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22/09/2022

Pirulli (Felsa Cisl): «Lavoro somministrato salva le imprese, ma senza formazione resterà parte debole»

(Mattia Pirulli, segretario generale di Felsa Cisl)

Il segretario nazionale di Felsa Cisl: «La difficoltà a reperire personale specializzato spinge a questo tipo di contratti. Ma il rischio è che i lavoratori restino fuori dalle trasformazioni del processo produttivi»

Il lavoro debole e povero nei momenti di grande congiuntura prende sempre più piede. Lo confermano i dati dell’occupazione italiana, che sebbene segni un ripresa dopo il periodo pandemico, indica anche una crescita dei contratti temporanei.

I somministrati, le partite Iva ed in generale tutti quei lavori che non rientrano nella contrattualizzazione classica, hanno grandi tutele ma evidenziano anche una chiara difficoltà delle imprese ad assumere. Inoltre, il quadro attuale fa i conti con la situazione economica compressa.

Mattia Pirulli, segretario generale di Felsa Cisl, il sindacato dei lavoratori autonomi ed atipici, disegna con CUOREECONOMICO gli scenari futuri.

«Stiamo assistendo ad una congiuntura senza precedenti - esordisce - Proprio nel momento in cui si stava intravedendo la luce dopo due anni bui di pandemia, il conflitto in territorio Ucraino ha fatto ripiombare l’economia e il mondo produttivo in particolare, oltre all’intera società, in un clima di profonda incertezza.

Il lavoro in somministrazione nel nostro paese è indubbiamente la tipologia contrattuale temporanea più tutelata, perché ad una importante copertura contrattuale durante il periodo di lavoro, coniuga politiche passive e attive nelle fasi di transizione occupazionale.

Inoltre gli ultimi dati ci testimoniano che ha più probabilità un lavoratore somministrato di essere stabilizzato presso l’impresa, rispetto ad un lavoratore assunto a tempo determinato direttamente dall’azienda stessa».

Tutelati ma deboli: senza formazione sarà dura

«Allo stesso tempo, però - prosegue Pirulli - la situazione di incertezza, può produrre una riduzione delle durate contrattuali, riducendo quindi la continuità occupazionale e le relative possibilità di trasformazione dei rapporti di lavoro.

A questo va aggiunto che la il rincaro dei costi dell’energia sta producendo un nuovo aumento nel ricorso alla cassa integrazione, ulteriore fenomeno che mina la continuità occupazione dei lavoratori somministrati, in quanto vige il divieto per le aziende in costanza di ammortizzatori sociali di rinnovare o prorogare i contratti di somministrazione: questa è una norma che chiediamo a gran voce di modificare perché nei fatti produce disoccupazione involontaria.

Più in generale, ritengo però che il rischio più grande è che i lavoratori somministrati non siano inclusi nei processi di trasformazione e transizione che l’economia e i processi produttivi stanno affrontando e affronteranno più massicciamente nei prossimi mesi: o saranno i primi ad essere lasciati a casa dalle aziende, oppure, con il coinvolgimento diretto delle agenzie per il lavoro, dovranno beneficiare della adeguata formazione e preparazione per adeguare le proprie competenze per essere maggiormente spendibili nel mercato del lavoro».

Flessibilità è la parola d’ordine

«Le aziende - spiega Pirulli - si rivolgono sempre di più alla somministrazione per diverse ragioni. Da un lato l’elevata difficoltà delle aziende a reperire le professionalità più adeguate le spinge a rivolgersi a soggetti specializzati nella ricerca e selezione; quindi, il ricorso alla somministrazione è legato al ruolo di intermediari nel mercato delle lavoro delle agenzie.

Dall’altro lato,  si devono citare le caratteristiche di flessibilità intrinseche del contratto di somministrazione, indispensabili per le aziende in una fase di elevata incertezza, trasformazione e cambiamento nel mercato del lavoro e dell’economia”.

«Il maggiore ricorso alle assunzioni a tempo indeterminato dalle agenzie per il lavoro (superati ormai i 110.000 lavoratori al mese) - aggiunge Pirulli - rappresenta una buona coniugazione della necessità di flessibilità delle imprese, con la necessità di stabilità dei lavoratori, dove questa sicurezza non è data dal posto “fisso”, ma dalla garanzia che l’agenzia per il lavoro metterà in atto tutte le iniziative per ricollocare quella persona: abbiamo raggiunto risultati molto importanti in termini di ricollocazione dei lavoratori assunti a tempo indeterminato, vi sono ancora alcuni fenomeni patologici che contiamo di risolvere attraverso la contrattazione collettiva, facendo assumere ancora di più il ruolo di datore di lavoro alle agenzie per il lavoro».

L’incertezza non aiuta la stabilizzazione

Certamente, il quadro che si va delineando, con una crisi economica destinata a non terminare a breve, rischia di allargare il solco fra “occupazione” e lavoro temporaneo, soprattutto sul fronte della durata dei contratti: «E’ un rischio concreto - spiega l’esponente Felsa Cisl - anche perché il lavoro povero è strettamente collegato al lavoro temporaneo e parziale.

Pertanto, più aumenta l’incertezza nel mercato del lavoro, l’imprevedibilità, e più aumentano i rapporti di lavoro temporanei, frammentati, di breve durata, e pertanto economicamente poveri».

L’inflazione, il nemico da combattere

Intanto però inflazione alle stelle sta erodendo il potere di acquisto degli italiani. In che modo si sta riflettendo sui salari dei lavoratori somministrati?

Pirulli spiega: «Il lavoro in somministrazione in Italia gode di una importante tutela dal punto di vista salariale, in quanto i lavoratori, seppur assunti da una agenzia per il lavoro, si vedono applicare il trattamento economico previsto dal contratto collettivo nazionale e aziendale previsto dai dipendenti assunti direttamente dall’azienda. Pertanto il primo compito è quello di garantire il corretto rispetto di questo dettato normativo.

In aggiunta a questo, riteniamo che sia importante individuare delle forme di sostegno economiche aggiuntive, che dia un sostegno non solo all’aumento del costo della vita, ma anche della temporaneità contrattuale».

Politiche attive per il lavoro e Pnrr

All’orizzonte, nell’immediato, c’è un Pnrr da portare avanti e sul quale concentrarsi, senza tentazioni di riscrittura, come nel monito recentemente lanciato dal commissario Ue Gentiloni.

Pirulli sottolinea come il mondo del lavoro deve essere accompagnato nella sua trasformazione, anche grazie al Pnrr: «Non possiamo sprecare questa occasione - dice - Per il nostro settore, ma più in generale nel mercato del lavoro, è determinante guidare le transizioni occupazionali, sostenendo le persone che perdono lavoro a ritrovarlo; fare in modo che la formazione e le politiche attive siano un diritto soggettivo della persona su tutto il territorio nazionale.

Non crediamo che la somministrazione debba essere snaturata: essa rappresenta il mondo del lavoro temporaneo nelle transizioni verso una stabilizzazione; la sfida deve essere quella di dare tutele adeguate, pertinenti e moderne, anche a coloro che hanno un contratto flessibile, in modo tale che questa condizione non sia penalizzante per la vita professionale e sociale delle persone».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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