Cisl: “Il lavoro c’è, mancano le competenze: premiare aziende virtuose e sostenere produttività e crescita”

(Luigi Sbarra, segretario generale Cisl)
I dati del primo report sull’occupazione a cura del sindacato: cresce l’occupazione “buona”, ovvero a tempo indeterminato, ma in massima parte si tratta di un rimbalzo post-Covid: “Occorrono quindi interventi significativi e mirati per non esaurire la spinta positiva di questa fase. La vera emergenza è lo skill mismatch, insieme all’inattività di giovani e donne, soprattutto al Sud”
“Occorrono interventi significativi e mirati per non esaurire la spinta positiva di questa fase: accelerare sul potenziamento dei servizi per l’impiego e sulle riforme del sistema scolastico e dell’orientamento; introdurre incentivi mirati per quelle platee ancora relegate all’inattività, in particolare premiando le aziende che introducano con accordo sindacale misure di conciliazione equamente utilizzate da lavoratori e lavoratrici; investire sui servizi per consentire alle donne di lavorare, non solo asili nido ma anche tempo pieno a scuola, centri estivi, accelerazione della legge sulla non autosufficienza. Infine occorrono misure di sostegno alla produttività e alla crescita”.
Lo scrive la Cisl in un report dedicato all’occupazione, che elabora i dati Istat, con l’obiettivo di fornire, periodicamente, un quadro dei principali dati sul lavoro ed elementi utili per una chiave di lettura dei dati stessi.
Un approfondimento per poter comprendere i motivi per cui i dati sull’occupazione, derivanti da diverse fonti di rilevazione, possono apparire discordanti, dando luogo spesso a commenti contrastanti.
Crescita dell’occupazione, ma non è tutto rose e fiori
Secondo i dati analizzati dalla Cisl per il terzo anno consecutivo cresce l’occupazione: nel quarto trimestre 2023 gli occupati sono aumentati del 2,3 percento rispetto ad un anno fa, mentre calano i disoccupati e prosegue da metà 2021 la riduzione degli inattivi.
A crescere è l’occupazione “buona”, quella a tempo indeterminato, con quasi 500.000 posti fissi in più in un anno e il calo di quelli a termine.
Nel dettaglio, nel quarto trimestre il numero dei disoccupati è di 1.938.000, ovvero 65.000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022. Il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,4 percento (7,5).
Questi dati, sottolinea la Cisl, “sono conseguenza di un rimbalzo post-covid superiore alle attese e di una serie di concause.
Dipendono in buona parte anche dalla carenza di competenze, che sta diventando la vera emergenza e che, se in questa fase spinge le aziende ad assumere con contratti stabili, potrebbe diventare a breve un freno alla crescita, già bassa, e, se non affrontata per tempo, rischia di alimentare un bacino di lavoratori disoccupati o sottopagati a causa delle competenze inadeguate”.
Pertanto, sottolinea il sindacato, “è necessario iniziare a sciogliere la contraddizione della compresenza di aziende che non trovano le competenze ricercate con larghe fasce di inattività di donne e giovani che, nonostante questi recenti miglioramenti, tengono l’Italia inchiodata ai tassi di occupazione più bassi nell’Unione Europea, primato a cui concorrono soprattutto i dati del Mezzogiorno”, come del resto aveva già sottolineato la Svimez.
Così come, spiega la Cisl, “va sciolto il dualismo tra aziende più produttive che soffrono la carenza di personale ed altre che non offrono adeguate condizioni di lavoro e retributive, spingendo donne e giovani a cercare condizioni migliori, alle quali, però, non sempre possono aspirare concretamente, perché non in possesso delle competenze richieste”.
Come elevare i salari
Si lega a questo discorso un altro tema, quello dei salari, una delle concause della fuga di talenti all’estero. Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl è tornato sull’argomento rilanciando la proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori alle aziende nell’ambito di un evento a Milano organizzato dal mensile vicino a Comunione e Liberazione: “La partecipazione è la via maestra per elevare i salari, radicare investimenti e occupazione, rilanciare formazione e competenze, esercitare controllo su salute e sicurezza, sviluppare la crescita reale e arginare la finanziarizzazione dell'economia, aumentare quelle buone flessibilità in grado di rendere più resiliente e competitivo il tessuto produttivo", ha spiegato
"Il nostro auspicio - ha concluso - è che si arrivi ad un disegno di legge unificato, la cui approvazione faccia evolvere le relazioni industriali italiane nel solco della democrazia economica".
Redazione Cuoreeconomico
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