Prete (Unioncamere): “Export leva dell’economia italiana, vanno aiutate le Pmi proporsi all’estero”

(Andrea Prete, presidente Unioncamere)
Il presidente dell’associazione degli enti camerali: “Faremo il record di volumi perché esportiamo qualità, ma adesso il caro-prezzi rischia di minare la competitività delle nostre produzioni”
Spingere sull’export, ma anche lavorare sugli antichi vizi che hanno frenato lo sviluppo dell’Italia. Incontriamo Andrea Prete, presidente nazionale di Unioncamere a Perugia, nel corso dell’incontro mondiale delle camere di commercio italiane all’estero ed è l’occasione per una chiacchierata sullo sviluppo dell’economia italiana in questo momento difficile.
“La risposta italiana alle difficoltà della pandemia è stata straordinaria: nel 2021 siamo cresciuti il doppio della Germania - dice Prete - Questo risultato è stato possibile in gran parte grazie all’export italiano, che quest’anno arriverà a sfiorare i 600 miliardi, che è il record assoluto del volume di affari italiani nel Mondo.
Se pensiamo che lo otteniamo in un momento molto particolare, con grandi difficoltà, si capisce come l’export sia una delle leve principali della nostra economia”.
E spiega: “Perché il nostro export è forte? Perché noi produciamo qualità: il brand Italia, il made in Italy, sono riconoscibili hanno una immagine perché rispetto ad altri Paesi la nostra produzione è di eccellenza”.
Aiutare le Pmi e spingere il turismo
In questo processo, secondo Prete manca ancora un tassello: “L’export deve restare un booster della nostra economia – spiega – e per questo motivo, come enti camerali dobbiamo portare anche le Piccole e Medie imprese ad essere competitive sul mercato internazionale: ce ne sono tante che fanno produzioni di eccellenza, ma non le capacità per proporsi all’estero. Il ruolo degli enti camerali all’estero è anche questo: aiutare le piccole imprese a strutturarsi”.
E aggiunge: “Oltre alla produzione di qualità, un altro settore che funziona è quello del turismo: abbiamo registrato nel 2021 720.000 voli verso l’Italia: vuol dire che siamo ancora un Paese attrattivo. Siamo però dietro alla Spagna, dunque dobbiamo lavorare anche su questo”.
Italia: paese di vizi e virtù
Prete sottolinea poi come proprio nel momento di maggiore difficoltà l’Italia abbia dato grande prova di sé: “Da noi le regole del gioco del mondo del lavoro hanno funzionato – spiega – perché grazie agli ammortizzatori sociali le imprese sono riuscite a non licenziare nessuno.
Questa è una virtù, una delle tante del nostro Paese e dobbiamo andarne fieri. Ma siamo anche un paese dai tanti vizi: per esempio, quello di perdere delle occasioni importanti per dare ascolto a tutte le parti e cercare di evitare di crearci problemi.
Adesso, anche per questo ci troviamo in difficoltà sul fronte energetico. Allora, ecco: adesso dobbiamo investire sulle rinnovabili, ma soprattutto dobbiamo semplificare i processi e le autorizzazioni e sbloccare tutto quello che su questo fronte la burocrazia ha fermato per vent’anni”.
Il caro-energia e la competitività
A frenare l’export italiano però potrebbe essere il caro-energia che ha fatto alzare i prezzi dei prodotti italiani: “Quest’anno la bilancia commerciale italiana è in negativo – dice Prete – ed è ovvio che questo è un tema importante perché mette a rischio la competizione, ovvero il fatto che i nostri prodotti di qualità possano combattere alla pari degli altri paesi.
Da soli come Unioncamere non possiamo fare niente, speriamo che su questo fronte intervenga il Governo.
Da parte nostra, siamo a disposizione del sistema delle imprese per superare il momento difficile e per aiutarle sul fronte dell’efficientamento energetico e la costituzione delle comunità energetiche”.
Mancano profili “green”.
Anche su questo fronte però l’Italia sembra essere in ritardo: “Le analisi del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal prevedono che, tra il 2022 e il 2026 – dice Prete – il fabbisogno occupazionale riguarderà per il 50% personale con competenze digitali, per oltre il 60% personale con competenze green.
Ma, se guardiamo ai dati dello scorso anno, ci rendiamo conto che un profilo professionale su tre è difficile da trovare.
Sciogliere questo nodo è complicato, implica un miglior allineamento della formazione con il mondo del lavoro e un forte orientamento dei giovani.
E’ fondamentale scioglierlo per assicurare quel capitale umano competente e capace di mantenere la propensione alla qualità e alla creativitàche contraddistingue il Made in Italy”.
Di Emanuele Lombardini
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