Mancini (Confcooperative Sicilia): “Zes unica opportunità se ben sfruttata. Nuova Pac sia orizzontale e davvero sostenibile”

(Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia)
Il presidente della cooperazione siciliana a CUOREECONOMICO: “La logica del passato, che regimentava le acque per portarle a mare va rivista integralmente: le acque vanno intercettate e accumulate già a monte per garantire più risorse e ridurre i danni indotti dai fenomeni più intensi. In Sicilia tante start up con giovani e donne, ma occorre che queste imprese vengano adeguatamente supportate”
“Tutto dipenderà da come sarà gestita. Può essere un’ottima opportunità, ma anche un grande fallimento”. Sono le parole di Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia, sull'avvio della Zes Unica, in vigore dal 1 gennaio 2024 e che comprende otto regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e che ha sostituito le Zes (Zone economiche speciali) frammentate in otto diverse strutture amministrative.
“Non abbiamo contrarietà a priori ma il Mezzogiorno, che rimane purtroppo un problema troppo a lungo dimenticato, rappresenta una realtà complessa e con profonde differenze - ha aggiunto - Se dentro una visione e una strategia unica la Zes saprà cogliere questa complessità e agire di conseguenza potrà rappresentare uno strumento valido. E in tal caso che ben venga”.
Insieme a Mancini abbiamo fatto il punto su cooperative e beni confiscati alla mafia, cambiamenti climatici, startup e lavoro femminile.
Cooperative e beni confiscati alla mafia: come si possono affinare gli strumenti e accrescere il dialogo tra istituzioni e il mondo economico e sociale?
“Sicuramente con una strategia e una visione che nasca da una regia centrale e che sia capace di articolarsi sul territorio in maniera efficace.
Noi siamo molto fiduciosi che gli interventi che si stanno attuando attraverso il ruolo di governance dell’Agenzia Nazionale per la destinazione e l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, potranno dare frutti importanti. Confcooperative è molto impegnata su questo terreno.
Occorre un approccio che dia al territorio la certezza dell’efficacia dell’azione dello Stato, che coinvolga le comunità in una scommessa che non può essere dei singoli.
In tal senso noi crediamo che lo strumento della cooperativa di comunità sia quello più efficace per restituire i beni, e i loro benefici economici, al territorio generando cultura della legalità”.
Il comparto agricolo sta vivendo un momento storico difficile: fitopatie, mutamenti climatici e più recentemente siccità da record. Come prepararsi in vista della prossima estate?
“La situazione è molto difficile e le questioni citate sono correlate. Non è scontato che avremo delle piogge tardive e in ogni caso se arrivano nel momento sbagliato possono creare altri problemi. L’anno scorso le fitopatie sono state infatti gravissime per via delle piogge registrate fino a maggio.
Speriamo nella buona sorte, speriamo non piova nella tarda primavera per non ritrovarci nuovamente alle prese con enormi problemi nei vigneti e con un’importante carenza di fieno. Si dovrebbe rivedere il sistema di gestione delle acque piovane.
La logica del passato, che regimentava le acque per portarle a mare va rivista integralmente: le acque vanno intercettate e accumulate già a monte per garantire più risorse e ridurre i danni indotti dai fenomeni più intensi.
E poi occorre assistere e sostenere gli agricoltori in via preventiva e con una precisa calendarizzazione degli interventi, non quando il danno è nei fatti consumato. L’impegno economico è davvero importante, specialmente nel biologico. Però, la malattia si può soltanto prevenire”.
Quanto sono tutelati i produttori dalla nuova Pac?
“La Pac è quella contestata che ha portato i trattori per strada. Va considerata in maniera diversa. Eravamo Obiettivo 1 e, non tenendo conto della situazione reale, è stato deciso che non lo siamo più.
Gli agricoltori si trovano davanti ad un sistema di prezzi che non remunera il loro lavoro. Le aliquote destinate ai Paesi Membri devono essere riviste e le Regioni devono giocare un ruolo più incisivo a sostegno delle imprese agricole.
La nuova Pac deve essere unica, orizzontale per tutti tranne per chi fa agricoltura post-industriale; deve andare verso chi fa un’agricoltura sostenibile, verso quelle cooperative che guardano al green, che guardano responsabilmente anche alla salute dei consumatori.
E contestualmente andrebbe lanciata una grande campagna informativa verso i consumatori per fare crescere la loro cultura e consapevolezza. Ognuno dovrebbe essere consapevole di ciò che mangia e potere scegliere di destinare il proprio budget verso il cibo sano e di qualità per preservare la propria salute.
Il risparmio delle famiglie non può essere fatto sulla spesa alimentare perché altrimenti si generano costi sanitari. Anche questo dovrebbe essere un obiettivo della PAC e delle autorità politiche”.
Ancora oggi almeno una donna su quattro lascia il lavoro per occuparsi di un minore o un anziano in casa. Quali misure mettere in campo per le donne lavoratrici?
“Le donne lavoratrici sono una risorsa e occorre mettere in campo tutti i supporti e i servizi indispensabili a far si esse possano svolgere le loro attività senza impedimenti. Ma serve anche offrire loro percorsi di crescita lavorativa. La cooperazione siciliana tra l’altro ha sicuramente tanto da dire in tal senso.
La maggioranza assoluta degli occupati dalle cooperative siciliane, il 56 percento del totale, è donna, e lo è anche il 33,3 percento dei soci persone fisiche. Inoltre, il 35,4 percento delle cooperative aderenti attive è femminile (presenza maggioritaria delle donne tra i soci).
Dati in crescita che ora devono tradursi nel sostenere le donne nei percorsi virtuosi di formazione soprattutto nell’ambito manageriale, dell’innovazione, della digitalizzazione, dell’internazionalizzazione e dello sviluppo sostenibile.
I profili formativi delle donne cooperatrici sono mediamente più qualificati rispetto a quelli dei colleghi uomini, ma ancora prevalentemente legati a percorsi di studio “umanistici e parasanitari” con bassi livelli di digitalizzazione.
Mi piace anche sottolineare che il 35,3 presidenti dei presidenti dei consigli di amministrazione. è donna. Dato di gran lunga maggiore a quello del totale delle cooperative attive aderenti a Confcooperative sul territorio nazionale (pari al 27,2).
Quindi una valorizzazione anche nei ruoli apicali. Riguardo al possibile sostegno per le donne lavoratrici, bisognerebbe potenziare i servizi che permettano ad una donna di conciliare la sua attività lavorativa con le incombenze familiari e domestiche, agendo sulla sfera dei servizi per i minori ed a favore degli anziani”.
La Sicilia, tra le tante cose, è anche terra di startup. Nel 2023 è stata tra le poche regioni italiane a incrementare gli investimenti di venture capital in imprese innovative, toccando i 14 milioni di euro contro i nove dell’anno precedente. Quanto è importante supportare le idee di giovani e donne che vogliano diventare imprenditori in cooperativa in una regione strategica come la Sicilia?
“Importantissimo, perché supportare i giovani imprenditori significa evitare la desertificazione delle aziende, apportando linfa nuova, e contrastare la desertificazione demografica.
Confcooperative Sicilia sostiene il ricambio generazionale dei soci delle cooperative. Ci sono dati che devono ancora crescere. Il 9,3 percento dei soci delle cooperative aderenti ha infatti meno di 30 anni di età.
E il 17% percentodei presidenti di dei consigli di amministrazione non ha più di 40 anni di età. Sono dati in netto miglioramento ma ancora insufficienti. Inoltre, il 29,5 percenti tra aderenti attive, ha meno di 10 anni di attività.
C’è quindi un dato di ricambio estremamente importante. Occorre però che queste giovani imprese si consolidino e per questo siamo pronti a supportarle con tutta la strumentazione regionale a nazionale a disposizione dell’organizzazione, dai servizi di base, contabilità e paghe, a quelli finanziari, per l’accesso ai mercati, per l’innovazione digitale e per i servizi ai soci”.
Di Mario Catalano
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