Inflazione, Visco: "Mosse Bce utili, ma con equilibrio. No a stop consolidamento conti"

(Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia)
Davanti alla platea degli operatori finanziari del Forex il governatore della Banca d'Italia spiega: "Italia può sostenere il cambio di passo, ma non va mandato segnale troppo duro". Il presidente di Confindustria Bonomi: "Non vedo recessione". Gros Pietro (Intesa San Paolo): "Mercato non si aspetti inflazione o si autogenera"
Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco sceglie la platea degli operatori finanziari dell'Assiom Forex per rassicurare i mercati che l'Italia può sostenere il cambio di passo che richiede la decisione della Bce di alzare di 50 punti base i tassi di interesse: "L'incertezza globale rende difficile decidere e tracciare la politica monetaria e la Bce deve imboccare la strada del giusto equilibrio fra repressione dell'inflazione e una frenata non eccessiva del Pil", sottolinea.
Parole chiare, che si uniscono a quelle del presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che spiega ddi non "vedere la recessione" e riconosce come un tasso del 3% non "è un problema se l'azienda è sana".
"Come industria italiana siamo moderatamente positivi" spiega, tornando però a sollecitare il governo a fare le riforme.
Scegliere le mosse con cautela
Nel suo discorso Visco insiste su un punto, affrontato già in altre occasioni in questi mesi e che in parte è stato recepito nell'ultimo board. Ovvero: la banca centrale deve svolgere "con cautela" il proprio compito.
E le prossime decisioni, dopo i 50 punti già annunciati, per marzo, andranno prese sulla base dei dati di inflazione che ha mostrato un primo segnale di rallentamento a gennaio.
Importante è comunque sottolineare che "i rialzi dei tassi ufficiali sono ampiamente gestibili per le finanze pubbliche del nostro paese" grazie alla vita media del debito e le politiche prudenti del governo, scandisce il governatore.
Il Quantitative tightening sugli asset, dopo anni di acquisti a man bassa sul secondario, inoltre "non dovrebbe avere ripercussioni di rilievo sul collocamento e sui rendimenti dei titoli di Stato" afferma.
Il peso sulle famiglie
Visco chiaramente riconosce come a pagare il prezzo più alto di una inflazione che galoppa siano soprattutto le famiglie, in particolare quelle meno agiate ed è questo che sta frenando la crescita: "Le prospettive di crescita per l'area euro si sono deteriorate e l'alto livello dell'inflazione colpisce duramente le famiglie, soprattutto quelle meno agiate che spendono una parte consistente del loro reddito per l'acquisto di beni alimentari ed energetici", spiega.
Per fortuna però, ricorda il governatore, il debito privato di famiglie e imprese resta basso nel confronto internazionale e quindi "i rischi sono circoscritti".
"Chiaro che per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile l'aumento della rata ha oramai acquisito un peso non indifferente e però - spiega Visco - ci sono ampie disponibilità (almeno a livello aggregato) sui conti correnti degli italiani.
Fra famiglie e imprese i depositi ammontano 1600 miliardi di euro. Quello su cui insiste Visco è la necessità di modificare il segnale, non sempre chiaro o troppo duro, che Francoforte ha inviato ai mercati sulle aspettative non di breve termine.
In Italia la politica di bilancio può continuare a mitigare gli effetti dei rincari dell’energia redistribuendo risorse, con interventi mirati e temporanei, a favore delle famiglie e delle imprese più colpite", disce Visco secondo cui "vanno evitati invece slittamenti ripetuti nel processo di consolidamento dei conti pubblici, che accrescerebbero l’onere dell’aggiustamento a carico delle generazioni future, già gravate del peso di un debito pubblico molto elevato".
Evitare l'autogenerazione dell'inflazione
Bonomi sottolinea come "la comunicazione potrebbe migliorare". Più diplomatico il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro "quello che la banca centrale deve trasmettere al mercato è soprattutto una visione: il mercato non deve aspettarsi l'inflazione e non deve convincersi che ci sarà perchè in questo modo l'inflazione si genera automaticamente".
Un invito 'domestico', Visco poi lo rivolge alle parti sociali: il primo è al governo nel mantenere cautela e prudenza sui conti pubblici.
E quindi le misure a favore delle famiglie e delle imprese più colpite devono essere "mirate e temporanee" evitando di creare nuovo debito.
E poi alle parti sociali per prendere "decisioni responsabili" sul costo del lavoro in modo da evitare un ulteriore elemento di spinta all'inflazione.
Un tema particolarmente delicato nel nostro paese "dove sia la produttività sia i salari in termini reali ristagnano ormai da troppo tempo, giocheranno un ruolo fondamentale, nel creare condizioni più favorevoli all'attività delle imprese, gli investimenti e le riforme previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza".
Redazione Cuoreeconomico
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