Marcantonini (Mct): «Cicloturismo per spingere l’Umbria, ma servono testimonial e infrastrutture»

(Andrea Marcantonini, MCT ITALY)
Il leader dell’azienda di impianti di betonaggio propone un nuovo modello di sviluppo: «Accogliere turisti e vendere i nostri prodotti migliori, la Regione sia promotrice del brand. Energia e materie prime? Nuova politica che guardi alla produzione»
Un turismo sportivo che possa richiamare persone da tutto il mondo per poi proporre i prodotti umbri.
Andrea Marcantonini, leader dell’azienda di impianti di betonaggio per sistemi di produzione e distribuzione del calcestruzzo, ha parlato a CUOREECONOMICO del modello di sviluppo a cui la regione dovrebbe puntare.
Umbria al Bivio - sarà il tema del prossimo Perugia 2021 Glocal Economic Forum ESG89 di dicembre. Quali sono le prospettive per la sua regione?
«Dobbiamo spingere sulla leva del turismo sportivo. Mi riferisco alla bicicletta, mtb, alla possibilità di percorso di trail running e passeggiate nei sentieri delle nostre colline.
Si tratta di un progetto sostenibile valorizzando i paesaggi tutto l’anno, destagionalizzando l’offerta turistica. Così si possono coniugare agriturismo e enogastronomia proponendo le eccellenze del territorio come il vino, l’olio.
Serve però una spinta della Regione sulla promozione e sulla creazione del Brand Umbria stringendo accordi con le associazioni del territorio, segnalando e mappando i percorsi.
Dobbiamo pensare a guide che possano accompagnare i turisti, ma anche alle infrastrutture. Con un investimento relativo si possono avere parcheggi, punti di noleggio di mountain bike, punti di ricarica per le bici elettriche, lavaggi.
Piccole spese che possono dare un grande servizio. Infine occorre un ambasciatore come stanno facendo da tempo le Marche con Nibali e poi Mancini».
Internazionalizzazione, innovazione e sostenibilità: quale la sua idea di futuro per l'Umbria?
«L’internazionalizzazione non è solo export. Dobbiamo fare in modo che i turisti arrivino sempre più da lontano. Ogni anno organizziamo la Umbria Crossing, un evento legato alla bicicletta.
Abbiamo persone che arrivano dagli Usa e dal nord Europa: sono entusiasti e pronti a cogliere le eccellenze locali perché comprano i prodotti e il meglio dell’Umbria.
Quanto all’innovazione deve essere di prodotto ma anche di processo, legato a un ciclo che sia sostenibile.
Servono processi all’avanguardia per essere competitivi visto che abbiamo i costi di tasse e manodopera tra i più alti al mondo. Ma l’ingegnosità è dalla nostra e il made in Italy è un vanto nel mondo».
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Si rinnovano i vertici di Confindustria Umbria, su cosa si dovrebbe puntare per contribuire alla crescita del territorio?
«Io direi sulla formazione di manodopera specializzata perché noi imprenditori facciamo fatica a trovare personale. La nuova squadra dovrebbe orientare la formazione sulle esigenze delle aziende, che stanno cambiando.
Poi bisogna affrontare il discorso di manager di livello che non vengono in Umbria perché le aziende sono perlopiù piccole e medie.
Avremo bisogno di più manager, quindi occorre investire nella loro formazione affinchè possano far poi crescere le aziende rendendole più competitive».
Se dovesse avere una priorità: cosa si sente di voler chiedere al Governo regionale?
«Sburocratizzazione da affrontare col digitale. Su questo aspetto siamo indietro. Non servono operazioni spot ma investimenti costanti».
Da ultimo il tema delle materie prime e dei costi energetiche alle stelle: come cautelarsi e quali le prospettive. Chi dovrebbe agire a difesa delle imprese italiane?
«L’Italia con la dismissione del nucleare ha delegato l’approvvigionamento energetico ai paesi esteri. Questo pesa, soprattutto in un momento come questo.
Noi come azienda abbiamo 450 kw di fotovoltaico installato da 10 anni: in questo senso siamo autosufficienti. Ma a livello nazionale bisognerebbe pensare a una produzione diffusa anche idroelettrica come accade in Svizzera.
Purtroppo anche su questo non c’è programmazione. Quanto alle materie prime abbiamo toccato il picco. Anche se non torneranno più i prezzi di un anno fa, speriamo si ritorni a una media accettabile.
Ci sono troppe speculazioni finanziarie e noi siamo alla fine della catena. Oggi processiamo ordini di un anno fa, ma con costi diversi. Come spiegarlo ai clienti? Speso dobbiamo accollarceli riducendo le marginalità. Così è difficile lavorare».
Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)
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