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06/06/2023

Ganga (Cisl): “Territori chiave del Pnrr, vanno sostenuti. Investire su formazione e personale”

(Ignazio Ganga, segretario confederale Cisl con delega a Pnrr e Mezzogiorno)

Il segretario confederale del sindacato con delega a Pnrr e Mezzogiorno: “Bisogna mettere in sicurezza gli investimenti, quindi ben vengano i fondi di coesione. Ma serve una governance partecipata e il coinvolgimento pieno degli enti locali, altrimenti l’occasione andrà persa”

L’Italia e il Pnrr. La grande sfida è non sprecare nemmeno un euro, in un momento in cui l’economia ha bisogno di una grande spinta. Il motore della ripartenza del Paese è il Sud, che insieme ai territori, può giocare un ruolo chiave in questa fase.

Proprio il Meridione può beneficiare di ulteriori contributi con i fondi di coesione, dove il Governo sta pensando di spostare i soldi dei progetti che non si potranno realizzare entro il 2026, termine ultimo per la messa a terra dei cantieri del Pnrr.

Tutto questo però si scontra con la burocrazia e con l’inefficienza di una macchina amministrativa che rischia di lasciare indietro tutte quelle realtà che per mancanza di personale o di formazione, non riusciranno a beneficiare di questa occasione

Ignazio Ganga, segretario confederale Cisl con delega a Pnrr e Mezzogiorno, ha parlato di tutto questo con CUOREECONOMICO.

Che bilancio possiamo tracciare di questi primi quattro mesi e mezzo sul fronte di lavoro ed occupazione?

"Il Paese si trova fra un prima, che non riavrà e un dopo da ricostruire. In mezzo c’è il cantiere del Pnrr, dal quale si deve conseguire il massimo risultato possibile rispetto a quando è stato redatto il piano, pur consapevoli che il conflitto russo-ucraino ha generato contraccolpi su un sistema in movimento e che ora è completamente cambiato.

Come Cisl i temi dello sviluppo, della crescita e dell’occupazione vanno caratterizzati all’interno di questo perimetro.

Lo abbiamo detto anche al ministro Fitto e la cosa positiva è che nello scenario attuale un progetto di ripartenza del Paese legato a queste risorse il ministro competente assomma a sé oltre al Pnrr, anche quelle del Sud, le politiche di coesione e gli affari europei".

Ma proprio il ministro Fitto in audizione al Parlamento ha sottolineato che l’Italia è in ritardo. Non vi preoccupa questa cosa?

"Certamente, ma sono d’accordo con lui quando dice che il Pnrr va allargato ai fondi di coesione, dobbiamo ottenere questo dal confronto con la Ue.

La preoccupazione su alcuni interventi c’è, perché alcuni progetti sicuramente non si riesce a farli entro il 2026 e dato che la Ue è indisponibile ad un differimento della tempistica di rendicontazione, è giusto che il ministro insista nel coordinare Pnrr, RePower Eu e politiche di coesione, in modo da poter recuperare quei progetti, spostandoli là dove è possibile avere tempi più lunghi".

L’Italia però è al secondo posto in Europa per soldi non spesi e resi. Non è che questo spostamento è di nuovo un preludio al non spendere?

"Non credo. Nel momento in cui il piano risente degli effetti dello scontro bellico in Ucraina è naturale che bisogna fare un aggiornamento, che peraltro ha come scadenza il 31 agosto. Questo è il tempo perso, che in qualche modo va compensato.

Ovviamente nessuno poteva prevedere quello che sarebbe successo, per cui le soluzioni sono due: o il prolungamento dei tempi di rendicontazione del Pnrr o gli investimenti vanno messi in sicurezza là dove non c’è scadenza per rendicontarli, come appunto i fondi di coesione".

Quale può essere in questa fase il ruolo dei territori in questa fase?

"Siamo in una fase di messa a terra dei progetti e quando abbiamo incontrato il ministro Fitto abbiamo detto che non va sottolineata la necessità e l’importanza di una governance partecipata per un processo complesso qual è il Pnrr.

Come parti sociali ci siamo messi a disposizione. Il contributo degli enti territoriali è fondamentale perché sono soggetti attuatori del 36 percento dei progetti, 66 miliardi solo dal Pnrr, 80 con quelli complementari.

La nostra preoccupazione è proprio su quella parte destinata a comuni e regioni, soprattutto quelli relativi alla coesione fra centro ed aree interne, alla rigenerazione urbana e quant’altro, ai bandi per i comuni sotto i 5000 abitanti, a quelli per le aree dismesse. Sono sfide importanti, che non possiamo perdere.

Abbiamo raccolto qualche elemento di criticità, per esempio serve che la gestione non sia eccessivamente centralizzata. Sotto il profilo attuativo, abbiamo notato che ci sono andati bandi deserti, su tutti quello sugli asili nido: abbiamo chiesto che venga rivisto, adeguando le caratteristiche socio-economiche maggiormente ai territori.

Qui si apre un ragionamento sul fatto che non sarebbero da escludere misure a sportello, per raggiungere realtà che altrimenti non potrebbero mai raggiungere gli obiettivi di un bando.

Ho un segnale dai comuni: quelli del Mezzogiorno, per esempio, mi dicevano che la partecipazione ai bandi è complessa, tanto che il 40 percento di essi sta ricorrendo a consulenze esterne.

Il 73 percento delle opere si trova al Sud ma molti comuni fanno fatica a mettere a terra i progetti: va quindi evitato il rischio di non riuscire a rispettare le tempistiche. Considerate che mediamente nel  Meridione ci vogliono 9 mesi in più per completare le opere".

I comuni, soprattutto quelli più piccoli però stanno facendo fatica…

Gli investimenti più complessi sono proprio quelli dove si sta manifestando la carenza di personale tecnico. Questo è un problema molto grosso, che non va sottovalutato: abbiamo chiesto al ministro di intervenire.

Ma gli enti locali vanno aiutati anche investendo sull’aumento del personale: quello che è stato fatto è importante, ma non basta, non è adeguato alla sfida del Pnrr.

La pubblica amministrazione sconta il blocco del turnover ma anche il recente decreto sulla stabilizzazione dei tecnici prevede 500 assunzioni nelle amministrazioni centrali locali, ma Fitto stesso ha detto che ne ha trovati appena 380.

Dei 2800 assunti a tempo determinato al Sud che si vorrebbe portare a indeterminati, oggi pare ce ne siano appena 1100, perché molti non sono riusciti a rimanere per via di come sono strutturali i processi assunzionali.

Ci vuole una governance, lo abbiamo detto, abbiamo coinvolto anche Ance: la vitalità dei comuni sul Pnrr non manca, c’è grande attenzione. Purtroppo ad alcuni mancano i mezzi per attuarlo, soprattutto quei comuni in dissesto - non solo al Sud - che avranno difficoltà a fare assunzioni. Ma qui ci stiamo giocando molto.

Poi c’è la questione della burocrazia…

Bisogna assolutamente andare avanti sulla semplificazione, non si può perdere assolutamente altro tempo. Ma attenzione: semplificare non deve assolutamente significare una riduzione della sicurezza dei lavoratori nei cantieri o favorire le infiltrazioni mafiose.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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