Malizia (Ciam): «Salvaguardare l’artigianalità del made in Italy e visione di lungo periodo»

(Federico Malizia, AD Ciam)
L’AD dell’azienda umbra leader nelle tecnologie per bar e ristorazione: «Preoccupati dai rincari di materie prime ed energia. Serve una squadra di Confindustria che possa ascoltare le reali esigenze delle aziende»
Mantenere l’artigianalità per contraddistinguere il prodotto italiano e avere una visione progettuale a lunga durata.
Sono queste le chiavi per agganciare la riprese secondo Federico Malizia, amministratore delegato della Ciam, azienda umbra, leader nella fornitura di design e tecnologia per arredatori nel settore bar, pasticcerie, gelaterie e ristorazione in genere.
Umbria al Bivio sarà il tema del prossimo Perugia 2021 Glocal Economic Forum ESG89 di dicembre. Quali le prospettive per la sua regione?
«Stiamo attraversando un momento difficile, c’è un impoverimento diffuso che si riverbera in una difficile collocazione dei giovani nel mondo del lavoro.
Le aziende che hanno una visione di crescita a lungo periodo, non fondata sulla quotidianità, sapranno cavalcare la ripresa.
Ma serve programmazione e uno sguardo fuori dei propri confini nazionali perché il prodotto italiano è molto richiesto. Per questo occorre mantenere l’artigianalità e il saper fare.
Un valore aggiunto ma non sempre compreso perché oggi noi imprenditori facciamo fatica a trovare certe figure come saldatori, falegnami».
Internazionalizzazione, innovazione e sostenibilità: quale la sua idea di futuro per l'Umbria?
«Sono tutti e tre temi basilari e fondamentali per crescita e lo sviluppo di qualsiasi azienda. Siamo in una Europa che ha definito le regole per i prossimi anni.
Sostenibilità significa anche autosostenersi a livello energetico e produttivo. Ogni imprenditore non può prescindere dal curare questi aspetti per sviluppare una crescita dell’azienda e della regione.
Altro tema l’export, fondamentale in un mercato globale. Ma attenzione alle scorciatoie che si sono rivelate dannose come la delocalizzazione all’estero che ha portato spesso più difficoltà che benefici.
In questo senso dobbiamo insiste sull’innovazione per spingere il Made in Italy, ciò che il mondo ci chiede».
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Si rinnovano i vertici di Confindustria Umbria, su cosa si dovrebbe puntare per contribuire alla crescita del territorio?
«Serve una squadra che possa ascoltare le reali esigenze delle aziende, anche quelle più spicciole in modo che si possano costruire piccoli progetti fattibili e realizzabili.
Dobbiamo mettere a terra quello che possiamo fare in ambito regionale senza fare voli pindarici su situazioni o cose preesistenti, ma di difficile attuazione.
Bisogna aiutare il tessuto imprenditoriale con la semplificazione burocratica digitale. Quindi servirà una squadra che dia senso di appartenenza e collegialità su indirizzi e scelte. E che crei solidarietà tra gli imprenditori».
Se dovesse avere una priorità: cosa si sente di voler chiedere al Governo regionale?
«Le infrastrutture sono il nostro cruccio, lo diciamo da decenni. L’aeroporto è un fuggi fuggi tra Confindustria e Camera di commercio, cosa che va a cozzare con le scelte fatte.
Possiamo parlare di tanti progetti come la bretella, l’autostrada i collegamenti ferroviari, ma è stato fatto poco e non c’è una progettualità che lascia gli imprenditori tranquilli».
Il tema delle materie prime e dei costi dell’energia sono alle stelle: come cautelarsi e quali le prospettive?
«Sono dinamiche molto più grandi di noi e che subiamo perché il pallino è nelle mani delle multinazionali che fanno finanza.
Noi ci troviamo alla fine della filiera a dover controbilanciare gli aumenti con un sostanziale impoverimento per i margini che si riducono.Ma il tema dell’inflazione porta anche a un calo dei consumi e del potere d’acquisto.
Come Ciam siamo pieni di ordinativi però si vive con la difficoltà di gestire l’approvvigionamento delle materie prime e una minore soddisfazione in termini di utili rispetto agli anni passati. I rincari dunque sono sbalzi violenti e montagne russe che vanno gestiti a livello centrale».
Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)
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