitosi, possiamo crescere ancora: è lì che dobbiamo intervenire.

Se noi riusciamo a dare ai nostri lavoratori un luogo di lavoro ed un salario migliore ed una dignità ancora superiore, saremo un Paese particolare, ma già lo siamo”.

Ha fiducia nel nuovo Governo?

Assolutamente si: ho 69 anni ed ho visto 64 governi. Credo che l’Italia sia messa molto bene. Certo dobbiamo avere il coraggio di analizzare: che preventivi avevamo fatto nel 2020?

Noi pensavamo che le aziende sarebbero andate tutte in malora, ma non è andata così e ringraziamo Dio per questo. Abbiamo le basi per un bel progetto per gli anni a venire, che è ciò che dice sempre il mio stimato Draghi”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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