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20/01/2024

La guerra e le tensioni socio-politiche freneranno la crescita nel 2024

Sia il Mediterranean Economies 2023 che gli economisti di Davos prevedono una nuova frenata dell'economia in conseguenza del perdurare del conflitto ucraino e delle nuove tensioni a Gaza, Suez e Taiwan. Capasso: "Guerra in Ucraina  rischia di produrre effetti sulla crescita di lungo periodo nell'area Med e gli alti tassi dovuti alle politiche monetarie restrittive e l'incertezza hanno ulteriormente ridotto gli investimenti in tutta l'area Med". Il World Economic Forum: "La recessione economica sta esacerbando una serie di sfide globali interconnesse, tra cui la crisi climatica e l'indebolimento del contratto sociale"

Le conseguenze geopolitiche e socio-economiche della guerra Russia-Ucraina nell'area  mediterranea sono al centro del Mediterranean Economies 2023, versione internazionale del Rapporto sulle economie del Mediterraneo, curato dall'Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche ed edito da Il Mulino.

Il rapporto è stato presentato  a Napoli presso il Circolo ufficiali della Marina militare. L'analisi evidenzia come dopo la pandemia, nel 2022 e nel 2023 le sfide con cui si è dovuta confrontare l'economia sono state: un "significativo" aumento dell'inflazione e il conflitto russo-ucraino.

"Questi shock - ha osservato Giovanni Canitano, tra i curatori del rapporto - hanno avuto effetti negativi significativi sulle prospettive di crescita economica globale, sebbene l'impatto sia stato disomogeneo con notevoli variazioni soprattutto tra i Paesi mediterranei".

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Gli effetti della guerra

Il rapporto evidenzia come la ripresa è stata danneggiata dalla guerra, che ha ridotto il rimbalzo nel 2022 dei Paesi del Sud Mediterraneo cresciuti in media al 3,7 percento rispetto ai Paesi

Euro Mediterranei cresciuti invece al 4,6 per cento. In particolare, la guerra ha acceso l'inflazione attraverso il prezzo degli energetici: tra il 2021 e il 2022 l'inflazione nei Paesi Euro Mediterranei è balzata di più di 7 punti percentuali in media, dall'1,68 percento al 7,9.

Un conflitto, quello russo-ucraino, che, evidenzia Salvatore Capasso, curatore del volume, "rischia di produrre effetti sulla crescita di lungo periodo nell'area Med e gli alti tassi dovuti alle politiche monetarie restrittive e l'incertezza hanno ulteriormente ridotto gli investimenti in tutta l'area Med".

Segnali negativi anche da Davos

Previsioni che sembrano confermate anche dal World Economic Forum di Davos. Dal rapporto presentato emerge che il 56 per dei capi economisti del World Economic Forum prevede che l'economia globale si indebolirà nel 2024.

Il documento rivela un'economia globale abbastanza incerta. La maggioranza degli esperti mette in guardia dall'aumento delle tensioni fiscali e dalla divergenza tra le economie a reddito più alto e quelle a reddito più basso.

"L'attività economica mondiale rimane lenta, le condizioni finanziarie rimangono tese e sia le divisioni geopolitiche che le tensioni sociali continuano a crescere", si legge.

"A livello regionale, i risultati evidenziano divergenze nei modelli di crescita. L'attività economica più vivace è ancora prevista nel Sud e nell'Est asiatico.

La Cina - viene sottolineato - resta un'eccezione: le precedenti previsioni di forte e moderata crescita sono sostituite con previsioni di crescita ampiamente moderate (69 percento) per il 2024.

Negli Stati Uniti, nel Medio Oriente e nel Nord Africa, le prospettive si sono indebolite dal settembre 2023: circa sei intervistati su dieci si aspettano una crescita moderata o più forte quest'anno. In Europa, il 77 percento prevede una crescita economica debole o molto debole nel 2024".

Due capi economisti su 3 ritengono che le politiche industriali creeranno nuovi "punti caldi" di crescita e 7 su 10 affermano che il ritmo della frammentazione geoeconomica accelererà.

Si prevede inoltre che l'intelligenza artificiale generativa aumenti la produttività e l'innovazione. Gli esperti sono ottimisti sui vantaggi derivanti dall'intelligenza artificiale per le economie ad alto reddito.

In un altro rapporto sul futuro della crescita gli esperti evidenziano che "la recessione economica sta esacerbando una serie di sfide globali interconnesse, tra cui la crisi climatica e l'indebolimento del contratto sociale, che stanno collettivamente invertendo i progressi nello sviluppo globale".

Il rapporto richiede un nuovo approccio alla crescita economica che equilibri l'efficienza con la sostenibilità e l'equità a lungo termine, esaminando insieme velocità e qualità. 

Redazione Cuoreeconomico
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