Olivi (Intesa Sanpaolo): ’Umbria: puntare su digitalizzazione, sostenibilità, filiere e competitività’

(Iacopo Olivi, Direttore Area Imprese Umbria di Intesa Sanpaolo)
Per la ripresa dell’economia regionale sarà fondamentale vincere le sfide poste dal nuovo scenario internazionale, rilanciando gli investimenti e, al contempo, valorizzando le competenze e il “saper fare” che hanno reso competitivo il tessuto imprenditoriale umbro
Umbria al bivio: questo è il tema scelto del prossimo Glocal Economic Forum ESG89 che si terrà a dicembre in Umbria.
La regione, dopo anni di lunga e sofferta transizione verso le regioni del sud, è chiamata a risollevarsi. Come? Investendo su quali traiettorie? In quanto tempo?
Di questo e di molto altro abbiamo ‘conversato’ con Iacopo Olivi, Direttore Area Imprese Umbria di Intesa Sanpaolo.
Olivi, ci faccia un quadro della situazione economica regionale a distanza di quasi due anni dal Covid…
‘La diffusione della pandemia che si è propagata a partire dai primi mesi del 2020 ha determinato forti ripercussioni sul sistema economico regionale, soprattutto a causa delle misure restrittive per il contenimento del virus adottate da ottobre 2020, chesono state, in Umbria, più intense della media italiana (zone “rosse” o “arancioni” per oltre tre mesi), a causa dell’impennata dei casi riscontrata in provincia di Perugia.
Per valutare gli impatti e le potenzialità di ripresa e il recupero dei livelli precrisi per l’economia della regione, ci si può riferire ai risultati dell’ultima indagine interna della Direzione Studi e Ricerche del nostro Gruppo, condotta con il coinvolgimento della rete commerciale che gestisce le relazioni con le imprese, che ha messo in evidenza per l’Umbria un sostanziale allineamento alla media italiana sia in termini di tenuta nel 2020, sia come prospettiva di recupero dei livelli di fatturato pre-crisi nel 2021.
Segnali incoraggianti arrivano poi dalle statistiche sul commercio internazionale: nel primo semestre 2021 le esportazioni della regione sono cresciute del 22% rispetto al 2020, ma dato ancora più rilevante è la crescita anche verso il primo semestre 2019 (+1%) che dimostra il recupero dei livelli precrisi in termini di vendite all’estero.
Dunque, anche se lo scenario resta ancora incerto e condizionato dall’evoluzione della pandemia, la regione ha dimostrato una buona capacità di cogliere i segnali di ripresa sia nel comparto manifatturiero, sia nei servizi’.
Una delle fragilità di questa regione è la sottocapitalizzazione delle Pmi: come risolverla per uscire dal nanismo?
‘La concentrazione del tessuto produttivo dell’Umbria in realtà di piccole dimensioni è sicuramente un dato di fatto cruciale.
Più della metà degli addetti (52,5%) è impiegato in imprese con meno di 10 dipendenti e poco più di un addetto su 5 è impiegato in imprese medio-grandi.
Si tratta di una sfida importante per lo sviluppo di questa regione che richiede un processo articolato e complesso.
Se guardiamo ai recenti risultati di una nostra indagine interna, volta a capire quali fossero gli orientamenti delle scelte strategiche delle imprese, emerge che in Umbria il 7,6% delle aziende sono orientate verso processi di ricapitalizzazione, contro una media italiana del 7,1%, a dimostrazione di una crescente attenzione e sensibilità verso questi temi.
Negli ultimi dieci anni si è inoltre assistito a un processo di rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese umbre, che ha consentito loro di fronteggiare la crisi pandemica in condizioni più solide rispetto a quelle con cui avevano affrontato la crisi finanziaria globale e quella dei debiti sovrani.
L’obiettivo dev’essere quello di superare l’eccesso di frammentazione anche, ad esempio, attraverso le relazioni di filiera, oltre ad instaurare partnership finanziarie e specialistiche che consentano di attivare capitali a favore dell’adozione di nuove tecnologie, revisione dei canali di vendita, formazione del capitale umano, transizione ecologica’.
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L’Umbria sconta un gap infrastrutturale importante: quali le direttrici su cui intervenire subito?
‘La valutazione delle prospettive e delle prossime evoluzioni in termini di infrastrutture non può prescindere dalle potenzialità e dalle iniziative legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: tramite il Next Generation Eu nei prossimi anni l’Italia otterrà risorse per oltre 220 miliardi di euro con cui sarà possibile avviare un percorso di crescita economica e di rinnovamento della società.
Si tratta un’occasione unica per recuperare il terreno perso e il divario accumulato durante questi anni: gli investimenti della regione si sono ridotti tra 2008 e 2019 del -37%, dato decisamente più severo della media italiana del -17%.
Le infrastrutture risultano sicuramente centrali per attrarre investimenti e garantire le connessioni fisiche e la rapidità di scambio di merci e persone.
Penso però anche all’importanza della digitalizzazione del territorio dove la regione mostra ritardi marcati su aspetti come la copertura delle reti.
Inoltre, si pone ancora più rilevante la necessità di accompagnare queste riforme e questi interventi con un’opportuna formazione e sostegno del capitale umano’.
Da ultimo, Olivi, quali i settori più dinamici in regione su cui investire?
‘Un settore importante che può rappresentare un elemento trainante per la ripresa dell’Umbria è l’agro-alimentare, che riesce a esprimere nel territorio delle eccellenze (36 prodotti riconosciuti nelle certificazioni DOP, IGP e STG pari al 4% del totale italiano) e che riveste un ruolo di traino anche per il sistema turistico.
Ci sono poi i settori della meccatronica, della componentistica e dell’aerospazio in cui l’Umbria si distingue per le sue eccellenze e per l’offerta di tecnologie con un elevato livello innovativo, flessibilità e robotizzazione delle soluzioni adottate.
Non ultima, la filiera della moda, un settore chiave per l’Umbria, che raccoglie competenze e abilità che la distinguono nel panorama internazionale.
Oltre a evidenziare dei settori, è però opportuno soffermarsi anche sulle leve sulle quali le imprese dovranno concentrare i propri sforzi,che sono principalmente: digitalizzazione, sostenibilità, filiere e competitività.
Per la ripresa dell’economia regionale sarà fondamentale vincere le sfide poste dal nuovo scenario internazionale, rilanciando gli investimenti e, al contempo, valorizzando le competenze e il “saper fare” che hanno reso competitivo il tessuto imprenditoriale umbro’.
Redazione Cuoreeconomico
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