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06/03/2024

Donne e lavoro, parità ancora lontana: crescono le occupate, poche ancora ai vertici

(Gabriella Alemanno, commissaria Consob)

Dall’Inps, alla Consob a Unioncamere, l’indicazione di un gender gap ancora molto forte. Donne impiegate ancora in pochi settori e molto sotto rappresentate in altri (manifattura su tutti). Aumenta il numero delle manager, ma pochissime ricoprono ruoli apicali e appena 5 aziende quotate su 210 sono controllate da donne. Alemanno: “La leadership femminile può contribuire a promuovere equità di genere, diversità, inclusione, e benessere organizzativo nei contesti lavorativi e sociali. Ma vanno create le condizioni per conciliare vita e lavoro”

La parità nel mercato del lavoro fra uomini e donne è ancora molto lontana dall’essere realizzata. Lo dicono gli studi di diversi enti. Che si parli di donne semplicemente impiegate o che siano imprenditrici o dirigenti d’azienda, i numeri parlano chiaro e denunciano una situazione di disparità evidente.

Parlando solo di donne impiegate nel settore privato non agricolo, la percentuale  è aumentata in modo marginale e il tasso di femminilizzazione, calcolato come la percentuale di donne lavoratrici rispetto al totale degli occupati, è passato dal 40,6 percento nel 2010 al 41,7 nel 2022.

L’analisi è del Civ dell’Inps che però sottolinea come le donne continuano a trovare impiego in un range limitato di occupazioni (segregazione occupazionale di tipo orizzontale), essendo concentrate in alcuni comparti del settore dei servizi (nel 2022 il tasso di femminilizzazione è di circa il 79 percento nella sanità, 77 nell'istruzione, 53 negli alloggi/ristorazione) e sono invece sotto-rappresentate nel settore manifatturiero (30 percento circa).

I numeri delle imprese in rosa

Se ci si sposta sui dati dell’istituto Tagliacarne per Unioncamere, che registrano le imprese femminili in Italia, il tasso di femminilizzazione è appena del 22,2 percento.

Complessivamente il numero delle imprese registrate ammonta a 1.325,270 su oltre 4,6 milioni delle quali attive 1.158.923. La regione con la percentuale di imprese rosa è sorprendentemente il Molise (27,4 percento) seguita da Basilicata (26.5), Abruzzo (25,4), Umbria (24.8) e Sicilia (24,4).

Nel centro Nord, la quota imprese al femminile è sotto il 20 percento quasi dovunque. Fra le province, leader Benevento (29,5 percento), poi Avellino (29), Chieti (28,2), Frosinone (27.8) e Viterbo (27,6). Le imprese al femminile sono in massima parte micro o piccole, tantissime individuali (60 percento, contro il 47,8 maschile) e concentrate soprattutto nei servizi.

Ma sopravvivono oltre 3 anni (82 percento) e anche oltre i cinque.  Sul fronte delle start up innovative sono 1816 quelle a maggioranza femminile (su 11.586 registrate), delle quali 898 a fortissima presenza femminile e 576 esclusivamente composte da donne.

Le donne manager e dirigenti

Non  va meglio, come si diceva sul fronte dei ruoli dirigenziali. A cominciare dal fatto che sono appena 4 le donne presidenti di Camere di Commercio.

In generale, spiega il Report Donne di Manageritalia, nell'ultimo anno le donne in posizioni dirigenziali sono aumentate dell'8,1 percento; dal 2008 ad oggi sono cresciute del 92 percento.

È questo il dato significativo che emerge dal "Report Donne" elaborato da Manageritalia sugli ultimi dati ufficiali resi disponibili dall'Inps, che vedono un aumento complessivo dei manager in Italia pari a +3,8.

Le donne sono oggi il 21,4 percento del totale a fronte del 12,2 nel 2008. La rincorsa è quindi in atto, grazie anche al ricambio generazionale che vede già le dirigenti donne essere il 39 percento tra gli under 35. E tra i quadri, anticamera della dirigenza, le donne sono già il 32 in assoluto e il 40 tra gli under 35.

Le donne dirigenti sono di più nel terziario (25,4) rispetto all'industria (15,9), nelle aree più sviluppate e nelle aziende più grandi e strutturate con una valida presenza e gestione manageriale. L'incremento dei manager, e in particolar modo della componente femminile, è visibile in tutti gli ambiti economici italiani. A cominciare dal mondo del Terziario che - spiega lo studio - segna un complessivo aumento dei manager del +5.3 in cui le donne fanno registrare un +8,5.

Ottimi risultati anche per i comparti delle sanità e assistenza sociale con un +18,3 percento totale con le donne che raggiungono il +20,2. Significativo l'incremento femminile anche nel settore dei servizi d'informazione e nella comunicazione d'impresa che fanno segnare un +10,5 rispetto al totale dei nuovi manager che si ferma al +6,5.

Tra i settori più lenti a percepire il cambiamento in atto l'industria che vede solo un +7,1 di nuove manager e in incremento manageriale complessivo solo dell'1,8. In negativo il comparto dell'istruzione e dell'insegnamento che vede un calo complessivo del 34,6 e addirittura -48 per le donne, segno del cambiamento dei tempi e delle mutate ambizioni delle donne.

Altro che parità di genere

Ma a dispetto dei dati in crescita, sono ancora pochissime le donne ai vertici delle società. La Consob dice che il 43 percento di esse ha incarichi, ma in gran parte per effetto delle quote rosa previste per legge, ma solo in 5 società quotate su circa 210 la partecipazione di controllo è in mano alle donne, ovvero poco più del 2 percento

La legge Golfo-Mosca sull'equilibrio di genere negli organi sociali delle quotate ha dato buoni risultati. Nel 2011, quando è entrata in vigore la disciplina, la presenza delle donne era al 7 percento.

Oggi è al 43 percento dei Consigli di amministrazione e al 41 degli organi di controllo delle quotate", ha spiegato la commissaria Consob, Gabriella Alemanno, in occasione del convegno "Soffitti di cristallo e muri di gomma" sulla leadership femminile e la missione Esg.

L'intervento legislativo, ha proseguito la commissaria, "è servito a infrangere i soffitti di cristallo a livello di vertice, ma restano ancora i 'muri di gomma' ai piani inferiori sotto forma di tante barriere invisibili che limitano la valorizzazione delle donne".

La Consob è impegnata a sostenere e supportare la leadership femminile e, come ha ricordato Alemanno, "circa il 40% (21 donne su 52 posizioni) delle posizioni organizzative complessive sono rivestite da donne, e in 4 particolare, il 58 percento (11 donne su 19 incarichi) degli incarichi apicali sono ricoperti dal genere femminile".

"La maggior parte delle donne presenti nei cda sono amministratori indipendenti, ce ne sono poche nei ruoli apicali, poche in qualità di amministratori esecutivi, la situazione migliora con le presidenze", ha osservato ancora Alemanno sottolineando, tuttavia, che l'ingresso delle donne nei cda incide positivamente purché le consigliere siano almeno due. "Le donne amministratori indipendenti diventano significative solo quando si crea massa critica, cioè ce ne deve essere più di una", ha detto la commissaria Consob.

La leadership al femminile, ha proseguito Alemanno, "può contribuire a promuovere equità di genere, diversità, inclusione, e benessere organizzativo nei contesti lavorativi e sociali".

"Il maggior coinvolgimento delle donne ha portato benefici", secondo Alemanno, "sia in termini di prestazioni aziendali sia in termini di attenzione per i temi della sostenibilità ambientale e sociale, che hanno una rilevanza crescente nelle scelte degli investitori.

L'esperienza potrebbe, quindi, essere estesa anche al mondo delle non quotate. Ed è per questo che potrebbe tornare nuovamente utile il ricorso a norme di legge".

Gli interventi necessari

La commissaria Consob pone l'accento sulla "necessità di rafforzare e rendere strutturali misure di politica sociale idonee a far conciliare i carichi familiari con la vita lavorativa delle donne.

Penso, ad esempio - ha detto - ai congedi, al bonus asili nido, all'assegno unico universale e alla recente misura, introdotta dal Governo, il cosiddetto Bonus Mamma, che consiste in un esonero dai versamenti dei contributi per le lavoratrici madri, bonus erogato direttamente in busta paga".

Iniziative, ha spiegatoAlemanno, "che non devono essere spot perché le donne vanno sostenute con una serie di sinergie che gli permettano di conciliare il lavoro e gli incarichi manageriali con la famiglia”.

Un refrain questo, che è sempre in voga perché sin qui nessuno ha fatto veramente niente. Andrea Cuccello, segretario confederale della Cisl, intervistato da CUOREECONOMICO tempo fa aveva sollecitato sulla necessità di intervenire: La questione demografica e lo spopolamento vanno a braccetto – sottolinea – Allora dico: è giusto incentivare le nascite, ma vanno poi create le condizioni perchè le famiglie possano fare i figli e mantenerli, compresi quelli che già ci sono e anche perchè le coppie decidano di stare insieme. La denatalità non si sconfigge con l'assegno unico".

Ma anche da chi si occupa di questo aspetto dentro Unioncamere arrivano le stesse sollecitazioni: “Abbiamo messo in campo diversi progetti per accompagnare le donne nella creazione di impresa – spiega Tiziana Pompei, vicesegretario nazionale – ma occorre che al fianco di queste iniziative vengano attuate politiche di supporto alle donne, per conciliare i tempi della vita con quelli del lavoro”.

Redazione Cuoreeconomico
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