Tronzano: «Piemonte, +25% nelle produzioni: ora investire su automotive, idrogeno e aerospazio»
(Andrea Tronzano, Assessore allo sviluppo delle attività produttive Regione Piemonte)
L’assessore regionale allo sviluppo economico: «IL territorio non si è mai fermato: produce 24 miliardi di export e siamo pronti a valorizzare i distretti grazie al Pnrr. Vogliamo tornare ai vertici delle classifiche»
La ripartenza dopo la crisi e le nuove sfide all’orizzonte alla luce delle risorse che stanno arrivando dall’Europa grazie al Pnrr.
CUOREECONOMICO ne ha parlato con Andrea Tronzano, assessore allo sviluppo delle attività produttive del Piemonte.
Come sta rispondendo il mondo produttivo piemontese alla ripresa post pandemica e su quali direttive si sta muovendo?
«Il mondo produttivo piemontese non è mai stato fermo anche nei periodi più bui portati dal Covid. Ne ho avuto testimonianza diretta visitando di persona oltre 500 aziende e ascoltando quello che gli imprenditori mi raccontavano.
Pur in un periodo di oggettiva difficoltà ho sempre visto fiducia nel futuro, consapevolezza delle loro grandi capacità e delle opportunità che la pandemia poteva far emergere.
I dati di Unioncamere Piemonte sono lì a testimoniare come la ripresa nel secondo trimestre del 2021 sia stata oggettivamente forte con un incremento pari al 25,1% nell’ambito produttivo.
Un balzo in avanti notevole a testimonianza sia della capacità imprenditoriale sia anche della volontà di percorrere nuove strade.
Ora, anche attraverso le risorse europee, dobbiamo fare in modo che il rimbalzo non sia effimero, ma sia strutturale».
Cosa ci si attende dal Pnrr in generale e nello specifico per il Piemonte? Dove saranno orientati i contributi?
«Il Pnrr rappresenta, sicuramente, una grande iniezione di fiducia e di risorse ed insieme alla prossima programmazione europea sarà in grado di affiancare efficacemente le imprese della nostra regione.
Il grande gioco di squadra che si è instaurato tra corpi intermedi, istituzioni, aziende diventerà il nostro valore aggiunto.
Le partite aperte su cui stiamo lavorando riguardano senz’altro il nostro più importante asset: l’automotive, che sta subendo la più grande trasformazione della storia con il passaggio all’elettrico.
Guardiamo infatti con attenzione le nuove forme di energia, come l’idrogeno, e settori con grandi margini di crescita nel futuro come l’aerospazio, l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, la manifattura di eccellenza, l’enomeccanica, l’industria dello sport, il settore estrattivo.
Le interlocuzioni con il Governo sono buone e con Roma scriveremo le azioni da intraprendere per il futuro industriale di Torino e del Piemonte».
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Il territorio e la sua valorizzazione come fattore vincente per il Paese Italia, in questa fase di rilancio. Cosa ne pensa?
«Investire in Piemonte conviene. Siamo certi che il Governo vorrà condividere il percorso che abbiamo tracciato per consentire, alla nostra regione, il ritorno all’apice delle classifiche: il grande lavoro svolto dai nostri imprenditori lo merita!
Se si vuole fare un esempio di coinvolgimento territoriale possiamo riferirci ad Itavolt e al recupero dell’area industriale di Scarmagno.
L’acquisto del sito di Ivrea è stata un’operazione resa possibile dalla collaborazione tra pubblico, enti locali, e privato.
Naturalmente siamo ancora lontani dalla realizzazione, ma un primo fondamentale passo è stato compiuto.
Si tratta del sistema Piemonte che cresce e che ha un futuro inclusivo e accogliente, in grado di diventare un vero esempio di industria sostenibile e profittevole al tempo stesso.
Lo stesso tipo di approccio, tra l’altro, lo abbiamo utilizzato anche su altri due progetti innovativi, quali MTCC e Città dell’Areospazio: saranno luoghi nei quali troveremo insieme didattica, impresa e ricerca, in pratica ciò che oggi, e soprattutto domani, cerca il mercato».
Digitalizzazione ed internazionalizzazione, saranno due temi chiave: a che punto è il Piemonte e quali possono essere le ricette per colmare il gap italiano rispetto al resto d'Europa?
«Sono due temi cruciali per l’economia della nostra regione. Eliminare i divari territoriali è una delle nostre missioni.
Il digital divide è ormai inaccettabile: le infrastrutture digitali e il loro servizio al sistema d’impresa sono un elemento imprescindibile che permette di lavorare con rapidità e dare risposte certe, un veicolo fondamentale sia per lo sviluppo sia per i rapporti commerciali.
Per quanto riguarda l’internazionalizzazione basta guardare il valore delle esportazioni piemontesi che negli ultimi sei mesi si è attestato sui 24 miliardi di euro.
Un dato in crescita determinato non solo dal rimbalzo dell’economia post covid, ma anche dalla gran quantità di ordinativi.
Esempi virtuosi sono l’aerospazio che vede il Piemonte generare, da solo, il 17 % delle esportazioni nazionali, e i nostri dinamici distretti che hanno una impareggiabile capacità di esportazione.
Insomma, più attività relazionali saranno generate più aumenterà il peso degli ordinativi e di conseguenza del fatturato per le nostre aziende».
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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