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03/12/2023

L'Italia verso lo spopolamento: nel 2050 farà figli solo una coppia su quattro

I dati del rapporto Censis: il Paese invecchia rapidamente ed i giovani vanno all'estero attratti da stipendi migliori e dalla possibilità di conciliare vita e lavoro. Più di un terzo delle famiglie diventeranno monopersonali. Anche la tenuta del sistema di welfare desta preoccupazioni: nel 2050 la spesa sanitaria pubblica sarebbe pari a 177 miliardi di euro, a fronte dei 131 miliardi di oggi. Il monito: "Alcuni processi economici e sociali largamente prevedibili nei loro effetti sembrano rimossi dall'agenda collettiva del Paese, o sono comunque sottovalutati". Cresce l'occupazione, ma resta fra le più basse d'Europa, calano gli investimenti fissi

Nel 2040 le coppie con figli diminuiranno fino a rappresentare il 25,8 percento del totale. È quanto emerge dal 5.7. rapporto Censis da cui risulta che per quella data le famiglie composte da una sola persona aumenteranno fino a 9,7 milioni (il 37 percento).

Di queste, quelle costituite da anziani diventeranno quasi il 60 percento (5,6 milioni). Secondo le stime, nel 2040 il 10,3 percento degli anziani continuerà ad avere problemi di disabilità.

Gli anziani rappresentano oggi il 24,1 percento della popolazione complessiva e nel 2050 saranno 4,6 milioni in più: raggiungeranno un peso del 34,5% sul totale della popolazione. Gli anziani di domani saranno sempre più senza figli e sempre più soli.

Un dato allarmante, ma non è il solo. Il Censis stima infatti quasi 8 milioni di persone in età lavorativa in meno in Italia nel 2050.

Una scarsità di lavoratori - viene evidenziato - che avrà un impatto inevitabile sul sistema produttivo e sulla nostra capacità di generare valore. Anche la tenuta del sistema di welfare desta preoccupazioni: nel 2050 la spesa sanitaria pubblica sarebbe pari a 177 miliardi di euro, a fronte dei 131 miliardi di oggi.

Nel 2050, secondo il Censis, l'Italia avrà perso complessivamente 4,5 milioni di residenti, come se le due più grandi città, Roma e Milano, scomparissero. La flessione demografica sarà il risultato di una diminuzione di 9,1 milioni di persone con meno di 65 anni e di un contestuale aumento di 4,6 milioni di persone over 65.

"Ciechi dinanzi ai presagi - viene sottolineato nello studio - Alcuni processi economici e sociali largamente prevedibili nei loro effetti sembrano rimossi dall'agenda collettiva del Paese, o sono comunque sottovalutati".

Fuga dall'Italia e ricerca del welfare

Il Censis, sottolineando come gli stipendi italiani continuino ad essere fra i più bassi d'Italia, nonostante una occupazione in crescita, punta l'indice anche sulla fuga dal Paese. Gli italiani che si sono stabiliti all'estero sono infatti aumentati del 36,7 percento negli ultimi dieci anni, ossia quasi 1,6 milioni in più.

A caratterizzare i flussi più recenti è l'aumento significativo della componente giovanile. Nello studio si evidenzia che nell'ultimo anno gli espatriati sono stati circa 82.000, di cui il 44 percento tra 18 e 34 anni (ossia oltre 36.000).

Con i minori al seguito delle loro famiglie (13.447) si sfiorano le 50.000 persone: pari al 60,4 persone del totale. Anche il peso dei laureati sugli expat 25-34enni è aumentato significativamente, passando dal 33,3 del 2018 al 45,7 del 2021.

Uno dei motivi che portano alla fuga, ma anche all'abbandono del lavoro, è che gli italiani non più alla conquista dell'agiatezza, ma alla ricerca di uno spicchio di benessere quotidiano. Per l'87,3 percento degli occupati mettere il lavoro al centro della vita è un errore.

Il 62 percento degli italiani avverte il desiderio quotidiano di momenti da dedicare a sé stessi e un plebiscitario 94,7 rivaluta la felicità che deriva dalle piccole cose di ogni giorno: il tempo libero, gli hobby, le passioni personali.

Rispetto al passato, l'81 percento dedica molta più attenzione alla gestione dello stress e alla cura delle relazioni, perni del benessere psicofisico individuale.

Fase espansiva dell'occupazione consolidata

Il rapporto sottolinea come si diceva un lieve aumento dell'occupazione. Sono 23,4 milioni gli occupati nel primo semestre di quest'anno: il dato più elevato di sempre.

Il tasso di occupazione raggiunge il 60 percento, aumentato di 2 punti percentuali tra il 2020 e il 2022, ma è ancora al di sotto del dato medio europeo (69,8 percento) di quasi 10 punti.

Se nel nostro Paese si raggiungesse il dato medio europeo, avremmo circa 3,6 milioni di occupati in più. Rispetto ai primi tre mesi di quest'anno, si riducono le ore lavorate in tutti i settori produttivi: -3 percento nell'agricoltura, -1,1 nell'industria, -1,9 nelle costruzioni, -0,5 se si considera l'intera economia.

Calano gli investimenti fissi lordi

Tra il primo e il secondo trimestre di quest'anno si sono ridotti dell'1,7 percento gli investimenti fissi lordi, in particolare nelle costruzioni in cui si registra un -3,3.

Il segno negativo davanti alla variazione del Pil nel secondo trimestre dell'anno (-0,4%) e poi la stagnazione dell'economia registrata nel terzo trimestre (nessuna variazione) - sottolinea lo studio del Censis - certificano una nuova fase di incertezza, che peraltro ancora non incorpora gli effetti del conflitto in Medio Oriente.

Molte delle attese di rafforzamento del sistema produttivo si sono riversate sulle potenzialità del Pnrr - viene evidenziato - che secondo le stime raggiungerà alla fine del 2023 una percentuale di completamento pari al 50 percento, rispetto a una tabella di marcia che prevedeva il 74 percento. 

Redazione Cuoreeconomico
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