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06/11/2023

Iengo (Legacoop Lazio): “Protagonismo dei cittadini sarà il futuro, ma preoccupano costo del credito e ritardi sul Pnrr”

(Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio)

Il presidente della cooperazione laziale a CUOREECONOMICO: “Nella regione 12500 comuni senza banca: questo aumenta le difficoltà di accesso al credito. Il settore continua a garantire occupazione e capacità di investimento, ma in alcuni ambiti sconta l’assenza di manodopera. La crescita sarà solo sostenibile: cooperative di comunità, autoproduzione di energia e workers buyout le chiavi”

La cooperazione ed il modello economico che essa propugna si preparano a giocare un ruolo importante in questa fase dell’economia nella quale l’Italia è chiamata a dare seguito ai propositi messi su carta del Pnrr ed a costruire le linee del Paese per il futuro.

CUOREECONOMICO traccia un quadro insieme a Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio che dal suo osservatorio privilegiato di presidente della cooperazione della regione della Capitale, ha un grandangolo chiaro della situazione che si va delineando.

Come arriva il mondo cooperativo laziale a questi rush finale dell’anno? Quali sono i timori e quali le prospettive?

Il nostro mondo è complesso e le cooperative operano in diversi settori economici, da quelli tradizionali ai più innovativi. Quindi, i timori e le prospettive sono diversi, non solo in ragione dell’appartenenza delle cooperative ad un determinato settore economico, ma anche delle loro dimensioni imprenditoriali.

I cooperatori, pur essendo leggermente pessimisti sull’evoluzione del contesto macroeconomico italiano, mantengono una valutazione positiva su alcuni aspetti.

Ad esempio, sul mantenimento del livello occupazionale e della capacità di investimento. In ogni caso, riguardo le prospettive future, le cooperative prevedono in misura maggiore un consolidamento delle attività e una prospettiva di stabilità per il prossimo futuro.

La problematica che appare più diffusa tra le cooperative riguarda la carenza di manodopera seguita dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime”.

Quanto stanno incidendo sul mondo cooperativo laziale la desertificazione bancaria alla quale stiamo assistendo in Italia e l'impennata dei mutui a seguito dell'aumento dei tassi?

L’abbandono dei territori da parte delle banche è un problema serio, non solo per i cittadini, ma anche per le micro e piccole imprese. Una ricerca della First Cisl ricorda che nel Lazio sono 12.500 le imprese che hanno sede in Comuni dove non c’è alcuna banca e 16.000 quelle che nel loro Comune hanno un solo sportello bancario.

Va da sé che ciò equivale ad una difficoltà ancora maggiore di accesso al credito, che di per sé è già complesso e complicato per l’aumento dei tassi d’interesse.

L’89 percento delle cooperative registra infatti un aumento del costo del credito e continuano a crescere anche tutte le altre garanzie accessorie”.

Cosa vuol dire fare economia sociale in questo momento?

Significa continuare, per quanto riguarda le società cooperative, ad esercitare la funzione sociale che la Costituzione ha loro riconosciuto, laddove orientino la loro attività imprenditoriale alla soddisfazione dei bisogni e delle aspirazioni sociali ed economiche dei cittadini, che siano consumatori, lavoratori o piccoli imprenditori.

In altre parole, vuol dire svolgere la propria attività imprenditoriale al servizio dei soci cooperatori e, conseguentemente, della comunità cui appartengono”.

È giusto dire che il Lazio - nonostante la presenza di Roma - viaggia a due velocità? E se si, quali soluzioni?

Direi “a causa” o “per merito” della presenza di Roma, ovviamente a seconda dei settori economici cui ci si riferisce. Indubbiamente, il settore della cultura e del turismo è uno di quei comparti che rende squilibrato il rapporto tra Roma e il resto della Regione, nonostante vi siano importanti eccellenze fuori della Capitale.

Le soluzioni sono nella programmazione e in una maggiore “cooperazione” tra le amministrazioni comunali e le imprese private, fare rete intorno a progetti credibili”.

L’Italia è in ritardo sul Pnrr e il meridione rischia di perdere fondi. Quanto vi preoccupa questa situazione e che ruolo può giocare il mondo cooperativo?

La preoccupazione sulla proposta di rimodulazione finanziaria che riguarda 9 misure del Pnrr per un totale di 15,9 miliardi esiste, inutile nasconderlo, soprattutto per i progetti riguardanti gli interventi per la resilienza, valorizzazione del territorio ed efficienza energetica dei Comuni; gli investimenti in progetti di rigenerazione urbana; i Piani urbani integrati; le aree interne, potenziamento servizi e infrastrutture sociali; la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie.

Occorre definire chiaramente quali fondi e per quali importi, con quali autorità competenti e con quali tempistiche, anche nel rispetto della clausola del 40 percento di risorse al Mezzogiorno.

Il ruolo della cooperazione è quello già citato, quello cioè di contribuire a che l’incredibile mole di risorse finanziarie in gioco abbia poi una ricaduta sociale vera, sia in termini di servizi, sia in termini di aumento del lavoro di qualità”.

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Workers buyout, comunità energetiche, transizione energetica: Legacoop Lazio è molto attiva su questi fronti, che possono segnare il futuro economico del Paese…

Mi piace sottolineare che, per noi, ad accomunare i diversi fronti che cita è una stessa visione strategica per lo sviluppo sostenibile dei nostri territori, ma anche un'innata volontà della nostra associazione nel promuovere il protagonismo assoluto dei cittadini.

È un assunto valido per la costituzione di cooperative di comunità, cioè di imprese che producono beni o servizi di interesse generale con la partecipazione e il coinvolgimento della comunità stessa, siano esse in aree spopolate che nelle grandi città metropolitane.

Ed è lo stesso principio di protagonismo dei cittadini che è alla base della costituzione di comunità energetiche rinnovabili; nella visione di Legacoop, auspicabilmente "comunità cooperative energetiche", sul modello di quanto già avviene in Germania, Paesi Bassi e Stati Uniti. É stato Jeremy Rifkin, infatti, ad individuare nelle cooperative le realtà in grado di fare da facilitatrici del modello di produzione di energia distribuita.

Le associate a Legacoop Lazio poi applicano la stessa filosofia di economia della condivisione dal basso ai più svariati ambiti. Crediamo infatti che lo stesso principio debba essere applicato anche alla fruizione di beni condivisi dai soci utenti come internet, contrastando così il digital divide.

Non in ultimo, siamo convinti della grande portata valoriale di una operazione non semplice ma possibile, come ci dicono diversi casi in Italia ed in Europa: quella di restituire il protagonismo ai lavoratori attraverso i workers buyout ovvero quelle imprese in crisi o già fallite che vengono poi recuperate dagli ex dipendenti in forma di cooperativa.

In questo caso, è il capitale umano ad essere al centro: quello che Legacoop immagina come protagonista di una economia diversa e più umana”.

Vi spaventa la possibilità della nascita di un'economia ed una moneta alternative alla quale stanno lavorando Paesi come Russia e Cina?

Non saprei. È una prospettiva ancora remota, almeno apparentemente. Indubbiamente, sarebbe un ulteriore evento eccezionale, come quelli cui abbiamo assistito e partecipato negli ultimi anni, che richiederebbe la ricerca di nuovi equilibri sul piano economico e sociale, quando ancora siamo in attesa che quelli in corso siano definiti”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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