Graziani (Cisl): “Italia a rischio stagnazione: patto per l’industria e partecipazione o altri decideranno per noi”

(Giorgio Graziani, segretario confederale della Cisl)
Il segretario confederale del sindacato a CUOREECONOMICO: “In questa fase delicata serve il contributo di tutti: un Paese diviso non può uscire da questa emergenza. Il Governo faccia chiarezza sui grandi asset strategici. Sull’alluvione basta polemiche e polarizzazioni politiche: bisogna aiutare famiglie ed imprese, molte delle quali pagheranno a lungo la calamità”
L’Italia che arriva alla fine dell’anno col fiatone, stretta fra la necessità di mettere a terra in fretta il Pnrr, per perdere il meno possibile e una povertà che aumenta in maniera dilagante, come certificato anche dall’Istat e dalla Caritas.
In mezzo, la questione energetica, con il Paese che non ha fatto quel salto in avanti che sarebbe necessario e le vertenze industriali aperte, con il caso Stellantis in prima linea. Tanti temi caldi che CUOREECONOMICO ha affrontato con Giorgio Graziani, segretario confederale della Cisl.
Quale situazione state riscontrando sul fronte dell’industria? Ci sono diverse vertenze aperte, su tutte la questione Stellantis, ma non solo. In che stato di salute è il settore, anche alla luce della questione energetica?
“La situazione è particolarmente delicata. L’Europa, ma in particolare la Germania, sono in recessione, gli Usa hanno attivato un nuovo protezionismo e la Cina lo è da sempre, mentre la Unione Europea (unico livello di competizione possibile) non ha ancora una politica industriale chiara e coesa che ci permetta di essere competitivi anche a livello Paese.
Noi chiediamo venga attivata, enunciata per inizio 2024, di una nuova politica industriale italiana, auspichiamo che il Paese eviti la recessione, anche grazie ad una dimostrata resilienza della manifattura su fatturati produttivi ed esportazione, anche se gli indicatori non ci lasciano grandi spazi di ottimismo su obiettivi di crescita ambiziosi.
Tante sono le vertenze al Ministero delle Imprese. Su Stellantis, chiediamo di avere una chiaro programma sui volumi per comprendere il futuro italiano su investimenti e occupazione, da cui dipendono le sorti del settore industriale trainante in Italia, l’automotive.
Così come sulla vertenza ex Ilva si gioca l’assetto e il ruolo della siderurgia italiana, bisogna uscire dagli equivoci, il Governo deve fare chiarezza, non c’è più tempo.
Va segnalato che finalmente si è conclusa, in modo soddisfacente, una vertenza da troppi anni aperta con la riconversione Green del sito ex Whirlpool di Napoli salvaguardando l’occupazione e dando una prospettiva ad un territorio già martoriato. Il quadro quindi è particolarmente complesso e delicato.
Ci aspetta un possibile periodo di stagnazione su cui serve una reazione immediata, a partire dai grandi asset strategici. Serve un piano partecipato, con il coinvolgimento di tutti, Governo e parti sociali, per questo da tempo abbiamo lanciato l’idea di un Patto per l’industria italiana”.
Lei è ravennate quindi sente molto la questione relativa all’Alluvione. Le imprese colpite stanno ripartendo, ma lo stanno facendo nello spirito degli emiliano-romagnoli e cioè rimboccandosi le maniche in attesa degli aiuti del Governo. Nei giorni scorsi il viceministro Bignami ha detto che “i soldi stanziati non sono stati spesi nemmeno tutti”. Ma intanto parte delle aziende sono scese in piazza. Vi preoccupa questa situazione?
“Intanto abbiamo apprezzato che il Governo nella manovra abbia garantito le risorse per le aree alluvionate. Il Commissario Figliuolo sta lavorando, ma è importante che ci siano le risorse necessarie e siano realmente disponibili, evitando dannose polemiche o polarizzazioni politiche su questioni che invece riguardano tutti, famiglie ed imprese.
Il territorio ha reagito, è ripartito quasi tutto fin da subito, ma ci sono famiglie in difficoltà, alcune ancora fuori dalle proprie abitazioni, imprese che aspettano di ricevere le risorse promesse e già spese in proprio e la certezza che alcuni settori, in particolare quello agricolo, pagheranno a lungo la calamità in termini redditivi e produttivi.
È necessaria piena collaborazione tra i vari livelli istituzionali, senza polemiche sterili, che spesso sono sinonimo del non fare dando una percezione errata del grado di servizio che la politica deve invece fornire in queste situazioni”.
La convincono il trimestre anti-inflazione e la social card? Perché sembrano misure incomplete e comunque insufficienti…
“Il trimestre anti-inflazione lo abbiamo condiviso, nello spirito e nello sforzo per dare comunque risposta ad un disagio che è presente in un grossa fetta della popolazione legata ai rincari così diffusi nei beni di prima necessità.
Ci piacerebbe - ci sono segnali in questo senso positivi - che su queste misure ci fosse un reale coinvolgimento delle parti sociali, per fare in modo che gli interventi siano più efficaci e mirati. Quindi: sforzi apprezzabili ma con dei limiti”.
Come vede invece lo scenario energetico?
“La crisi mediorientale accelera il riemergere dei rincari, già in essere grazie a speculazioni globali che approfittano delle turbolenze geopolitiche sempre più gravi.
Per questo si deve continuare nella diversificazione sulle fonti di approvvigionamento del gas per garantirne lo stoccaggio.
Si deve anche aumentare la produzione di energia su fonti rinnovabili, cui serve una semplificazione sugli iter autorizzativi, e agevolare la formazione di comunità energetiche”.
L’Istat ha segnalato 2 milioni di famiglie in povertà nel 2022 e la Fabi recentemente indicato rate dei mutui non pagate per 15 miliardi. Sono dei campanelli di allarme molto forti…
“Noi come Cisl siamo in campo per trovare soluzioni efficaci di contrasto alla povertà che purtroppo sta allargando le sue maglie anche nel nostro Paese. Serve un vero e proprio patto sociale, nel quale tutti i soggetti sociali e istituzionali varino una reale equa politica di crescita che non lasci indietro nessuno.
Lavoro, occupazione, salario dignitoso, politiche attive, politiche dei redditi, contrattazione, politiche sociali siano pensate e ragionate in modo organico per una redistribuzione giusta della ricchezza aiutando famiglie e persone.
In una parola Partecipazione, in questo senso va la nostra proposta di Legge sulla partecipazione dei lavoratori alle imprese. O siamo protagonisti del nostro futuro o il rischio è che qualcuno lo decida per noi. Un Paese diviso non può uscire da questa emergenza, serve coesione e partecipazione”.
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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