ven 30 gen 2026

Seguici su:

04/01/2023

Stellantis torna a crescere, Uliano (Fim Cisl): "Tavolo per superare carenza di materie prime e semiconduttori"

(Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim)

Il segretario nazionale Fim Cisl ha illustrato a Torino i dati del gruppo, con la produzione in attivo dopo 4 anni. Ma preoccupa il problema delle forniture e c'è necessità di accorciare la filiera

Dopo quattro anni la produzione di Stellantis torna a crescere in tutti gli stabilimenti italiani, a eccezione della Sevel, grazie al lancio dei nuovi modelli.

Tra auto e furgoni nel 2022  sono state prodotte 685.753 unità, l'1,8% in più del 2021. Il segno resta, invece, negativo rispetto al 2019 con un calo del 16,3% (-8,7% le auto e -29,7% i veicoli commerciali), dovuto soprattutto alla mancanza dei microchip.

Dal 2017 si è perso un terzo della produzione. Secondo la Fim, la difficoltà nelle forniture di componenti ha determinato nel 2022 la perdita di circa 200.000 vetture.

Lo ha detto il segretario nazionale della Fim Cisl Ferdinando Uliano, illustrando a Torino i dati della produzione 2022 degli stabilimenti.

Rispetto al 2021, il dato positivo negli stabilimenti dell'auto - ha spiegato il segretario nazionale della Fim Ferdinando Uliano - è stato determinato in gran parte dal lancio produttivo di nuovi modelli.

L'entrata in produzione della Maserati Grecale e dell'Alfa Romeo Tonale sta dando una spinta alle produzioni di Cassino e Pomigliano D'Arco. Il Polo Produttivo di Torino ha mantenuto buoni livelli di produzione, in particolare grazie ai volumi della 500 bev e le produzioni del Plant di Modena grazie alla Maserati MC20.

Con 206.000 veicoli commerciali leggeri la Sevel di Atessa è lo stabilimento con più volumi, ma è anche l'unico con un risultato negativo rispetto al 2021 (- 22,3%). La situazione dei fermi produttivi per i semiconduttori ha condizionato fortemente i risultati nel 2021 e nel 2022.

La richiesta al ministro per le imprese ed il Made in Italy

"L'interruzione della serie negativa degli ultimi quattro anni è certamente positiva, ma dal 2017 si è perso un terzo della produzione (da 1.035.454 a 685.753 unità).

C'è ancora molto da lavorare. Perciò riteniamo importante che il ministro Urso convochi subito il tavolo ministeriale Stellantis", sottolinea Uliano, allineandosi in questo al presidente di Confindustria Basilicata Francesco Somma.

"Dobbiamo verificare concretamente - spiega Uliano - l'arrivo nel nostro paese dei nuovi investimenti previsti dal Piano Dare Fowards, necessari al lancio di nuove produzioni.

È altrettanto urgente che il Governo affronti con determinazione il problema della difficoltà per il settore a reperire materie prime e semiconduttori e della conseguente necessità strategica di accorciare le catene di fornitura. Tema che il Governo dovrebbe porre con forza anche in ambito europeo.

La Fim-Cisl ha più volte denunciato la gravità di questa situazione, la quale indebolendo uno dei settori industriali più rilevanti, colpisce pesantemente il reddito dei lavoratori e riduce il bacino occupazionale del paese, determinando ripercussioni estremamente negative anche sull'indotto".

Incentivi non bastano

Uliano poi aggiunge: "Il Fondo specifico del settore Automotive sta solo finanziando gli incentivi alla domanda, che sono indispensabili per sostenere l'acquisto di veicoli con un costo superiore del 50%, (650 milioni per tre anni a partire dal 2022), ma non devono sottrarre risorse per la reindustrializzazione, indispensabile per evitare l'impatto negativo di oltre 75.000 lavoratori nel comparto auto a seguito del cambio delle motorizzazioni". 

 "Il Fondo stanziato - ha detto Uliano - era di circa 8 miliardi in 8 anni, utilizzato per poco più di 1 miliardo solo per incentivare l'acquisto delle auto.

Bisogna accorciare la catena di fornitura, portando nel nostro Paese le produzioni di tutta la componentistica che rappresenterà l'auto del futuro: dai semiconduttori, dalle batterie, ai componenti necessari per la motorizzazione elettrica, per la guida autonoma, per la digitalizzazione e la connettività.

Il Governo deve essere consapevole che senza un piano per la transizione industriale attivabile immediatamente, il rischio licenziamento e desertificazione industriale diventa certezza".

Redazione Cuoreeconomico
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com