sab 14 mar 2026

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Porcu (Cna Sardegna): “Noi fanalino di coda per formazione: Pnrr e competenze per rilanciare il territorio”

(Francesco Porcu, segretario di Cna Sardegna)

Il segretario dell’associazione artigiana a CUOREECONOMICO: “Va riconfigurato l’intero sistema di istruzione professionale. Ma non c’è solo questo: infrastrutture e desertificazione bancaria stanno penalizzando cittadini ed imprese. E ci preoccupano i ritardi nella messa a terra dei progetti nati da Next Generation EU”

Nonostante il turismo abbia trainato l’economia regionale, nell’ultimo anno la Saredegna ha registrato una crescita di quasi l’1 percento nell’ultimo anno e una di munizione dell’inflazione del 5,8 percento contro la media nazionale del 5,3.

Ebbene, in un contesto così incerto il Pnrr può offrire opportunità per il futuro, tanto che la Banca d’Italia  ha stimato per il 2025 un aumento del 9,2 percento di occupati in più rispetto al 2019, pari a 2.500 nuove buste paga.

I ritardi ci preoccupano perché il Pnrr rappresenta un’occasione irripetibile per la Sardegna per essere sempre competitiva e evitare la marginalizzazione con il resto dell’Italia”, dice Francesco Porcu, segretario di Cna Sardegna a CUOREECONOMICO.

“Spero - continua - che si possano spendere le risorse e aprire i cantieri per garantire un futuro per la nostra regione”.  

Segretario, per il settore dell’artigianato e delle piccole imprese pensa che sia stata sbagliata la rimodulazione del Superbonus?

Il Superbonus ha avuto una funzione importante e di traino negli ultimi due anni, quando con la pandemia l’edilizia ha visto un calo vertiginoso della produzione, ma è stato un errore mantenerlo.

Penso che l’Italia e la Sardegna abbiano bisogno di politiche a sostegno della produttività e in questo senso il Pnrr rappresenta uno strumento valido.

Oltre all’ apertura dei cantieri mi auguro che si prendano in considerazione anche altri programmi come il miglioramento della sanità e garantire una riforma della giustizia con tempi certi perché i rallentamenti della burocrazia bloccano gli investimenti”.

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Crede che la Zes Unica per il Mezzogiorno possa portare vantaggi?

Bisognerà vedere come funzionerà, dato che rispetto allo scorso anno oggi la Zes comprende altre regioni. Spero che si possa sviluppare un dialogo tra la cabina di regia e i territori e che anche le piccole e medie imprese possano avere sostegni per loro produzioni, anche perché negli anni scorsi da parte della politica nazionale gli incentivi sono andati solo a quelle più grandi.

In alcuni paesi dell’aera balcanica la Zes ha funzionato producendo occupazione e a favorendo nuovi investimenti esteri, quindi mi auguro che possa portare vantaggi anche da noi”.

Restando sui rapporti tra Sardegna e politica nazionale, come valuta l’impegno istituzionale per le infrastrutture?  

In Sardegna il problema delle infrastrutture va avanti da decenni e in questi ultimi anni non abbiamo visto nulla di nuovo. L’impegno delle istituzioni non ha risolto la situazione attuale, tanto che giovani e famiglie stanno lasciando i territori interni”.

Crede che la Manovra abbia dato gli effetti sperati?

La Manovra è stata contenuta nelle risorse, che per buona parte sono a debito e quindi il suo contributo per la crescita è poco rilevante.

Oltre ai sostegni economici, il nostro tessuto produttivo necessita di riforme che possano dare certezze alle imprese e assicurare un futuro dignitoso ai giovani”.

Con quale stato d’animo seguite la desertificazione bancaria?

Ci preoccupa molto, perché questo problema si ripercuote sull’accesso al credito delle imprese. La Sardegna, infatti, è la regione del Mezzogiorno che ha visto una forte riduzione dei prestiti e dei mutui verso le attività produttive e l’edilizia e il trasporto sono stati i settori più penalizzati.

Nonostante lo stop della Bce si fa fatica a chiedere nuovi prestiti e spero che si possa ridurre ancora di più il costo del denaro”.

Da un vostro rapporto è emerso che la Sardegna agli ultimi posti in Italia per la preparazione degli studenti. Che impatto ha questo fenomeno sulla piccola impresa?  

Con lo spopolamento e il calo demografico in Sardegna mancano figure professionali adatte al mercato di oggi e quindi riconfigurare l’intero sistema di istruzione e di formazione professionale per dare ai giovani le giuste competenze così da sfruttarle nel proprio futuro”.

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

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