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07/03/2023

Tridico (Inps): "Si a riforma del reddito di cittadinanza, ma resti a chi non trova lavoro"

(Pasquale Tridico, presidente Inps)

Il presidente dell'ìstituto nazionale di previdenza a Radio 24: "La ripresa dei contratti indeterminati è frutto della riattivazione del decreto dignità. Il sistema delle quote rischia di cambiare il rapporto fra attivi ed occupati"

Il presidente dell'Inps Pasquale Tridico è intervenuto a Radio 24 nel programma "Mattino 24" per parlare di reddito di cittadinanza, commentando anche la proposta di riforma in discussione nel nuovo Governo ed il quadro relativo ad occupazione e pensioni.

La posizione sul reddito di cittadinanza

Per i cosiddetti non occupabili cambia poco, il reddito di cittadinanza si conferma essere fondamentale come contrasto alla povertà.

C’era da fare un lavoro sulle politiche attive, su tutto ciò che c’è attorno alla misura e questo mi sembra che vada nella giusta direzione.

Noi abbiamo tanti inattivi e abbiamo progetti di inclusione che spesso non vengono svolti da Comuni e centri per l’impiego, qui mi sembra che ci sia una spinta molto forte in questa direzione”, spiega il presidente Inps.

Il reddito minimo è una misura prevista dall’Unione Europea, tutti coloro che stanno al di sotto di una certa soglia devono avere un reddito.

L’Italia dovrà fare i conti con le direttive della Commissione Europea sul reddito minimo, consentire a coloro che pur non trovando il lavoro perdono il reddito. Mi sembra effettivamente una grande criticità”.

Ripresa contratti indeterminati 

La ripresa dei contratti indeterminati dipende dal fatto che il decreto dignità ha ricominciato ad essere efficace, da ottobre scorso è finita la sospensione prevista durante la pandemia- ha sottolineato invece parlando di occupazione - Il decreto dignità è stato sospeso per due anni di pandemia e dall’autunno scorso ha ripreso nella sua efficacia.

Voglio ricordare che il decreto dignità prevedere delle specifiche ragioni per assumere a tempo determinato e quindi se l’azienda non le ha, assume a tempo indeterminato. Che poi è la regola che prevede l’Unione Europea come forma di lavoro prioritario”. 

Attenti alle quote, possono far calare il rapporto attivi-occupati

Sulle pensioni, la posizione è altrettanto netta: “Noi abbiamo un rapporto tra popolazione attiva e occupati che si sta rimpicciolendo, oggi è 1,4, nei prossimi 10 anni sarà di 1,3, con questo trend demografico rischia di essere 1 a 1 con gravosità sul sistema pensionistico.

Negli ultimi 4 anni, dal 2019 a oggi, la popolazione attiva si è ridotta da 38,4 milioni a 37,2 milioni, abbiamo perso 800 mila residenti attivi e questo è un grave danno.

Ogni volta che si pensa di riformare le pensioni attraverso quote bisogna stare attenti a non peggiorare ulteriormente questo rapporto”. 

Redazione Cuoreeconomico
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