Gardini e l'allarme mismatch: "Il lavoro c'è, mancano i lavoratori"

(Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative)
Il presidente di Confcooperative commenta i dati del rapporto realizzato: 316000 posti vacanti fra mancanza di competenze, grandi dimissioni e denatalità, valgono 1,5 punti di Pil. Il mercato del lavoro invecchia e chi lascia il lavoro lo fa per trovare condizioni migliori per le proprie qualifiche
"Il lavoro c'è, mancano i lavoratori". Ed è un "conto salato per il paese, 28 miliardi, l'1,5 percento del Pil".
Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, rilancia l'allarme mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia con i dati del focus Censis-Confcooperative su 'Lavoro, il mercato contorto: l'Italia alle prese con mismatch, demografia e grandi dimissioni'.
"316000 posti vacanti", ed altri fattori che "contribuiscono a mantenere 'asincrono' l'incontro fra domanda e offerta di lavoro", determinano "un costo economico che, negli anni, tende a crescere nel 2021 pesava per l'1,2% del Pil per arrivare oggi all'1,5 percento".
"Il lavoro continua a esserci, ma anche i lavoratori continuano a mancare e ciò non consente alle imprese di spingere sull'acceleratore così come potrebbero", avverte Gardini.
Le altre risultanze del rapporto
Dal rapporto emerge anche un quadro del mondo del lavoro che invecchia, con più mobilità ma anche più insoddisfazione.
In 10 anni gli over 50 sono aumentati di quasi 3 milioni, +42,4 percento. Considerando gli over 65 fra il 2012 e il 2022 la componente più anziana è, di fatto, cresciuta del 72,2. Mentre i 15-34enni occupati si riducono del 6,5 percento. La quota dei giovani fra gli occupati passa dal 25,1 percento del 2012 al 22,6.
Nel 2012 gli insoddisfatti del proprio lavoro rispetto alle competenze possedute era il 13,1 percento. Dieci anni più tardi la percentuale ha raggiunto il 36,1 percento.
Il rapporto registra anche un'accelerazione: molti lavoratori cercano un nuovo lavoro perseguendo migliori condizioni lavorative. Rispetto al passato cambiano le motivazioni.
Nel 2012 il 51,2 percento degli occupati a tempo indeterminato dichiarava di voler cambiare lavoro per guadagnare di più. Nel 2022 questa percentuale scende al 36,2 percento, quasi affiancata da quella degli insoddisfatti' che cercano un lavoro più qualificante per le proprie capacità/competenze e con maggiori prospettive di carriera.
Redazione Cuoreeconomico
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