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25/09/2023

Furlan (Uilca Uil): “Digitalizzazione, ma non tagli a costo del lavoro: senza banche i territori muoiono”

(Fulvio Furlan, segretario generale della Uilca Uil)

Il segretario nazionale del settore bancario e creditizio della Uil a CUOREECONOMICO: “Ritardo italiano sul digitale è aggravante: una maggiore attenzione a questo ed all’educazione finanziaria, ci consentirebbe di essere un Paese più preparato e maggiormente competitivo. Basta con l’idea che una persona fresca di studi necessiti di anni di tirocinio prima di arrivare a un salario dignitoso. Avallare questa tesi significa annullare il valore delle Università”

Il credito è fortemente messo alla prova in un periodo complesso, fra i tassi alle stelle dopo il decimo rialzo consecutivo da parte della Bce, che si porta dietro anche enormi difficoltà per i mutui e quindi per famiglie ed imprese e l’avanzare della desertificazione bancaria.

La quale a sua volta ha messo in luce tutti i ritardi dell’Italia sul fronte del digitale. La Uilca è da tempo impegnata proprio su questo fronte, con un lungo tour intitolato “Chiusura filiali? No grazie”.

CUOREECONOMICO prosegue il suo viaggio nel settore bancario e creditizio e fa il punto con Fulvio Furlan, segretario generale della Uilca Uil.

L’Italia, come dimostra anche il tour messo in campo dalla Uilca, va verso un processo di desertificazione bancaria molto forte. Qual è lo scenario che emerge dal vostro sondaggio e quali sono le prospettive per le imprese e per le famiglie?

Su dieci persone tra quelle interpellate, nove dichiarano di essere “insoddisfatte” dalla chiusura delle filiali bancarie nel proprio comune, sei di recarsi in una sede bancaria “almeno una volta al mese” e oltre il 70 percento di aver avvertito “molto” la riduzione degli sportelli e la sensazione di abbandono dei territori.

I dati della prima parte della nostra campagna Chiusura filiali? No, grazie sul problema della desertificazione bancaria parlano fin troppo chiaro: la chiusura degli sportelli bancari nei piccoli centri produce malcontento e insoddisfazione e viene vissuta come un vero e proprio abbandono, contribuendo anche al problema dello spopolamento dei piccoli centri. Famiglie, imprese e comunità hanno bisogno del presidio di una banca sul proprio territorio, anche per evitare il dilagare di fenomeni legati all’illegalità”.

D’altra parte la digitalizzazione è un percorso dal quale non si torna indietro. L’Italia sconta però un ritardo cronico nell’alfabetizzazione della popolazione più anziana. Quali soluzioni quindi?

È vero: l’Italia è un Paese digitalmente arretrato, sia come livello di conoscenze che come infrastrutture a disposizione. E ciò è un’aggravante rispetto al calo degli sportelli.

I piccoli centri e i territori più difficili da raggiungere scontano il prezzo più alto. Un intervento in questo senso, come anche una maggiore attenzione al tema dell’educazione finanziaria, ci consentirebbe di essere un Paese più preparato e maggiormente competitivo. La digitalizzazione deve e può rappresentare un’opportunità, anche in termini di crescita occupazionale.

Ciò è possibile solo se si evita un’ottica di breve periodo, che guarda al semplice taglio del costo del lavoro, e si ragiona in termini di investimento sulle persone”.

Quale può essere il ruolo delle banche del territorio in questa fase? C’è il rischio che possano venire coinvolte nella desertificazione?

Bisogna assumere piena consapevolezza della centralità del sistema bancario per favorire lo sviluppo del paese e sostenere famiglie e imprese, erogando credito, tutelando il risparmio e fornendo servizi essenziali, come dimostrato anche durante la pandemia.

Le banche, a prescindere dalle dimensioni, e quindi anche quelle di credito cooperativo, hanno e devono svolgere un ruolo determinante sotto il profilo economico, sociale e legale.

L’abbandono dei territori rappresenta una scelta di risparmio di costi ma per le comunità produce un problema, che deve essere affrontato anche dalle istituzioni”.

L’inflazione ha fatto schizzare al massimo i mutui a tasso variabile, col risultato che in Italia sempre più famiglie non riescono a pagare le rate. E tanti si spostano verso gli affitti, che però a loro volta sono alle stelle. Un campanello di allarme molto forte.

Le difficoltà delle famiglie italiane richiedono soluzioni per far crescere i redditi. Servono il rinnovo dei contratti nazionali; interventi di riduzione delle tasse, a partire dal cuneo fiscale; soluzioni a sostegno di chi più ha bisogno, come il salario minimo e un incremento delle pensioni, spesso insufficienti per garantire un’esistenza dignitosa.

Poi vanno affrontati problemi strutturali come la minore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, oggi al 57,3 percento, circa 13 punti sotto la media europea; la scarsa diffusione degli asili pubblici, che costringono a onerose rette per quelli privati; la mancanza di un piano di edilizia popolare.

Il problema delle rate insolventi e della scelta di affittare un immobile si inseriscono, per noi, all’interno di un contesto molto più ampio in cui le risorse pubbliche diventano importanti per offrire servizi ai cittadini. Anche per questo la lotta all’evasione fiscale deve intensificarsi”.

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L’impresa ha bisogno dei giovani, per rinnovarsi e per seguire il processo di digitalizzazione e transizione che caratterizzerà il futuro. Però i giovani fanno fatica ad accedere al credito….

Ci sono due fenomeni da analizzare, soprattutto quando si parla di occupazione legata all’innovazione e alla digitalizzazione. Il primo è chiedersi perché vi sono pochi giovani con le competenze necessarie. In Italia i laureati in discipline scientifico-tecnologiche sono circa il 27 percento del totale.

Una riflessione sul sistema d’istruzione, non più adeguato, va fatta. Il secondo è legato alla mobilità: le offerte di lavoro spesso costringono i giovani a trasferirsi, con costi a volte pari al salario. Qui si innesca il problema dell’accesso al credito.

I contratti di lavoro temporanei impediscono di accedere ai mutui, salvo garanzie dei genitori. La bassa liquidità di cui dispongono spesso non permette di versare neanche la sola parte del valore dell’immobile non coperta del mutuo e i salari bassi limitano l’importo del mutuo ottenibile.

Il social housing, accanto ai fondi di garanzia, può essere una risposta se vogliamo incrociare domanda e offerta di lavoro e trattenere i giovani.

Per questo bisogna aumentare i salari e abbandonare l’idea che una persona fresca di studi necessiti di anni di tirocinio prima di arrivare a un salario dignitoso. Avallare questa tesi significa annullare il valore delle Università”.

L’ultimo summit dei Brics ha fatto emergere la volontà di creare un sistema economico alternativo a quello occidentale. Bisogna preoccuparsi?

Credo ci si debba preoccupare dell’idea di creare un sistema economico alternativo con una propria moneta per gli scambi, come si ipotizza, che vada a sostituire il dollaro e l’euro. Sommando agli originari Brics i nuovi aderenti (Argentina, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Iran, Egitto, Etiopia) il nuovo club ingloberebbe circa la metà della popolazione mondiale.

Da un punto di vista economico l’interscambio dell’Italia con i nuovi Brics evidenzia una quota sul nostro export totale pari all’8,1 percento; per l’import del 17,9, non necessariamente rilevante in valore, se non fosse che da questi paesi importiamo materie prime energetiche e prodotti di cui abbiamo dismesso la produzione e che sono vitali per la nostra economia.

La preoccupazione maggiore per la nascita della nuova area è che molti paesi non hanno i valori della democrazia liberale come la intendiamo in Italia, Francia o Germania, ma sono dittature rivestite da democrazie.

Per questo dobbiamo gestire le relazioni economiche con questi paesi tenendo conto di questi aspetti politici, preservando i nostri sistemi di governo da derive autoritarie o nazionalistiche.

Oggi si sta ridisegnando il mondo e per l’Europa, che ha solo il 6 percento della popolazione mondiale e ha delocalizzato in Asia e Africa le sue produzioni, le sfide e i rischi aumenteranno”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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